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Opinioni e commenti
 

Stop alle discriminazioni nella formazione scolastica per razza, sesso, nazionalità e fede: la battaglia di Laura Coccia (Pd) parte dai più piccoli
Pubblicato il 20-05-2013


Scuola multietnicaÈ una vera e propria sfida culturale, quella lanciata dalla neo deputata del Partito democratico, Laura Coccia, con la sua proposta di legge per il “Sostegno di politiche di integrazione nella scuola dell’obbligo”. La giovanissima parlamentare, la cui storia personale è un esempio per quanti combattono il pregiudizio, si è prefissata l’obiettivo di “polverizzare le discriminazioni” partendo dalla base di ogni uomo o donna, il diritto ad essere se stessi sin dall’infanzia, e nel luogo in cui si costruiscono le fondamenta di una vita, la scuola. Il testo depositato a Montecitorio è stato presentato venerdì, “Giornata mondiale contro l’omofobia” in una cornice inconsueta come l’androne della scuola primaria “Carlo Pisacane” di Roma, fiore all’occhiello del quartiere Tor Pignattara, salito alla ribalta nazionale per essere l’istituto scolastico dove i bambini italiani sono una piccola minoranza in un mix meraviglioso di etnie e culture. Al suo fianco per la conferenza stampa, l’autrice della proposta di legge ha voluto il presidente del Forum Politiche sociali e Immigrazione del Pd, Livia Turco, l’ex deputata Paola Concia, da sempre in prima linea per i diritti civili e la presenza delle donne nelle istituzioni, il consigliere democratico alla Provincia di Milano, Diana De Marchi, e il dirigente dell’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali, Alessandra Barberi.

STOP ALLE DISCRIMINAZIONI VERSO I BAMBINI A SCUOLA  PER SESSO, RAZZA, NAZIONALITA’ E RELIGIONE – Il provvedimento è composto da cinque articoli di grande impatto sociale, il cui fulcro è rappresentato dai primi commi dell’articolo 1: “tutti i bambini e gli adolescenti hanno diritto di ricevere un’istruzione”, “senza discriminazione di sesso, razza, convinzioni filosofiche o religiose, nazionalità o condizione sociale o economica”. La proposta di legge, inoltre, richiama le istituzioni alle proprie responsabilità: “il sistema scolastico deve rispondere alle relative disposizioni della Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo e sulle libertà fondamentali, ai dettami del Diritto comunitario concernenti soprattutto l’istruzione dei figli dei lavoratori migranti, come pure alla Costituzione e alle esigenze culturali e sociali dello Stato”. Il testo elaborato da Laura Coccia offre anche una precisa definizione delle discriminazioni che intende colpire. “Il principio parità di trattamento nella scuola comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio dei bambini e adolescenti disabili, omosessuali, stranieri o appartenenti a minoranze religiose”. Entrando anche nello specifico: “sono altresì considerati come discriminazioni quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi allo stato sociale, culturale, religioso, fisico, razziale, etnico che violano la dignità di un alunno, ovvero creano un clima di intimidazione nei suoi confronti oppure quelli che favoriscono l’esclusione dalla vita sociale della classe, quali barriere architettoniche e linguistico culturali”.

La proposta di legge obbliga “nelle scuole di ogni ordine e grado” il personale scolastico a vigilare “affinché non si manifesti alcun atto di intolleranza, dileggio, disprezzo, discriminazione o colpevolizzazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Inoltre, chi è discriminato “può agire in giudizio per il risarcimento dei danni patrimoniali e morali”. Se questo testo diventasse legge, si aprirebbe uno scenario del tutto nuovo per l’Italia, che potrebbe finalmente fare un salto di qualità in materia di diritti civili e sociali.

Dario Borriello

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