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Opinioni e commenti
 

Rivoluzione Kyenge, subito un ddl sullo ‘ius soli’ e via il reato di clandestinità
Pubblicato il 06-05-2013


Kyenge-Ius Soli

Un primo passo nella giusta direzione il governo Letta lo sta facendo, almeno a sentire le parole del neo ministro dell’Integrazione. Cecile Kyenge ha dichiarato di voler preparare nelle prossime settimane un ddl sullo ‘ius soli’ rilanciando in Italia un dibattito tenuto vivo dalle forze socialiste del Psi di Nencini. Come prevedibile sono seguite anche polemiche, mal di pancia e dissenzi di ogni sorta sul diritto di cittadinanza agli immigrati e soprattutto ai figli di immigrati che nascono nel nostro Paese. Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, non vedrebbe male la stella del calcio Mario Balotelli, che subito si dice disponibile. Il primo ministro nero della storia italiana ribadisce poi che il reato di immigrazione clandestina va abolito. E subito le sue parole provocano la levata di scudi del Pdl, che attraverso Renato Schifani chiede al premier Letta di invitare i suoi ministri a una “maggiore cautela” e invita i membri del governo a “evitare proclami solitari”.

KYENGE, E’ LA SOCIETA’ CHE LO CHIEDE –  Ospite della trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora”, Cecile Kyenge con la sua solita pacatezza tiene il punto sulle sue intenzioni, nonostante l’avvertimento della conduttrice circa gli ostacoli che trovera’ inevitabilmente sulla sua strada, a causa della presenza nel maggioranza di Governo di forze politiche che sul tema non la pensano nello stesso modo. “E’ difficile dire se riusciro’ – ammette il ministro – per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili. E’ la societa’ che lo chiede, il Paese sta cambiando”. “Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari” aggiunge, precisando di non pensare a un eventuale fallimento. E quando Annunziata le propone Balotelli come testimonial del diritto a essere cittadino italiano per chi nasce in Italia da genitori stranieri, risponde che e’ “una buona idea”. “Non lo conosco personalmente – precisa – so che lui sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che e’ il nostro Paese”. L’attaccante rossonero risponde subito con entusiasmo, dicendosi “disponibile a ogni iniziativa o proposta che provenga dalle istituzioni tesa alla lotta al razzismo e alle discriminazioni”.

LIMITARE I CIE E ABROGARE REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA – In vista poi degli sbarchi sulle coste italiane che con il bel tempo prevedibilmente riprenderanno, Kyenge afferma che “occorre rivedere la struttura dei Centri di identificazione ed espulsione e lo stato di emergenza”. Bisogna, spiega, “guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato” anche riguardo alla permanenza di 18 mesi “che devono essere una extrema ratio”. “La direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali” sostiene. Quanto al reato di immigrazione clandestina, introdotto dal governo Berlusconi, “dovrebbe essere abrogato” anche se la competenza per queste cose, precisa, e’ del ministro Alfano, con il quale comunque “sicuramente lavoreremo insieme”.

IL NO SECCO DEL PDL – Le sortite del neoministro non piacciono al capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, che rivolge un appello al premier Letta “affinche’ inviti i suoi ministri a una maggiore sobrieta’, prudenza e cautela” e sottolinea come questi annunci “non rientrano nel programma” del governo. Anche la senatrice pidiellina Anna Maria Bernini trova “fuori luogo” le opinioni della Kyenge, che viene invece difesa dal suo partito, il Pd: “il ministro non fa proclami solitari. Quanto esprime e’ da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica” dice il deputato Edoardo Patriarca.

NEL RESTO D’EUROPA ‘IUS SANGUINIS’, MA MENO RIGIDO CHE IN ITALIA -Ma come funziona nel resto del mondo? La maggior parte dei Paesi europei, ad eccezione della Francia, regola il diritto di cittadinanza con lo ‘ius sanguinis’, come in Italia quindi, ma con norme meno rigide. Negli Stati Uniti vige, invece, lo ‘ius soli’. In Germania vige il ‘diritto di sangue’ ma le procedure per ottenere la cittadinanza sono piu’ semplici e rapide che in Italia: dal 2000 basta che uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno permanente da almeno tre anni e viva nel Paese da almeno otto anni per concedere al minore straniero la cittadinanza. In Francia esiste lo ‘ius soli’ dal lontano 1515, con la variante doppio ‘ius soli’: e’ piu’ facile ottenere la cittadinanza per uno straniero nato nel Paese da genitori stranieri a loro volta nati nel Paese. In Inghilterra acquista la cittadinanza chi nasce in territorio britannico anche da un solo genitore cittadino britannico o che e’ legalmente residente nel Paese a certe condizioni (si deve possedere l’Indefinite leave to remain’ (Ilr), oppure ‘Right of Abode’). In Irlanda esiste lo ‘ius sanguinis’ ma se uno dei due genitori risiede regolarmente nel Paese da almeno tre anni prima la nascita del figlio allora il minore ottiene la cittadinanza.

SPAGNA E OLTRE – Vige una versione morbida dello ‘ius sanguinis’: diventa cittadino spagnolo chi nasce da padre o madre spagnola oppure chi nasce nel Paese da genitori stranieri di cui almeno uno deve essere nato in Spagna. Anche in Portogallo la cittadinanza e’ regolata dallo ‘ius sanguinis’. In Belgio la cittadinanza si ottiene automaticamente se si e’ nati sul territorio nazionale, ma quando si compiono 18 anni o 12 se i genitori sono residenti da almeno dieci anni. In Olanda la nascita sul territorio non garantisce la cittadinanza. Chi invece e’ nato dopo il 1985 da un padre o madre olandesi e sposati, o da madre olandese non sposata, acquista automaticamente la nazionalita’ olandese, anche se nasce fuori dal territorio. In Svizzera – Anche nella confederazione lo ‘ius soli’ non conferisce il diritto di cittadinanza che si ottiene se si e’ figli di padre o madre svizzeri, se sposati, o di madre svizzera se non sono sposati. Negli Stati Uniti, come in Canada, vige lo ‘ius soli’: chi nasce negli Usa e’ cittadino americano, tranne i figli di diplomatici stranieri. E lo e’ anche chi non nasce in territorio nazionale ma da genitori americani e almeno uno e’ stato residente negli Stati Uniti. E’ sufficiente anche un solo genitore americano se e’ vissuto almeno cinque anni nel paese prima della nascita di cui almeno due dopo il quattordicesimo anno d’eta’.

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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