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Opinioni e commenti
 

Egitto, il colpo di stato destituisce il presidente Morsi. Piazza Tahrir esplode di gioia
Pubblicato il 04-07-2013


Egitto-colpo di Stato

Doveva scadere alle 16.30 di ieri (17.30 ora locale). E si è protratto fino alle 18. Poco prima della scadenza dell’ultimatum di 48 ore, imposto dalle Forze Armate egiziane ai partiti politici, il presidente egiziano Mohammed Morsi, insediatosi solo un anno fa ha lanciato la sua soluzione: un governo di coalizione. Ma è stato poco dopo destituito dall’esercito della Repubblica araba: al suo posto ci sarà Adli Mansour, presidente della Corte Costituzionale, che condurrà in Paese in una breve fase di transizione, prima delle elezioni anticipate, la cui data non è stata ancora decisa. Il compito di annunciare la “road map” (la tabella di marcia) è stato affidato al ministro della Difesa egiziano, nonché capo di Stato maggiore dell’esercito egiziano, Abdel Fattah el Sisi, intervenuto in televisione nella serata di ieri. La notizia della deposizione di Morsi è stata accolta con grida di gioia e fuochi d’artificio dalla popolazione egiziana, che ha riempito piazza Tahrir. Scontri tra militari e sostenitori di Morsi si sono invece verificati ad Alessandria d’Egitto e a Marsa Matrouh, nel nord del Paese. Il bilancio sembra essere di oltre dieci morti.

LA ROAD MAP – La “road map”, annunciata da Abdel Fattah el Sisi, per per ora consegna i poteri presidenziali di emanare decreti al presidente della Corte Costituzionale, sospende in modo temporaneo la Costituzione e ne commissiona la riscrittura a un comitato che vedrà la partecipazione di tutte le forze politiche. E’ inoltre prevista la nascita di un esecutivo di tecnici e di comitato di riconciliazione nazionale, che prevede l’apporto anche dei giovani.

IL GOLPE MILITARE – Nella giornata ad alta tensione di ieri, centinaia di militari egiziani hanno sfilato nella strada principale, dinanzi al palazzo presidenziale, mentre elicotteri militari sorvolavano una straripante piazza Tahrir e carri armati si sono dispiegati fuori dalla sede della televisione statale. Anche la polizia si era mobilitata a fianco dell’esercito, per difendere il popolo e combattere al suo fianco. Secondo i media egiziani Morsi sarebbe stato posto agli arresti domiciliari. Sembra inoltre che in precedenza le forze di sicurezza abbiano imposto il divieto di espatrio nei suoi confronti anche dei vertici della Fratellanza Musulmana.

IL BRACCIO DI FERRO CON L’ESERCITO – Fino all’ultimo Morsi ha dimostrato di non volersi arrendere, dichiarando di optare per la morte piuttosto che «essere condannato dalla storia e dalle generazioni future». Il suo “no” alle dimissioni richieste dall’esercito è stato un rifiuto fermo e deciso in quanto «primo leader egiziano eletto democraticamente» sulla base di «elezioni libere e rappresentative della volontà popolare» aveva più volte ribadito. Anche dopo la sua rimozione Morsi ha dimostrato di non volersi arrendere: con un “tweet”, diffuso dalla presidenza egiziana, il presidente destituito ha sollecitato i civili e i militari a «rispettare la legge e la Costituzione e a non accettare il golpe che riporta indietro l’Egitto». In un video registrato Morsi ha inoltre ribadito di essere «il presidente eletto dell’Egitto. Chiedo al popolo di difendere la mia legittimità».

Silvia Sequi  

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