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Opinioni e commenti
 

Dal “Porcellum” all'”orango”: se questo è un vice presidente del Senato
Pubblicato il 14-07-2013


Calderoli-Kyenge

Che non si riferisse alla Repubblica delle banane (del Cavaliere) questo è certo. Il vicepresidente del Senato Calderoli ha parlato proprio del Congo. E’ da lì che Cécile Kyenge è venuta, dalla città di Kambove, nella provincia del Katanga, nell’estremo sud del Paese, non lontano dal confine con lo Zambia. E’ arrivata da questo spicchio d’Africa bagnato dall’Atlantico ed è lì che dovrebbe tornare, a sentire le urla sgraziate e razziste del leghista bergamasco dal palco della festa del partito a Treviglio. Insomma fa bene a fare il ministro, ma forse lo dovrebbe fare nel suo Paese. La piazza s’infiamma: 1.500 persone tutte per lui,  tutto come ai vecchi tempi,  di Bossi e del cerchio magico. Capisce che è il momento dell’affondo, alza il tiro e come da copione passa agli insulti: «Io mi consolo — tuona Calderoli — quando navigo in Internet e vedo le fotografie del governo. Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango». Parole offensive e volgari che pesano come pietre. E che provocano la reazione sdegnata del presidente del Consiglio. Parole inaccettabili. Oltre ogni limite. Piena solidarietà e sostegno a Cécile. Avanti col tuo e col nostro lavoro» dichiara il premier Enrico Letta. Scoppia l’ennesimo polverone a sfondo razzista, le reazioni sdegnate della politica non si sono fatte attendere e con esse la richiesta di dimissioni.

DAL PORCELLUM ALL’ORANGO – Ma Calderoli che ne ha viste e fatte di peggiori – la “porcata” e madre di tutti i mali del Porcellum in testa – corre ai ripari e chiede scusa alla Kyenge, per telefono, con la promessa di prendere un caffè insieme alla buvette della Camera e discuterne a quattrocchi. Il leghista, non contento di cotanta galanteria e intelligenza dimostrata, insistite per spiegare la vera natura dei suoi “apprezzamenti”: «Non l’ho paragonata a un orango, l’ho detto in riferimento ai lineamenti». Insomma Calderoli non dava dell’orango alla Kyenge riferendosi al suo ruolo di ministro, ma proprio al suo aspetto, alla fisiognomica del suo viso, al colore scuro della sua pelle. Sicuramente più scuro del pallore del bergamasco che si colora di rosso quando s’infiamma urlando a squarciagola insulti razzisti, quando la piazza è tutta per lui. Nel bene e nel male, con o senza morale, razzista o meno non importa.

CALDEROLI, MA QUALI DIMISSIONI – Calderoli non «ci pensa nemmeno» a dare le dimissioni da vicepresidente del Senato e si gioca la solita carta del “complotto”: «Non vorrei che si chiedano le mie dimissioni per evitare di parlare di possibili dimissioni di qualche ministro per la vicenda Ablyazov». Scuse accettate ha risposto a distanza a Calderoli la Kyenge che ha però precisato: «Il nodo istituzionale resta: ciascuno deve tener presente sempre la carica che riveste». Caso chiuso? «Il caso non è mai esistito a livello personale – ha risposto Kyenge- resta aperto a livello istituzionale». Sulle dimissioni di Calderoli chieste dal Pd la Kyenge dice che non spetta a lei prendere decisioni sul ruolo dell’esponente del Carroccio e invita la Lega ad aprire una riflessione interna sul «tipo di messaggio politico che intende trasmettere all’esterno». «Calderoli non deve chiedere scusa a me ma deve fare una riflessione» e sottolinea: «C’è odio e paura del diverso, bisogna affrontare la questione che è profonda, a partire dalla scuola, noi rappresentanti delle istituzioni dobbiamo capire i disagi e a cosa si riferiscono. Tocca ai politici farlo».

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Calderoli non si dimette. Bene, Grasso dovrebbe togliere a lui tutti i poteri di vice presidente: gli rimarrebbe la carica, ma non conterebbe più un cavolo e la Politica metterebbe una goccia importante per ritornare credibile

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