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Opinioni e commenti
 

Epo basta
Pubblicato il 25-07-2013


Ci mancava questa finta rivelazione, perché si è sempre saputo tutto. Ci mancava che dalla Francia rimbalzasse la “clamorosa” notizia che il sangue prelevato durante il Tour de France del 1998 a diversi corridori conteneva tracce di Epo. Parliamo di Pantani primo classificato, di Ulrich secondo, e di Julich terzo, ma anche di altri tra i quali il nostro Cipollini. E che razza di rivelazione è mai questa?

Tutti i corridori facevano uso di Epo, che allora non era rintracciabile nel sangue, perché lo è stato solo a partire dal 2000. I corridori venivano fermati solo se il loro ematocrito, la percentuale di globuli rossi nel sangue, superava il 50 per cento. Avvenne a Pantani a Madonna di Campiglio nel 1999, col limite superato di un punto, mentre Savoldelli e Gotti non lo raggiungevano per un nonnulla. Il che non significava che non facessero uso di questa sostanza.

Come è stato da tempo opportunamente rivelato, in quegli anni, parliamo degli anni novanta in particolare, le prestazioni divennero eccezionali, le corse sempre più lunghe e faticose, le vittorie eroiche. Nessuno poteva gareggiare a pane e acqua. Anche perché l’Epo introdusse una nuova discriminante tra i campioni non più basata sul merito, ma tra chi lo usava e chi no. Si doveva partire alla pari, dunque, soprattutto tra coloro che mezze calzette non erano. I ciclisti bravi che non avessero fatto uso di Epo non potevano competere con gli altri. Si introdusse una sorta di patto del silenzio. Tutti assumevano questa sostanza per gareggiare alla pari e nessuno, qualora fosse stato scoperto, doveva ammetterlo.

E così fu. Le vittorie erano generalmente vere. E vincevano i migliori, Indurain, puro come un angelo, poi Pantani, Armstrong, fino a Contador. Con qualche spiegabile eccezione costituita dai corridori di una sola stagione. Pensiamo a Chioccioli nel Giro del 1991, prima ancora al Roche del 1987, al Berzin del 1994, fino al nostro Cunego del 2004. Tutti corridori che sono apparsi campioni e poi svaniti all’improvviso. Basta con l’ipocrisia, con il silenzio, con le rivelazioni tardive e a senso unico, con le giustificazioni illogiche e inspiegabili. Come quella di Bugno di oggi che fa davvero sorridere.

Tutti ammettano che nessuno poteva vincere Giro o Tour senza far uso di Epo e di sostanze simili. Lo ha detto, per ora, tra i vincitori puniti, il solo Armstrong. Lo ammettano tutti e si ritirino, non i titoli dei ciclisti, vinti quasi sempre con merito, ma tutti coloro che facevano finta di niente: i i medici, i direttori sportivi, gli sponsor, i dirigenti di federazione e anche i giornalisti. Sapevano tutto e dicevano nulla. Come quelle tre scimmiette: una non vedeva, l’altra non sentiva, la terza non parlava. Che pena…

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Commenti all'articolo
  1. Qualche nome da fare saltando il pararelo doping-atleta, come giustamente indicato nell’articolo.

    Cominciamo dai giornalisti della gazzetta che con i nomi dei corridori hanno fatto titoli, libri e campato , con una ipocrisia impressionante cominciado dal ” santo ” Cannavo che scrisse a proposito di Pantani di tradimento umano, passando per Zomegnan ( attualmente organizza un mondiale !!! ) poveri noi e Pier Bergonzi, un loro ritiro sarebbe auspicabile , il primo ci ha lasciati con tutto rispetto lo si chiama in causa perché anche con morti si usano due pesi e due misure ( Cannavo – Pantani).
    Non dimentichiamo i dirigenti UCI attuali e passati , per giungere al nostro amato e presenzialista Di Rocco altra scimmietta che non vede, non sente, ma forma la nazionale di ciclismo al giro di Padania !! Che belle persone.
    Basta parlare dei corridori parlate e scrivete di questi imbarazzzanti giornalisti e diriginti.. Le predalate e le sudate di alcuni hanno fatto comodo a molti.

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