venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

BERLUSCONI: IL GIORNO DEL GIUDIZIO
Pubblicato il 30-07-2013


Berlusconi-sentenza

 

Un rinvio tira l’altro. Come Berlusconi oggi potrebbe chiedere e ottenere uno slittamento della sentenza dalla Cassazione, anche il Partito democratico non esclude la possibilità di concedersi qualche settimana di respiro prima di affrontare il nodo delle Primarie per la scelta del nuovo segretario. I due principali partiti della strana maggioranza, per motivi diamentralmente opposti, vivono situazioni difficili, che potrebbero cambiare il corso delle rispettive storie: da un lato il Pdl (o almeno una parte) spera di avere ancora un leader da schierare in campo, dall’altra il Pd spera di avere ancora un partito da presentare alle prossime elezioni. Al di là della vicenda umana dell’ex premier, la grana più grossa sembra averla il Nazareno, ormai sfiacchito da una lotta intestina senza precedenti ad uno dei suoi uomini di maggior successo, Matteo Renzi, incredibilmente ostacolato da una dirigenza che sente aria di pensionamenti anticipati in caso di una sua ascesa al vertice.

 

Il momento è talmente delicato, che i democrat se ne guardano bene dal proferire parola. Soprattutto quelli vicini alle posizioni del sindaco. In privato, però, qualcuno si lascia scappare un ragionamento abbastanza logico, ovviamente dietro promessa di assoluto anonimato: “Chi vuole la separazione tra segretario e candidato premier per impallinare Renzi, indebolisce anche la posizione di Letta nell’Esecutivo, oltre a distruggere il partito”. Questo perché “Renzi ha detto pubblicamente che se fosse lui il segretario al momento delle prossime elezioni, dunque da Statuto il candidato premier, non avrebbe alcun problema a fare un passo indietro se Letta riuscisse a portare a casa risultati importanti con il suo governo. Così avremmo due potenziali candidati forti. Se invece separassimo le due figure con regole strampalate e poco lungimiranti, avremmo invece un segretario senza poteri che potrebbe solo preparare il terreno alla candidatura di Letta, a prescindere da quello che combinerà a Palazzo Chigi. In questo modo lasceremmo ai berluscones la possibilità di impallinare il nostro presidente del Consiglio e leader designato ogni volta che proverà ad alzare la testa. E se il suo Esecutivo fallisse, la colpa ricadrebbe inevitabilmente sul di noi”.

 

Anche nella commissione interna sulle regole la battaglia è all’ultimo sangue. I renziani vogliono chiudere la partita subito, prima della chiusura estiva del Parlamento, quando il vento è a loro favore. “Se il rinvio è di pochi giorni perché questa settimana ha già una serie di appuntamenti tra aula e Cassazione, non cambia la sostanza – dice Lorenzo Guerini, fedelissimo del sindaco e membro dell’organismo tecnico del Pd -. Ma sia chiaro che se prima della pausa estiva non si conclude il lavoro di modifica, il risultato è uno solo: si usano le regole attuali, come dice Cuperlo”.

 

Nelle ultime ore, poi, al Nazareno circola una nuova versione della storia, secondo la quale Renzi starebbe aspettando di capire gli effetti che avrà la sentenza della Cassazione sulla vita del governo, prima di decidere se scendere in campo o meno. E che potrebbe addirittura rinunciare alla candidatura a segretario, nel caso in cui Letta non perdesse l’appoggio del Popolo della libertà. L’indiscrezione, però, non trova particolari riscontri. Anche perché a sinistra tutti sono convinti che un’eventuale conferma della condanna a Berlusconi, comunque non sposterebbe gli equilibri dell’Esecutivo. E che l’unico terremoto in vista è solo quello nel Partito democratico… “Altro che giorno del giudizio”.

Dario Borriello

 

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