domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Congresso Pd, aspettando le regole aumenta il fuoco amico verso Renzi
Pubblicato il 08-07-2013


Renzi  congresso Pd

Ancora poche ore e sapremo se tra i candidati alla segreteria del Pd ci sarà anche il nome di Matteo Renzi. Manca davvero poco, infatti, allo scioglimento della riserva che più di tutte frena il sindaco di Firenze: se le Primarie saranno aperte, allora scenderà sicuramente in campo. Se, invece, saranno riservate ai soli iscritti, il giovane esponente democrat potrebbe decidere di prendere altro tempo e poi virare definitivamente sulla rielezione a Palazzo Vecchio. Ormai mancano solo gli ultimi dettagli e il reggente Guglielmo Epifani toglierà finalmente il velo alle regole. Molto probabilmente, però, non ci sarà la contemporanea convocazione del Congresso, perché al momento incidono troppi fattori sulla data.

Intanto lo scontro interno si fa sempre più aspro. Il fronte anti-Renzi non si ferma e gli attacchi al primo cittadino aumentano proporzionalmente all’incremento di popolarità e gradimento nei sondaggi. L’ultimo in ordine temporale è quello di Pippo Civati, che da Reggio Emilia, chiudendo il PolitiCamp, ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alla segreteria del Pd, rilanciando l’alleanza con Sel di Vendola, promettendo di “vendicare Prodi e Rodotà”, ma soprattutto sparando un nuovo colpo verso l’ex socio di rottamazione: “È ora di finirla con pitonesse e piccioni”. D’Alema invece dà la colpa a Renzi, per i fendenti che gli arrivano da ogni parte: “Beh, se uno gioca a fare il piccione…”.

C’è però da registrare una curiosa tendenza che si sta diffondendo nel Partito democratico. Non tutti i dirigenti di nuova generazione, infatti, sembrano essere convinti a fondo di seguire i vecchi mentori in questa crociata contro il sindaco. I rumors di Palazzo, anzi, rivelano che in privato le telefonate di incoraggiamento degli esponenti delle varie correnti ai cosiddetti “renziani” sono raddoppiate solo nell’ultima settimana, quella cioè che portava alla manifestazione “Fare il Pd”, che è apparsa più come una convention anti-Matteo che un incontro pro-Congresso. Un dato che a Renzi non è sfuggito e sicuramente gli lascia qualche speranza di spuntarla con i “rottamabili” del suo partito.

Nel frattempo c’è un’altra questione sul tavolo, cui il giovane deve assolutamente dare una risposta. Una buona fetta di fedelissimi impegnata sul territorio, lamenta il fatto che al momento non c’è ancora un programma preciso e strutturato. I cavalli di battaglia renziani sono noti: via i finanziamenti ai partiti, misure per il rilancio immediato dell’occupazione e green economy. Quello che manca, però, è uno schema spendibile con gli elettori, in cui siano elencati i punti di azione di un eventuale Pd targato Renzi. Il sindaco, da par suo garantisce di essere già al lavoro per soddisfare queste richieste, anche se predica “calma e pazienza”. E intanto dedica anima e tempo a spiegare a tutti quello che ritiene un concetto strumentalizzato dai suoi detrattori. Quando afferma che “le politiche dei piccoli passi non servono” o che i “provvedimenti del governo devono piacere agli italiani, non solo a Brunetta e Schifani”, chiarisce di non voler colpire Enrico Letta o provocare crisi nella strana maggioranza. Anzi, sebbene in modo sbagliato, dice di volere esattamente l’opposto. “Con un Pd forte che non teme le elezioni – va ripetendo ai suoi -, non solo Enrico potrebbe avere mani più libere per decidere, ma in un colpo solo ci libereremmo dal cappio di Berlusconi e potremmo recuperare i consensi dei nostri elettori… e anche quelli dei delusi dai nostri avversari storici”.. Meglio i voti del Pdl che i ministri del Pdl, insomma. Parola di Renzi.

Dario Borriello

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