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Opinioni e commenti
 

CASSAZIONE, CONTO ALLA ROVESCIA PER BERLUSCONI. IL PDL ASPETTA IN SILENZIO LA SENTENZA SUL SUO LEADER
Pubblicato il 31-07-2013


Berlusconi-attesa-giudizio

Ora che la lunga attesa sta terminando, e il pronunciamento della Cassazione è sempre più vicino, la paura fa tremare le gambe degli esponenti del Pdl. Falchi o colombe che siano. Al di là della comune volontà di difendere Berlusconi da una condanna definitiva, che lo stesso leader crede ormai inevitabile, a via dell’Umiltà sono in molti a porsi domande sul futuro. Non del partito, che è legato a doppio nodo a quello del Cavaliere, ma dei propri destini personali.

BIANCOFIORE: SE LO CONDANNANO MI DIMETTO – Ecco perché gli uomini del Popolo della libertà si sono chiusi in un attendista mutismo. Chiunque li avvicini per sondare umori, e magari raccogliere qualche indiscrezione, si sente rispondere la solita filastrocca: “Stiamo a vedere cosa succede, per ora non posso dire nulla”. L’unica ad esporsi è l’amazzone Michaela Biancofiore, una che il berlusconismo ce l’ha nel sangue: “Se la Cassazione condanna Berlusconi, mi dimetto – annuncia la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio -. È un gesto di solidarietà nei suoi confronti, perché se siamo in Parlamento è grazie a lui. Ma non faremo cadere il governo Letta, le dimissioni si possono respingere”.

ASSENZA DI INDICAZIONI DA PALAZZO GRAZIOLI – In realtà il silenzio del Pdl è dovuto soprattutto all’assenza di indicazioni da Palazzo Grazioli, dove il Capo è protetto dall’abbraccio della figlia Marina e della fidanzata Francesca Pascale. Mentre in Parlamento falchi e colombe non sanno che pesci prendere. E temendo di finire risucchiati nel vortice di un finale di carriera politica anticipata di Berlusconi, nell’impenetrabilità delle proprie coscienze si interrogano su cosa dovranno (ma sarebbe meglio dire potranno) fare senza di lui. Perché stando alle parole del procuratore generale della Cassazione, Antonio Mura, il quale ha sostenuto nella sua requisitoria finale che il Cav è “l’ideatore di questo meccanismo di frode fiscale” e che “sono presenti tutti gli elementi costitutivi della fattispecie di reato di frode fiscale ascritta agli imputati”, ovvero che i primi due gradi di giudizio si sono svolti secondo le regole e senza vizi di procedura, nemmeno la più fervida delle menti riuscirebbe a concepire una conclusione diversa dalla conferma della condanna a 4 anni. Ed è una magra consolazione sapere che l’unico neo scovato nelle precedenti sentenze sia stato l’errato calcolo dell’interdizione dai pubblici uffici, che per questi reati va da 1 a 3 anni, e non 5 come deciso dalla Procura di Milano.

UN NUOVO MIRACOLO ITALIANO? – Se le previsioni nefaste troveranno conferma nella sentenza del Palazzaccio, la patata bollente passerà al Pd quando il Senato sarà chiamato a votare la decadenza di Berlusconi: o salverà il suo avversario-alleato perdendo i consensi di buona parte dei suoi elettori, oppure lo spedirà dritto dritto dietro le sbarre, perdendo l’altro perno su cui si regge il governo Letta. All’apparenza la scelta sembra obbligata, ma entrambe le soluzioni nascondono insidie davvero pericolose per i democratici. Perché dichiarando ineleggibile il Cavaliere si esporrebbe al rischio di nuove elezioni da affrontare con i consensi in calo, l’onda d’urto della sentenza della Cassazione e il partito spaccato a metà tra renziani e antirenziani. Mentre tendere una mano a Silvio sarebbe il colpo di grazia al rapporto con l’ala più giustizialista del suo elettorato, che potrebbe convergere il proprio interesse verso Sel o, peggio ancora, verso il Movimento 5 Stelle. Uno scenario apocalittico che unisce una parte del Pd al Pdl nella speranza che a Piazza Cavour avvenga un nuovo “miracolo italiano”. L’ultimo, però.

 

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