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“Affaire” kazako: Alfano trincerato dietro le bugie, ma per Bonino «Ci sono punti oscuri»
Pubblicato il 22-07-2013


Bonino-Alfano

Il pasticcio kazaco continua a bruciare. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, torna a parlare del caso dal Bruxelles dove, assicura, l’Italia non sarà chiamata a riferire oggi sui fatti. La prudenza è tanta, visto che Bonino si limita a dire che, in merito all’espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua di 6 anni «ci sono ancora dei punti oscuri che altre istituzioni devono chiarire». Un eufemismo che, di fronte alla catena di bugie, versioni fornite e poi stravolte, “storture” burocratiche e procedurali, racconta, se ce ne fosse bisogno, di quanto questo caso stia costando al Governo, ma soprattutto al Paese. Il ministro degli Esteri ricorda che l’Europa è stata «ampiamente informata» sui fatti ed è attiva nel fare ciò che non ha fatto l’Italia, cioè “vegliare” sui diritti della signora Shalabayeva e di sua figlia: «avevamo avvertito la presidenza dell’Unione europea, l’unica che mantiene un ufficio ad Almaty mentre tutte le ambasciate sono ad Astana, e mi ha garantito tutto l’auto a tutela e monitoraggio della situazione della signora.

L’ESPULSIONE: SPERIAMO LO FACCIA ASTANA, L’AMBASCIATORE E’ UNA SPESA INUTILE – Davvero molto timida anche la risposta del ministro a chi chiede se, come proposto anche dal segretario socialista Riccardo Nencini nell’aula di palazzo Madama, c’è nell’aria un provvedimento di espulsione dell’ambasciatore, Andrian Yemelesson, che durante la “strana” operazione pare disponesse di un piano del Viminale dal quale impartiva ordini agli apparati di sicurezza della Repubblica Italiana. «Stiamo ancora valutando. Non voglio indebolire la nostra presenza ad Astana» afferma il responsabile della Farnesina che aggiunge addirittura una sorta di auspicio rivolto al governo di Astana: «Certo è indubbio che l’attuale ambasciatore in vacanza kazako non sia più utile nemmeno per i kazaki, perché non lo riceverà più nessuno». Quasi una sorta di implorazione: «per favore toglieteci dagli impicci».

PINOCCHIO – Nel frattempo la maggioranza cerca di allontanare il più possibile lo spettro kazako. Proprio ieri Guglielmo Epifani, segretario Pd, aveva detto che l’affaire è da ritenersi “chiuso” chiedendo al governo di riconquistare “autorevolezza e forza”. Difficile capire come possa farlo visto che, di ora in ora, indiscrezioni giornalistiche mettono in luce tutte le lacune, spesso vere e proprie contraddizioni, delle versioni restituite dal primo responsabile della vicenda: il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il “delfino” del Cavaliere, da cui sembra aver ereditato una certa metodologa “spregiudicata” nel gestire questo tipo di situazioni, si è anche defilato di fronte ad un interrogazione a risposta scritta presentata da Sel: latitante.

I PUNTI INDIFENDIBILI – Tre i punti critici che fanno acqua da tutte le parti nella “narrativa” della vicenda Shalabayeva di Alfano: il ministro, infatti, continua a negare di essere a conoscenza, prima dell’espulsione, del fatto che il dissidente Ablyazov e sua moglie godessero dello status di rifugiati politici nel Regno Unito. Inoltre, il delfino che nuota in acque torbide, nega di essere stato messo a conoscenza, della vicenda dell’espulsione della donna e della bimba fino all’esplosione del caso. Versione difficilmente difendibile visto che le stesse agenzie avevano battuto la notizia. Ma, su tutte,  la giustificazione “regina” continua ad essere quella di non essere stato informato sui fatti: viene da chiedersi se questo sia possibile. La risposta è cronaca dell’Italia degli ultimi vent’anni.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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