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Opinioni e commenti
 

Se la prima proposta politica di Grillo è uscire dall’euro, allora guardiamoci le spalle dalle prossime
Pubblicato il 23-05-2013


Grillo-contro-Euro

Dodici mesi per informare gli italiani e poi il Movimento 5 stelle è pronto a chiedere un referendum sull’Europa e la moneta unica. E’ l’annuncio sciocco e per nulla choc (anche perché è sempre stato tra i suoi must in campagna elettorale) fatto da Grillo ieri. Insomma il leader maximo dei cinque stelle concede agli italiani un anno di tempo per cambiare idea (troppa grazia), per pensare come la pensa lui. C’è da dire che un referendum non è un colpo di Stato, rappresenta uno dei maggiori strumenti della democrazia partecipativa. Va detto che la responsabilità delle speculazioni sui prezzi seguite alla conversione della lira in euro andrebbe attribuita allo Stato che non ha effettuato i dovuti controlli, ma va detto anche che chi urla come un mantra che la moneta unica e lo stare dell’Italia in Europa sono la ragione della crisi economica internazionale non solo dice una balla, ma soprattutto compie un gesto da irresponsabili.

DALLA STRUMENTALIZZAZIONE DI PIAZZA ALL’INCOERENZA BELLA E BUONA – Perché chi – per interessi elettorali – aizza i terremotati di Mirandola, una piazza fatta di persone ancora sotto choc, indignate, impoverite nelle tasche e nella fiducia verso la classe politica che non ha mosso un dito, meriterebbe lo stesso bavaglio che Grillo vorrebbe per i cronisti “inaffidabili o in malafede”. C’è poi chi fa notare una pesante incoerenza delle posizioni dei penta stellati sul tema. “Qualcuno – dice Gianluca Pini, vicepresidente della Lega Nord alla Camera – dovrebbe verificare le effettive condizioni psichiatriche di Grillo. Oggi chiede il referendum sull’euro ma solo due giorni fa, in Aula alla Camera, sulle risoluzioni in merito al Consiglio europeo di ieri, ha imposto ai suoi soldatini di piombo di votare contro questa stessa richiesta”. Se il referendum per uscire dall’Europa e dall’euro è la prima vera proposta politica avanzata dal M5S da quando ha eletto un discreto numero di parlamentari tra Camera e Senato, c’è da interrogarsi sulla bontà delle prossime a venire.

ALTRO CHE DECRESCITA FELICE, SAREBBE UN BALZO INDIETRO DI 30 ANNI – Polemiche e strumentalizzazioni a parte, uscire dall’Europa sarebbe il fallimento del sogno di Altiero Spinelli; il ritorno alla lira comporterebbe una svalutazione della nostra moneta a carta straccia e «vorrebbe dire una decrescita del Pil del 25-30 per cento, cioè – afferma il presidente di Confindustria Squinzi – tornare a livelli di vita di 25 o 30 anni fa». Cosa andrebbe fatto? Innanzitutto occorrerebbe fare pressioni sull’Europa (proprio perché si è titolati a farlo standoci dentro) per orientare le scelte dell’Italia verso l’Europa e l’Europa verso la crescita, il potenziamento massimo di investimenti in ricerca, innovazione, industria ma anche green e beni culturali. Parallelamente andrebbero contrastate, con forza e metodo senza precedenti, le reali criticità che fanno scappare gli investitori stranieri dal nostro Paese, come un puttino dinanzi a Belzebù.

LA SOLUZIONE ALLA CRISI? E’ IN EUROPA – E quindi lotta senza quartiere alle mafie che troppo spesso mettono il cappello sui business più disparati e contrasto indefesso dell’evasione fiscale. Poi se avanzassero tempo, soldi e buona volontà si potrebbe pensare anche di ridurre il costo del lavoro introducendo sgravi per gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato e incentivi economici crescenti a seconda delle ore di lavoro regolarmente retribuite: quello che negli State chiamano “reddito d’imposta per chi lavora”. Addio al reddito minimo garantito proposto da Letta (che potrebbe incentivare il lavoro nero). Addio al reddito minimo di cittadinanza avanzato da Grillo (che sarebbe iniquo perché destinato a chiunque e non sostenibile economicamente). La soluzione è in Europa e se ci si allontana l’Italia perderebbe anche la sua ultima scialuppa di salvataggio.

Lucio Filipponio 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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