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Egitto, il venerdì della rabbia dei Fratelli Musulmani: in piazza pro Morsi. Trenta morti
Pubblicato il 06-07-2013


Cairo-scontri-morti

Dopo la rivoluzione è arrivato il venerdì della rabbia dei Fratelli Musulmani. Se fino a poche ore fa le piazze d’Egitto erano messe a ferro e fuoco dai manifestanti che chiedevano e che hanno ottenuto la cacciata di Morsi, ieri invece a popolarle con lo stesso livello di tensione sono stati i sostenitori della fazione opposta. Sul piede di guerra sono scesi infatti gli islamisti sostenitori del presidente destituito: il popolo pro Morsi al Cairo e in altre città per manifestare la propria rabbia dopo il golpe/rivoluzione che ha portato all’insediamento di Adli Mansur a presidente ad interim. Gli scontri sono proseguiti nella notte facendo salire il bilancio delle vittime a 30 morti.

TRENTA MORTI – Il clima di tensione è arrivato alle stelle, tanto che alcuni gruppi pro e anti Morsi si sono affrontati a colpi di arma da fuoco vicino all’università del Cairo dove si stavano radunando i supporter dell’ex presidente egiziano: tre le vittime tra i sostenitori di Morsi. Testimoni hanno accusato i soldati di aver sparato pallini da caccia ad altezza d’uomo, ma l’esercito ha assicurato che i suoi uomini hanno usato solo colpi a salve e lacrimogeni. Un altro morto è segnalato anche nella zona di Luxor, dove a causa del cambio dell’esecutivo, si sono riaccesi gli scontri tra musulmani e cristiani. I primi hanno dato alle fiamme alcune case del la città nell’Egitto del sud. Gli scontri sono proseguiti per l’intera notte anche ad Alessandria, Beheira, Minya, Giza e altri centri nel sud del Paese, provocando 30 morti.

LA MARCIA DEI PRO-MORSI – Un gruppo dei manifestanti si è diretto verso il quartier generale della Guardia Repubblica al Cairo, dove sarebbe trattenuto l’ormai ex presidente. È quanto si legge sul sito web dei Fratelli Musulmani d’Egitto, in cui si precisa che la folla è partita dalla zona del raduno dei sostenitori del movimento nei pressi dell’Universitá del Cairo, a Giza. Il clima è tesissimo e le decine di feriti nella città originaria di Morsi, giovedì scorso, hanno trovato conferma negli scontri di ieri. All’orizzonte sembra dunque non esserci nulla di buono anche se gli organizzatori hanno assicurato che le proteste saranno «pacifiche». Le truppe dell’esercito sono presenti in forze all’esterno della moschea Rabia al-Adawiya, nel quartiere di Nasr City. La zona, in cui sono accampate migliaia di persone, è circondata da veicoli militari.

IL GESTO INTIMIDATORIO DELL’ESERCITO  – Nella mattinata di ieri almeno una decina di caccia militari hanno sorvolato a bassa quota il Cairo, chiaro gesto intimidatorio dell’esercito. Una dichiarazione della Fratellanza Musulmana letta dai sostenitori nei pressi della moschea ha confermato «il rifiuto completo del colpo di stato militare contro un presidente eletto e contro la volontà della nazione»; e annunciato il rifiuto «a partecipare a qualsiasi attività con le autorità usurpanti».

ERDOGAN, DEPOSIZIONE ANTIDEMOCRATICA – Il premier turco Recep Erdogan ha definito «antidemocratica» la deposizione del presidente egiziano Morsi sottolineando che i «colpi di stato sono chiaramente in contrasto con la democrazia». E punta il dito sui paesi occidentali che «hanno mancato una prova di sincerità» nel non considerare l’intervento dell’esercito egiziano come «un colpo di stato». «Coloro che si affidano alle armi, al potere dei media non possono costruire la democrazia» che nasce solo «dalle urne», ha aggiunto.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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