lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Stretta europea sulle agenzie di rating
Pubblicato il 20-05-2013


Agenzie Rating-UEDopo un lungo iter che ha visto nei mesi scorsi l’approvazione a larga maggioranza da parte del Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo ha recentemente adottato una nuova direttiva ed un nuovo regolamento che normerà l’attività delle agenzie di rating. La nuova normativa europea vuole evitare che banche ed altre istituzioni finanziarie, quali fondi pensioni e fondi di investimento, assumano le proprie decisioni basandosi in modo meccanicistico sul giudizio delle agenzie di rating. Ma anche a ridurre il rischio di conflitti di interesse ed incrementare la trasparenza e la concorrenza nel settore.

RISCHIO NON PIU’ BASATO SOLO SU RATINGLe agenzie di rating, infatti, non possono essere considerate alla stregua di meri analisti finanziari, visto che i loro giudizi contano molto, forse troppo. E’ infatti in base al giudizio espresso dalle agenzie di rating che nelle banche è stimato il peso delle attività rischiose in portafoglio e quindi i conseguenti accantonamenti di capitale per far fronte alle eventuali perdite. Nelle banche, almeno nelle maggiori, si vanno diffondendo modelli di rating interni, che ne riducono la dipendenza dalle agenzie esterne. La nuova normativa impone anche a fondi di investimento e fondi pensione di non basarsi esclusivamente sul giudizio delle agenzie di rating per assumere, quasi in modo automatico, le proprie decisioni di investimento. Si tratta davvero di un primo passo verso l’affrancamento da queste agenzie, in quanto l’obiettivo che l’Europa si è posta è arrivare entro il 2020 ad eliminare nei propri impianti normativi i riferimenti ai rating esterni emessi dalle agenzie.

ROTAZIONE DELLE AGENZIE IN CASO DI PRODOTTI STRUTTURATI – Un’altra delle novità introdotte dalla nuova normativa è la rotazione quadriennale. Gli emittenti prodotti finanziari strutturati, quali i titoli obbligazionari il cui valore è basato su altri strumenti finanziari sottostanti, solitamente si rivolgono ad una agenzia per fare assegnare il rating al titolo obbligazionario prima di distribuirlo sul mercato. Poiché è lo stesso emittente a contattare e pagare l’agenzia di rating, si possono generare situazioni in cui l’agenzia di rating, pur di assicurarsi un lucroso business nel lungo termine, tende ad essere troppo benevola ed assegna al titolo obbligazionario un giudizio migliore di quello che dovrebbe essere. Questo meccanismo, tra l’altro portato alla luce con uno studio scientifico condotto dalla Banca Centrale Europea pochi mesi fa, produce poi ripercussioni negative per gli ignari piccoli investitori. Ecco perché la nuova normativa impone all’emittente di titoli strutturati una rotazione, al massimo  quadriennale, dell’agenzia di rating. Inoltre all’agenzia uscente non sarà consentito ritornare ad attribuire rating ai titoli emessi da quell’emittente se non sarà prima trascorso un periodo congruo, almeno pari a quello del rapporto contrattuale che aveva avuto con quell’emittente.

AUMENTO DELLA CONCORRENZAPer favorire l’aumento della concorrenza in un settore che finora è stato appannaggio delle tre grandi agenzie Standard&Poor, Moody e Fitch è però previsto che la rotazione quadriennale non si applichi in caso l’emittente affidi l’incarico di attribuire rating a piccole agenzie o quando abbia richiesto di farlo almeno a quattro agenzie di rating contemporaneamente. La nuova normativa europea inoltre prevede che, in futuro, il suddetto meccanismo di rotazione delle agenzie di rating, al momento limitato ai titoli finanziari strutturati, possa essere esteso al rating di altri strumenti finanziari. In ogni caso, fin da subito, visto il ruolo giocato dai prodotti strutturati nel propagarsi della crisi economica, gli emittenti tali prodotti finanziari saranno tenuti a rivolgersi contemporaneamente ad almeno due agenzie per far assegnare un rating al titolo che poi vorranno diffondere sul mercato.

ATTENUAZIONE DEI CONFLITTI DI INTERESSE – Al fine di mitigare il rischio di conflitti di interesse, la nuova normativa prevede che se un azionista detiene più del 5% del capitale di una agenzia di rating o più del 5% dei diritti di voto della società oggetto di rating allora lo deve comunicare al mercato, in modo che il pubblico degli investitori possa essere al corrente della minore indipendenza di giudizio da parte dell’agenzia. Inoltre, sempre con l’obiettivo di assicurare una maggiore diversità ed indipendenza delle agenzie di rating, è fatto divieto ad un azionista di detenere più del 5% del capitale in più agenzie di rating. In questo modo si evita che nel tempo le varie agenzie ricadano sotto la sfera d’influenza di un unico soggetto economico, di un unico proprietario in grado di pilotare il mercato.

PIU’ DIRITTI AD INVESTITORI DANNEGGIATI – Finora gli investitori danneggiati da un giudizio assegnato da una agenzia di rating ad un determinato titolo obbligazionario avevano pochi strumenti in mano per far causa all’agenzia, visto che questa non è parte di un rapporto contrattuale con l’investitore stesso. Ora, la nuova  normativa prevede che se il giudizio assegnato dall’agenzia di rating non sia corretto e questo sia dovuto ad un’inosservanza dolosa o colposa della nuova normativa europea, l’investitore, che aveva confidato in quel giudizio per assumere le proprie decisioni di investimento, potrà chiamare l’agenzia in giudizio, non per inosservanza di un obbligo contrattuale, bensì per inosservanza della normativa europea.

PIU’ STRINGENTI LE REGOLE SUI RATING SOVRANI – Le agenzie di rating dovranno emettere rating sui titoli sovrani ogni sei mesi e non più annualmente come previsto precedentemente. Quando questi rating non siano richiesti dagli Stati, allora dovranno essere adottate procedure molto stringenti in tema di calendarizzazione degli stessi e comunicazione al mercato, dando un giusto tempo allo Stato di contrapporre all’agenzia le proprie eventuali osservazioni. Inoltre non saranno più consentiti alle agenzie di rating giudizi basati più su prospettive politiche invece che su numeri. In altri termini non sarà più consentito alle agenzie di esprimere  raccomandazioni, o meglio fare pressioni agli Stati sovrani per l’adozione o meno di determinate politiche economiche o del lavoro.

Alfonso Siano

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