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Opinioni e commenti
 

Emergenza carceri, la Uil penitenziari: «Condizione insostenibile che investirà la società»
Pubblicato il 16-07-2013


Degrado-Carcere Solliciano

Continua l’impegno dei parlamentari e degli esponenti socialisti rispetto a quella che ormai tutti definiscono l’emergenza carceri. Dopo aver lanciato la campagna “La rosa dei diritti”, gli esponenti del Psi hanno iniziato un tour delle carceri italiane, da Nord a Sud: il prossimo venerdì l’on. Di Lello sarà a Rimini e, lunedì,  ad Ariano e Bellizi irpino. «Eravamo e siamo convinti che il sistema carcerario sia indice di civiltà», ha detto proprio Di Lello all’Avanti!: parole che preoccupano se si guarda alle foto scattate da Eugenio Sarno, Segretario confederale Uil penitenziari, nel carcere di Sollicciano. Immagini che testimoniano una situazione drammatica, come quella che si registra in tanti istituti italiani: «un mix di responsabilità a più livelli, anche della specifica amministrazione», sottolinea all’Avanti! lo stesso Sarno.

DI LELLO E IORIO, MANTENERE ALTA L’ATTENZIONE SUL CARCERE – «Il sovraffollamento carcerario che stiamo riscontrando non è degno di un paese civile. Noi abbiamo lanciato una campagna per promuovere la costruzione di nuove strutture e per migliorare la condizione dei reclusi, a partire dai bambini, figli delle donne detenute». Così il capogruppo alla Camera del Psi, Marco Di Lello, ha spiegato la scelta di visitare, tra gli altri, l’Istituto di Bellizzi, caso emblematico per l’alta presenza di bambini. Parole alle quali fanno eco anche quelle di Luigi Iorio, responsabile Diritti del Psi che all’Avanti! ha dichiarato: «da sempre il sovraffollamento carcerario è una piaga sociale nel nostro Paese. Aspettiamo il tanto auspicato ddl del ministro Cancellieri che dovrebbe incidere anche sulla depenalizzazione di alcuni  reati: nel frattempo continuiamo a mantenere alta l’attenzione sulla situazione carceri con campagne tematiche e continue visite ispettive come quella prevista per venerdì prossimo a Rimini e, soprattutto, continuando con l’attività parlamentare».

Segretario Sarno, come è nata l’idea di pubblicare le foto del carcere di Sollicciano?

L’iniziativa di pubblicare le foto che mostrano lo stato del carcere di Sollicciano nasce dalla volontà di alimentare la coscienza sociale rispetto alla drammaticità della situazione che si vive in molti istituti penitenziari. Nei prossimi giorni effettueremo delle visite in alcune carceri tra le quali quella di Venezia, Palermo, Bolzano e Potenza. Non si tratta di istituti scelti a caso. Noi vogliamo dare uno spaccato reale, il più oggettivo possibile, della situazione degli istituti penitenziari nel nostro Paese. Sarebbe facile cercare il peggio, ma non saremmo equilibrati né corretti. Per questo siamo andati a Trento, esempio che rappresenta l’eccellenza delle strutture penitenziarie sul nostro territorio. Così come abbiamo visitato degli istituti che si inseriscono nell’intervallo di “normalità” come ad esempio quello di Paliano, in provincia di Frosinone. Poi ci sono casi di luci ed ombre come quello di Avellino e, infine, casi come quello di Sollicciano.

Le foto mostrano una situazione ai bordi della civiltà.

Quando abbiamo deciso di recarci in visita a Sollicciano pensavamo che avremmo trovato una situazione difficile, conseguenza dell’ottica disattenta delle Istituzioni ai bisogni del carcere. Purtroppo abbiamo dovuto prendere atto di una realtà ancora peggiore perché frutto di una pessima gestione amministrativa.

In che senso?

Si può imputare una mancata manutenzione a ai tagli delle risorse, ma imbattersi in ragnatele, sudiciume e immondizia dimostra che ci sono altre responsabilità, un mix di elementi a più livelli, anche della specifica amministrazione. Per rendere i locali degni e rispettare le più elementari norme di igiene non ci vogliono ingenti spese.

Un caso isolato?

Non credo. Ma questo andrebbe approfondito. Rispetto al caso specifico basti pensare che, nel 2011 sono stai stanziati, attraverso la Cassa delle Ammende, ben 850mila euro per il carcere di Sollicciano: un terzo sono stati destinati per mettere a nuovo la cucina, ma almeno visivamente non mi è sembrato. Un altro terzo per le docce nelle celle della sezione femminile che non ci sono. Ci hanno detto che quella somma è stata utilizzata per degli interventi sulla rete idrica. Lo prendiamo per buono. La restante terza parte è stata usata per aprire i passeggi, hanno abbattuto una parte e messo delle grate. Rispetto all’inciviltà della situazione, io credo che forse quei 300 mila euro avrebbero potuto impiegarli per una migliore manutenzione delle celle dove i detenuti passano 20 ore su 24. Sono scelte amministrative, per carità, ma il sindacato è titolato a intervenire.

Insomma, in molti identificano la legislazione come il primo responsabile della crisi del sistema carcerario. Ci sono altri elementi?

In tutti gli appuntamenti che abbiamo organizzato come sindacato abbiamo sottolineato come la politica, anche dal punto di vista culturale, pecchi quando mette mano a norme inerenti il mondo del carcere. Una delle ragioni principali è che vi è un confronto con tutte le parti tranne che con gli operatori della penitenziaria.

Una dimenticanza o c’è della colpa?

Io credo che noi operatori parliamo con competenza e spesso chi scrive le norme vuole operare scelte politiche che non sempre rispondono alle logiche di efficienza. Penso, ad esempio, al fatto che ancora i tossicodipendenti sono inquadrati come criminali piuttosto che come pazienti.

Che ruolo ha il Psi nel sollevare il problema carceri?

Credo che il Psi e il Partito radicale si siano sempre distinti per battaglie di grande civiltà su temi riguardanti i diritti civili. Sono soggetti politici che giocano un ruolo di capofila nel porre all’attenzione della società la questione carceri che non può essere messa in secondo piano perché una condizione così degenerata finirà inevitabilmente per investire la collettività e la coscienza della collettività. Ciò che è davvero lodevole è che il Psi lo fa non per ragioni di opportunità politica, ma per visione politica e radici culturali.

Roberto Capocelli

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@robbocap

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