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Opinioni e commenti
 

Quanto vale la tua morte?
Pubblicato il 06-05-2013


Eutanasia“La scelta di Piera” potrebbe essere anche la nostra. Quella di chiunque, in un giorno nero come la pece. E come la pece ti rimane appiccicata addosso, provi a mandarla via con le unghie, con quella rabbia abrasiva che a furia di “grattare” la pelle ti lascia nudo col tuo dolore. Ma poi la scelta rimane, ti ronza in testa e cominci a pensare che possa essere una delle soluzioni possibili. Si chiama eutanasia, ed in Italia come è noto è vietata in ogni sua forma. “La scelta di Piera” è quella di una donna di 76 anni alla quale era stato diagnosticato un tumore al fegato in fase terminale. Lei decide di lasciare la sua Venezia per un “ultimo viaggio”. Destinazione Svizzera, lì dove – in una struttura sanitaria specializzata vicino Lugano – Piera è stata accudita dal personale e accompagnata verso “la dolce morte”.

TRE MINUTI DI (FINE) VITA – Il tutto filmato e montato in un video che, con rispetto per chi la pensa diversamente e compassione (nel senso letterale del termine) per chi si sente come Piera, mette a nudo un caso come tanti, come troppi. Come lei trenta italiani ogni anno sono costretti ad andare all’estero per morire. Il filmato intende, in tre minuti di (fine) vita, smuovere le coscienze da quel torpore che troppo spesso sa di ignavia e prendere coscienza del problema. Proprio per questo oggi i sostenitori dell’iniziativa saranno in piazza a Milano e Roma per una raccolta di firme per arrivare alla presentazione di una legge di iniziativa popolare in Parlamento. Il fine è quello di legalizzare l’eutanasia in Italia. Ideata dall’Associazione Luca Coscioni, la campagna “Eutanasia legale” è promossa dai Radicali Italiani, dal Partito Socialista Italiano e da molte associazioni della società civile. Nel video Piera racconta con agghiacciante lucidità il suo calvario, i suoi dubbi e infine la scelta. “Ora il mio fegato è impazzito, finché non diventerò nera, color acciaio, poi ci saranno i dolori”. Poi l’attesa per l’appuntamento nella clinica Svizzera, la visita medica e gli ultimi dettagli. “Da quel momento l’equipe di medici è a disposizione – spiega Piera – . Danno da bere una bibita e poi ci si addormenta e basta”.

L’ANESTESISTA DI WELBY, RICCIO: LA CLASSE POLITICA NON E’ PRONTA – Mario Riccio, l’anestesista dell’ospedale di Cremona che nel 2006 staccò il respiratore a Piergiorgio Welby, già candidato capolista regionale a Milano per il Psi, iscritto all’Associazione Coscioni e tra i 12 firmatari in Cassazione della legge di iniziativa popolare a favore dell’eutanasia all’Avanti! si dice convinto che “la popolazione italiana è pronta, ma la classe politica no perché usa la questione come pietra di scambio. I politici diventano ostaggio di posizioni rigide dell’area cattolica del Pd, area che seppur minoritaria ha fagocitato il resto del partito costringendo in qualche modo Bersani al silenzio”. Ma Riccio continuerà a fare informazione sul tema: venerdì 17 con i Radicali e la signora Welby. A Mantova sabato 11 con il segretario del Psi Nencini parlerà dei diritti del paziente.

DATI ALLARMANTI – Un sonno per smettere di soffrire, per morire con coscienza. Una scelta che Piera ha potuto realizzare solo in Svizzera. Meta più facile da raggiungere rispetto ai tanti altri paesi dove è possibile come il Belgio, Canada (Manitoba e Ontario), Cina, Colombia, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Paesi bassi, Stati Uniti e Svezia. In Italia è un reato. In Italia, secondo l’Associazione Luca Coscioni, 1000 malati terminali si suicidano per la negata eutanasia e altri 1000 tentano il suicido. Mentre quelli che ce la fanno sono una trentina in tutto. Vanno in Svizzera per non fare più ritorno. Connazionali “che muoiono in esilio”, così li definisce Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, Associazione per il diritto a una morte dignitosa. Nell’ultimo anno sono stati 2-3 al mese, ma si tratta “di un numero in aumento, soprattutto a seguito delle discussioni che sono maturate in Italia sulla legge che riguarda il testamento biologico”. E Carlo Troilo, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, aggiunge: “Sono 80-90 mila i malati terminali che muoiono ogni anno, soprattutto di cancro: il 62 per cento muore grazie all’aiuto dei medici con un’eutanasia clandestina. I dati, forniti dall’Istituto Mario Negri, sono stati confermati da Ignazio Marino”. Per Cappato, anche i cattolici sono d’accordo alla dolce morte. “Nel Nordest, il 70% degli elettori della Lega e il 71% dei cattolici sarebbe a favore dell’eutanasia. Questi dati – riflette – ci fanno capire che c’è un problema dei dirigenti politici e della loro rappresentatività rispetto ai propri elettori. Le Istituzioni sono scollegate dal resto del Paese – termina – basterebbe lasciare i singoli parlamentari liberi di scegliere”.

QUANDO UN DIRITTO (NON RICOSCIUTO) NON E’ PER TUTTE LE TASCHE – Superati i problemi di coscienza, fatta una scelta personale che inevitabilmente investe quella dei parenti, armati di coraggio e decisi a intraprendere l’ultimo viaggio all’estero troppo spesso a stoppare sul nascere la “scelta” sono i costi proibitivi oppure le barriere linguistiche o peggio quelle culturali. Secondo Marco Cappato dell’Associazione Coscioni: “il costo complessivo – dichiara all’Avanti! – può variare dai 5.000 ai 10.000 euro, a seconda della struttura scelta, del Paese da raggiungere, dell’eventuale costo del trasporto di una persona costretta a letto. Sono tante, inoltre, le persone anziane che desistono perché non parlano altre lingue o perché spaventate da un viaggio all’estero”. Un viaggio che magari farebbero per la prima e ultima volta.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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