mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Seminario “MondOperaio”: dagli istituti di garanzia ai problemi del processo di revisione costituzionale
Pubblicato il 22-05-2013


Assemblea Costituente«Un dibattito di alto livello, nonostante la rivista sia piccola e il partito di dimensioni contenute». Con queste parole, Luigi Covatta ha voluto ringraziare i relatori e coloro che sono intervenuti al seminario di ieri. Dopo aver ricordato che sono pochi i dibattiti su temi di questa natura, il direttore di “Mondo Operaio” ha sottolineato la necessità di coinvolgere l’elettorato nel processo di revisione costituzionale. Tra gli interventi vi è stato quello di Pio Marconi, docente di Sociologia del diritto all’Università “La Sapienza” di Roma, del costituzionalista Enzo Cheli e dell’esponente socialista Vincenzo Iavovissi.

MARCONI: CORTE COSTITUZIONALE, MANCANO VALUTAZIONI DI MERITO – Pio Marconi ha affrontato il tema degli istituti di garanzia, rilevando la mancanza di valutazioni meritocratiche all’interno della Corte costituzionale, determinando un impoverimento che incide sulla legittimazione e sul ruolo della Corte costituzionale stessa. Il docente ha poi evidenziato l’assenza di un effettivo sistema di controllo sulla disciplina dei magistrati, ricordando che nel 2006 c’è stata l’introduzione della legge che prevede gli illeciti disciplinari, ossia la lesione al prestigio della magistratura, ma non è soddisfacente come norma. Secondo Marconi il terzo problema riguarda l’urgenza di cambiare il funzionamento disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (Csm), per esempio ipotizzando, come ha prospettato l’onorevole Violante, la formazione di un collegio giudicante separato dal Csm. Per garantire una effettiva imparzialità della decisione un modo potrebbe essere quello di mescolare il meccanismo dell’elezione con quello del sorteggio.

CHELI: RIVEDERE IL MECCANISMO DELLA COMMISSIONE Il costituzionalista Enzo Cheli ha invece parlato dei problemi del processo di revisione costituzionale, soffermandosi sulla recente intenzione del governo di creare un organismo ad hoc, la cosiddetta Convenzione/Commissione redigente mista, composta da parlamentari e non, diventata poi una commissione tecnica, formata da 20 componenti, con lo scopo di redigere proposte e presentarle al governo, entro circa 100 giorni. Sulla base delle recenti indiscrezioni, l’iter sembra prevedere la discussione in sede redigente della proposta e l’approvazione, articolo per articolo da parte del Parlamento, in seduta comune. Secondo Cheli il fatto che la composizione della commissione preveda parlamentari e tecnici non rappresenta un aspetto positivo. E’ inoltre «opinabile che il percorso sia concentrato su iniziativa del governo, quando dovrebbe essere di carattere parlamentare». La terza osservazione mossa da Cheli riguarda la presenza di un organo tecnico, che rappresenterebbe una novità assoluta, e che rientra all’interno di un’ipotesi praticabile. I punti interrogativi sollevati da Cheli concernono la modalità dell’approvazione del Parlamento, se con seduta comune o separatamente, la determinazione di quale maggioranza deve essere necessaria per l’approvazione, ma soprattutto in che modo far intervenire il corpo elettorale in questo processo, «processo che incide sui fondamenti della nostra Costituzione» ha concluso Cheli .

IACOVISSI: RICONNETTERE CITTADINI E POLITICA – A chiudere il seminario è stato l’esponente socialista Vincenzo Iacovissi che ha affrontato il tema della convenzione che, a suo dire, è diventata una sorta di feticcio del passato, poiché ora si parla di comitati di esperti. Iacovissi si è poi soffermato sulla necessità di modificare la legge elettorale, «che deve avere l’obiettivo di far riconnettere i cittadini con la politica. Un modo potrebbe essere quello di reintrodurre il collegio uninominale, espressione del principio di rappresentatività». Per quanto concerne il tema della revisione costituzionale, l’esponente socialista ha poi ribadito quanto espresso da Cheli, ossia la necessità di prevedere una consultazione popolare, ossia un referendum. Iacovissi ha concluso il suo intervento richiamando il tema dell’elezione del capo dello Stato, sostenendo che in caso di elezione diretta questa presupporrebbe delle conseguenze sugli organi costituzionali, facendo riferimento a un modello simile a quello vigente in Francia.

Silvia Sequi

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