martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Draghi al Parlamento UE: necessario attivare l’Unione Bancaria
Pubblicato il 09-07-2013


Mario Draghi-BCE

Il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, in una recente audizione al Parlamento Europeo ha confermato che la politica monetaria europea resterà accomodante per un lungo periodo di tempo. Si tratta di una presa di posizione importante, visto che mai prima d’ora la BCE aveva assunto un impegno a lungo termine sull’andamento dei principali tassi di interesse applicati alle banche che si rifinanziano o depositano la propria liquidità presso la BCE.

L’OBIETTIVO NON E’ SOLO QUELLO DELLA BASSA INFLAZIONE – Non siamo ancora al livello della Federal Reserve, che accanto all’obiettivo della stabilità dei prezzi pone anche quello del livello di disoccupazione, ma evidentemente ci avviciniamo a questa impostazione. La BCE, oltre all’inflazione, che resta il suo obiettivo statutario, ha deciso di tener conto anche dell’andamento dell’economia reale. Decisione tanto più significativa se si considera che è stata assunta all’unanimità. In altri termini la BCE  non ha potuto più ignorare il fatto che l’economia europea resta debole da molti, troppi mesi. Infatti, mentre l’inflazione si mantiene stabile al di sotto del 2%, il PIL europeo continua a contrarsi: nel primo trimestre di quest’anno la flessione è stata dello 0,3%.

RIDURRE LA FRAMMENTAZIONE FINANZIARIA NELL’EUROZONA – L’Eurozona si confronta dunque ancora con sfide significative e, se i segnali di ripresa sono attesi non prima del 2014, Draghi ha anche sottolineato che per favorire la crescita occorre ridurre la frammentazione finanziaria del vecchio continente ed implementare quanto prima l’Unione Bancaria. Per capire questo passaggio occorre considerare che oltre l’80% del debito finanziario delle piccole e medie imprese europee è costituito da prestiti bancari. Le imprese, cioè, sono finanziate principalmente dalle banche e solo per una piccola parte ricorrono al finanziamento diretto tramite l’emissione di obbligazioni sul mercato dei capitali. Se le banche sono vincolate ad una dimensione e regolamentazione nazionale, o eccessivamente impegnate nel sostenere i titoli di Stato del proprio Paese, inevitabilmente scontano nei propri bilanci il rischio del Paese di appartenenza. Questa situazione obbliga le banche a pagare ai propri finanziatori tassi di interesse più alti, che poi si riflettono sui prezzi dei prestiti concessi alle imprese. E le imprese più penalizzate sono le piccole e medie dei Paesi periferici, come l’Italia. Esse subiscono sia la ridotta dimensione aziendale e visibilità europea, che rende per loro impossibile o poco conveniente rivolgersi a finanziatori al di fuori del proprio Paese, e sia l’appartenenza ad un Paese con le finanze in bilico. Ad esempio è stato calcolato che in Spagna ai finanziamenti alle piccole e medie imprese è mediamente applicato un tasso d’interesse del 2,3% più elevato rispetto a quello applicato alle grandi imprese. In Francia, questa differenza si riduce all’1%.

IMPLEMENTARE LA SUPERVISIONE BANCARIA UNICA – La BCE nel pieno della crisi ha provato a ridurre la frammentazione del mercato dei capitali europei introducendo operazioni di rifinanziamento a tre anni a favore delle banche. Si tratta di un’esperienza che andrebbe ripetuta, anche perché la liquidità a suo tempo ricevuta dalle banche è stata in buona parte utilizzata per acquistare i titoli del debito pubblico del Paese di appartenenza e non è arrivata, se non in minima parte, alle imprese. Ma ecco anche perché è importante implementare quanto prima un meccanismo europeo unico di supervisione bancaria e di risoluzione delle crisi bancarie. La cosiddetta Unione Bancaria, uniformando la regolamentazione bancaria e le modalità di stima degli attivi nei bilanci delle banche, contribuirà a smussare quelle differenze che fanno sì che le banche italiane, nonostante siano tra le più capitalizzate in Europa, debbano finanziarsi a tassi di interesse più elevati. E, per quanto detto sopra, questo beneficio non potrà che trasferirsi alle piccole e medie imprese, contribuendo a ridurre il divario competitivo tra le imprese italiane e quelle degli altri principali Paesi europei.

Alfonso Siano

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