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Opinioni e commenti
 

Violenza sulle donne, la Camera dice sì alla Convenzione di Istanbul. Locatelli (Psi): «Adeguare la legislazione vigente»
Pubblicato il 28-05-2013


Violenza-donne-IstanbulVia libera all’unanimità alla Camera alla Convenzione di Istanbul. Ottantuno articoli per difendere le donne dalla violenza compresa quella domestica che tanto ha scosso l’Italia in questi ultimi anni. Si tratta del primo strumento di intervento internazionale che vedrà l’Italia, dopo il passaggio del Senato, come la quinta nazione a dare il suo consenso a questo documento dopo Turchia, Montenegro, Albania e Portogallo. Consenso bipartisan tra i partiti al primo ok. E’ scattato anche il plauso del premier Enrico Letta, che parla di una «bella notizia», e del presidente della Camera, Laura Boldrini («è un segnale importante», dice). Perché diventi operativa dovrà essere ratificata da almeno 10 Stati di cui 8 componenti del Consiglio d’Europa. Un invito a non abbassare l’asticella dell’attenzione sul tema e a dare seguito all’adozione della Convenzione di Istanbul attraverso l’adeguamento dell’attuale impianto normativo è stata Pia Locatelli, presidente del Misto in Commissione Esteri e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne, che – intervenendo alla Camera per la dichiarazione di voto – ha sottolineato: «La ratifica della Convenzione di Istanbul, rappresenta un primo importante passo avanti, ma dobbiamo evitare che questo atto si riduca a pura operazione di immagine: tale sarebbe se si lasciasse immutata la legislazione vigente».

ECCO COSA CAMBIA – La convenzione elenca, in dettaglio tutti i campi di intervento sottolineando che gli Stati dovranno adottare tutte le misure legislative e di altro tipo per esercitare la «debita diligenza nel prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da soggetti non statali». La convenzione sollecita l’adozione di «politiche sensibili al genere»  e spiega che la sua validità si applica «a tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica che colpisce le donne in maniera sproporzionata». Il fine è chiaro: sanzionare «tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, sia nella vita privata».

SOSTEGNO ALLE ASSOCIAZIONI IN DIFESA DELLE DONNE – Quindi contrasto ad ogni forma di violenza, fisica e psicologica sulle donne; dallo stupro allo stalking, dai matrimoni forzati alle mutilazioni genitali e impegno a tutti i livelli sulla prevenzione, eliminando al contempo ogni forma di discriminazione e promuovendo «la concreta parità tra i sessi, rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne». Tra gli obiettivi elencati dal Trattato anche quello di predisporre «un quadro globale di politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica»; di «promuovere la cooperazione internazionale»; di «sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell’applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente». I Paesi che sottoscrivono la Convenzione «adottano le misure legislative e di altro tipo necessarie per promuovere e tutelare il diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata», e «condannano ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne», adottando misure legislative e di altro tipo necessarie per prevenirla, inserendo in Costituzione e negli altri ordinamenti il principio della parità tra i sessi, garantendo «l’effettiva applicazione del principio», vietando la discriminazione nei confronti delle donne e abrogando le leggi e le pratiche che discriminano le donne.

MA LE RISORSE ECONOMICHE DOVE SONO? – Le Nazioni che sottoscrivono il Trattato si impegnano inoltre a promuovere ed attuare «politiche efficaci volte a favorire la parità tra le donne e gli uomini e l’emancipazione e l’autodeterminazione delle donne». Va inoltre sostenuto «a tutti i livelli» il lavoro delle Ong e delle donne e delle associazioni della società civile attive nella lotta alla violenza contro le donne. Rimane aperta la questione degli stanziamenti per sostenere tutta la serie di interventi che la convenzione delinea. La legge di ratifica, infatti, sottolinea che «le misure amministrative necessarie all’attuazione e all’esecuzione della Convenzione sono assicurate con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente». Cioè senza ulteriori spese.

LOCATELLI, CONVENZIONE ISTANBUL PRIMO PASSO CHE VA COMPLETATO – «Il sistema di contrasto alla violenza di genere in Italia – ha sottolineato l’onorevole Locatelli durante le dichiarazioni di voto – presenta significative criticità: l’assenza  di  un quadro legislativo nazionale;  la mancanza di una politica organica di riferimento e di sostegno finanziario; il mancato recepimento di importanti strumenti normativi che ci vengono dall’Unione Europea, quattro direttive indispensabili per dare compimento a quanto prevede la strategia delineata nella Convenzione di Istanbul. Chiediamo quindi  – ha concluso l’esponente socialista – di adeguare quanto prima l’ordinamento italiano agli standard di tutela previsti dalle normative internazionali e comunitarie in materia di prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti delle donne».

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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