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Opinioni e commenti
 

Caos Egitto, quasi 100 stupri. Il portavoce italiano di Amnesty International: «Violentare le donne significa mortificarne l’integrità. Le costringono a test forzati della verginità»
Pubblicato il 03-07-2013


Egitto-stupriMancano poche ore allo scadere dell’ultimatum imposto dal ministro della Difesa e capo delle forze armate, il generale Abdel Fattah al Sisi al presidente egiziano Mohamed Morsi. Nel frattempo la situazione nella Repubblica Araba sta precipitando: nella notte non si sono infatti fermati gli scontri tra i seguaci del presidente e le Forze dell’ordine. Secondo il ministro della Sanità il bilancio è di 16 morti e circa 200 feriti. «La mia più grande preoccupazione – così come per Amnesty International – sono i diritti civili in Egitto» ha commentato all’Avanti! Riccardo Noury, portavoce italiano dell’organizzazione internazionale per i diritti umani.

Secondo l’Ong internazionale Human Rights Watch dal 28 giugno, dunque dall’inizio della rivolta popolare, sono quasi 100 gli stupri avvenuti a Il Cairo, piazza Tahrir e dintorni. Si può parlare di forma di controllo e strumentalizzazione del popolo in rivolta?

Si tratta di un insieme di fattori: da una parte vi è un Paese caratterizzato da una forte misoginia, dall’altro vi è il fatto che piazza Tahrir è oramai uno spazio di paura per le donne, fattore questo rimasto costante dalla fine dello scorso anno. È un disegno che non dispiace alle autorità, come non dispiaceva all’ex presidente Hosni Mubarak. Le donne continuano a essere precluse dai luoghi pubblici per poter esprimersi. C’è anche qualcuno che sostiene che vi siano forme preordinate di delinquenti chiamati a perpetrare le violenze. In ogni caso, questi atti ci sono già da prima, ora sono più evidenti. Nel gennaio-febbraio 2011 c’erano donne a Piazza Tahrir per manifestare sulle condizioni di libertà. Poi è diventato altro.

Cioè?

La piazza è diventata un luogo di scontro politico. Non è più uno spazio di incontro e unione del popolo per abbattere Mubarak. Inoltre, in quell’occasione le forze armate diedero un pessimo esempio: nel marzo 2011 venne infatti arrestato un gruppo di donne, poi sottoposte a test forzati di verginità, che spesso sfociano in tortura. La misoginia è stata dunque incentivata dalle Istituzioni: se l’autorità stessa non punisce, il segnale che viene mandato è senz’altro negativo.

Conosce altri casi di violenza, sfociata in aggressione sessuale, utilizzata come arma per dissuadere il popolo da una rivolta?

La violenza sessuale è utilizzata sia in situazioni di guerra, come tattica, sia in occasioni di tumulti di piazza, come elemento di terrore. Ricordo che è stata un’arma utilizzata durante tutto il periodo di rivolta siriana, che ha visto casi di violenza, ma non nelle piazze: i soldati rastrellavano, incarceravano, mentre le donne venivano sottoposte a sevizie. L’onore di una persona e del gruppo cui appartiene si basa anche sulla sua integrità, anche sessuale: per colpirlo si usa anche la violenza.

Secondo lei quali saranno i prossimi sviluppi: Morsi si dimetterà o sarà destituito?

Vi sono diverse ipotesi. Tra queste non è da escludersi un colpo di Stato dei militari, oppure la formazione di un governo civile, guidato dal presidente della Corte costituzionale. Il discorso di questa notte che ha fatto Morsi sembrava quello di Mubarak, che fu costretto alle dimissioni a causa della rivolta del popolo. Anche l’attuale presidente egiziano non si rende conto della realtà circostante: in un anno di presidenza, numerosi sono stati i casi di torture, omicidi e processi alla Corte marziale per esempio. Non nego di temere anche un eventuale potere militare: si ha poca memoria di quanto l’esercito abbia violato i diritti umani. Che sia un epilogo morbido o meno morbido, la mia più grande preoccupazione – così come per Amnesty International – sono i diritti civili in Egitto. Più che prevedere dunque chi si siederà sulla sedia alle 16.31, un minuto dopo la scadenza dell’ultimatum a Morsi, mi interessano i contenuti: quelli devono garantire il rispetto dei diritti umani, come per esempio la tutela dei diritti delle donne a manifestare.

Silvia Sequi

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