lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Seminario “MondOperaio”: una visione complessiva per una riforma istituzionale
Pubblicato il 22-05-2013


Firma CostituzioneSono tanti i punti affrontati, nel corso della mattinata di ieri, durante il convegno organizzato dalla rivista “Mondoperaio”, diretta da Luigi Covatta, e intitolato “Per una Legislatura costituente”. Rapporto tra Stato e Regioni, tra Istituzioni e partiti, presidenzialismo e semipresidenzialismo, modello tedesco o francese, ruolo del Primo ministro: questi sono solo alcuni dei nodi affrontati dagli autorevoli relatori intervenuti al convegno che hanno cercato di districarsi nella matassa degli interventi e delle modifiche legislative che, nel corso degli anni, sono andate sommandosi, come ha ricordato Covatta, mai in maniera organica a cercare di modificare l’impalcatura statuale della Repubblica Italiana.

IL RAPPORTO STATO-REGIONI – L’interessante analisi del professor Pinelli si è soffermata sugli aspetti e sulle implicazioni introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione riguardante l’organizzazione dei poteri regionali. Secondo l’analisi del professore, proprio la riforma del titolo V, unito ad altre modifiche intervenute nel corso della storia repubblicana, ha finito con il determinare una sorta di concorrenza tra Stato e regioni che non giova all’organizzazione della macchina istituzionale. Tra le conseguenze più nefaste messa in evidenza da Pinelli, vi è quella dell’assenza di un raccordo tra la legislazione e l’amministrazione che ha portato, ad esempio, all’esplosione di fenomeni di malcostume culminati nel “caso Fiorito”.

L’ADEGUAMENTO DEI PARTITI Il costituzionalista Stefano Ceccanti ha posto l’accento sul problema del rapporto tra Istituzioni e partiti indicando il semipresidenzialismo come un elemento in grado di ricompattare lo sfilacciato panorama dei partiti, mai adattatosi ai cambiamenti seguiti all’abbandono della logica proporzionale. E l’accento sul nodo dei partiti è stato posto anche dal già senatore Carlo Vizzini, profondo conoscitore dei meccanismi istituzionali come ex presidente della Commissione Affari Costituzionali. Vizzini ha ribadito che il principale problema alla base dell’impasse politica determinatasi a seguito delle ultime consultazioni elettorali riguardi proprio i partiti con la necessità di riformare l’articolo 49 della Costituzione per uscire dalla logica dei partiti personalistici. Parlando in merito alla questione della forma da dare al Senato, Vizzini si è detto favorevole ad un’ipotesi di riforma che modifichi il ruolo di palazzo Madama trasformandolo nell’espressione dei territori. Per far questo, ha sottolineato l’ex senatore, il sistema elettorale del Senato dovrà avere forma proporzionale al fine di garantire la rappresentatività. Proposte interessanti di fronte alla quali lo stesso Vizzini non ha nascosto un pizzico di scetticismo affermando che difficilmente il Senato metterà in atto delle riforme che rappresenterebbero un suicidio politico per molti senatori. Centralità della riforma del sistema elettorale come priorità anche per l’ex presidente della commissione parlamentare di vigilanza della Rai, Claudio Petruccioli, intervento a richiamare l’assoluta urgenza di per portare avanti la riforma della legge elettorale, ma anche della forma di governo e di stato, affermando che il Paese si trova sull’orlo dell’abisso.

NECESSITA’ DI UNA VISIONE – Il Professor Pasquino, nel sottolineare l’importanza di prendere le distanze dall’attualità, ribadisce la necessità di creare una consequenzialità tra la forma di governo e il sistema elettorale che non possono essere scissi. Un tema collegato alla proposta di istituire dei collegi uninominali per permettere ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentati assumendo così le proprie responsabilità rispetto all’elezione diretta dei propri candidati. Infine, il tema dell’introduzione del semipresidenzialismo, un terreno sul quale sfidare anche le reali intenzioni del centrodestra, dichiaratosi a più riprese a favore della sua introduzione, chiamandolo a prendere una posizione definitiva. Visione al di là dell’attualità, dunque, ribadita anche dal presidente Violante che è intervento al convegno ribadendo la correlazione tra la legge elettorale e la forma di governo e descrivendo, anche lui, la crisi dell’attuale quadro politico come il risultato, soprattutto, della crisi dei partiti piuttosto che della forma parlamentare. Per Violante una riforma reale ha bisogno di un ripensamento complessivo su una serie importante di temi come il finanziamento delle campagne elettorali e  l’utilizzo dei mezzi di comunicazione senza tralasciare un ripensamento della figura e dei compiti del primo ministro. Proprio rispetto alla natura del ruolo del capo dell’esecutivo, Violante ha evidenziato come si stia andando verso un presidenzialismo de facto: una realtà che non si è stati in grado di regolamentare anche a causa delle interferenze delle tensioni politiche della quotidianità che si scaricano nel punto dove si riesce a creare un consenso vasto e cioè del prevalere della quotidianità politica sulla necessità di mettere in piedi un disegno complessivo.

 

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