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Opinioni e commenti
 

Berlusconi: il governo non rischia. Ma c’é una strategia dietro il dietrofront del Cavaliere
Pubblicato il 12-07-2013


Berlusconi-Pdl-Schifani

Chi si aspettava un Berlusconi pronto ad accendere la miccia sotto la poltrona di Enrico Letta, ieri pomeriggio si è dovuto ricredere bruscamente. L’ufficio di Presidenza del Pdl è stato più una seduta di “yoga politico” che un “comitato di guerra”. Il Capo ha parlato della rinascita settembrina di Forza Italia, ha fatto i complimenti ai ministri per il lavoro svolto finora, invitandoli a spingere su Imu e Iva. Ma soprattutto ha spento gli animi caldi di alcuni suoi fedelissimi. Del resto il Cavaliere si è già fatto convincere una volta dai falchi, a far saltare un governo di larghe intese (quello dei tecnici di Monti), con scarsi risultati. E non ci cascherà una seconda.

Nell’ultimo scorcio della scorsa legislatura, quando il Popolo della libertà era azionista di riferimento della maggioranza, e il tandem Pd-Udc faceva il puntello per amor patrio, c’erano tutte le condizioni per far passare una riforma della giustizia che mettesse Silvio al riparo dalla grandine giudiziaria. Invece si lasciò prendere la mano da chi gli suggeriva di staccare la spinta al Professore, così avrebbe guadagnato consensi tra gli italiani schiacciati dall’austerità.

La storia, però, andò diversamente. Berlusconi, dunque, ha ordinato ai suoi di riporre l’artiglieria in arsenale. Soprattutto dopo aver saputo che nel collegio giudicante non ci sono magistrati “pregiudizialmente ostili”. A questo punto la linea da tenere è: “Sarà l’avvocato Coppi a combattere in tribunale, non noi nelle piazze”. Una battaglia a colpi di Diritto, dalla quale Silvio potrebbe anche uscire vincitore. Ora, infatti, le soluzioni sarebbero addirittura due: la Suprema Corte potrebbe cambiare il reato, da evasione fiscale ad appropriazione indebita, adducendo che all’epoca dei fatti il Cavaliere non aveva ruoli in Mediaset, avvalendosi così della prescrizione già scattata da tempo; oppure potrebbe confermare la condanna, ma escludere la pena accessoria, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici.

Certo, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Ma nella situazione in cui si trova, Berlusconi può solo sperare in un lieto fine. Questi repentini cambi di strategia stanno però disorientando la maggioranza dei parlamentari del Pdl, tanto che alcuni di loro allargano le braccia per dire che proprio non sanno che pesci prendere. Chi si muove, e anche in maniera frenetica, è invece il Pd. Ieri i renziani hanno chiesto spiegazioni a Epifani e Speranza sia dello stop ai lavori concesso senza consultare il gruppo, sia degli insulti ricevuti mercoledì in Transatlantico dal “giovane turco” Orfini, mentre in una lettera 70 senatori di varie aree pretendono uno “scatto d’orgoglio” dal partito perché riprenda il controllo e metta in sicurezza il governo.

Per mantenere unita la “ditta”, il segretario prima manda un ultimatum al Pdl (“Sono schizofrenici, così non si può andare avanti”), poi fissa per martedì sera una riunione chiarificatrice del gruppo. Superlavoro anche per Speranza, che ieri pomeriggio si è speso in lunghi e cordiali colloqui con il braccio destro del sindaco di Firenze, Luca Lotti, ma in mattinata aveva innescato una polemica a distanza con il senatore democratico Felice Casson, sostenendo che “Berlusconi è eleggibile”. Secca la replica del membro della Giunta per le elezioni di Palazzo Madama: “Non è la posizione del Pd”. Insomma Letta, che in mattinata aveva incontrato Napolitano alla presentazione di un libro su Andreatta, sente il rumore delle bombe più vicino, ma ancora non ha capito chi gliele lancerà addosso.

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