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Opinioni e commenti
 

Expo 2015: quando la spesa pubblica è produttiva
Pubblicato il 15-07-2013


ExpoMilanoSolo pochi giorni fa il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il premier Enrico Letta si sono recati a Monza per la cerimonia di presentazione dell’Expo 2015. Napolitano aveva ricordato il valore nazionale ed unitario dell’esposizione universale che ha come epicentro Milano, ma che coinvolge tutto il Paese. Letta, inveve, aveva sottolineato come questo evento rappresenterà il cuore della ripresa, una vetrina dell’Italia al mondo e un’occasione di rilancio del turismo.

I NUMERI DELL’EXPO – Senza dubbio l’Expo 2015 rappresenterà una manifestazione importante innanzitutto per Milano e per la Lombardia. Da maggio a ottobre 2015 l’Expo richiamerà oltre 20 milioni di visitatori, di cui il 30% stranieri. Per riceverli, si stanno approntando oltre 500 mila posti letto nel raggio di un’ora e mezzo da Milano. Ed è molto probabile che i turisti non si limiteranno a visitare unicamente l’area espositiva – dove troveranno posto circa 200 tra Paesi, società ed organizzazioni internazionali – ma sceglieranno di visitare i monumenti ed i musei di Milano e dintorni. Secondo gli organizzatori, infatti, l’Expo avrà un ritorno economico per il comparto turistico stimato in circa 5 miliardi di Euro.

FONDI PUBBLICI INGENTIL’investimento pubblico per questo evento non è tuttavia da sottovalutare. In un momento di vacche magre, in cui gli enti territoriali non hanno i soldi per onorare i debiti con le imprese loro fornitrici, l’amministrazione pubblica ha pesantemente investito nell’Expo. Su un impiego per il sito espositivo di circa 1,7 miliardi di Euro, la quasi totalità dei fondi è a carico del Governo, che ha contribuito per oltre 1,5 miliardi; il resto è costituito da fondi della Regione Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Milano. Il contributo dei privati nell’investimento per il sito espositivo è davvero risicato ed è per lo più riferito ad opere come gli spazi espositivi da sfruttare commercialmente dopo l’evento. Se poi consideriamo gli investimenti complessivi a livello urbano e regionale, raggiungiamo un valore di circa 12 miliardi di Euro, con un beneficio economico stimato per il territorio di oltre 34 miliardi di Euro. Insomma l’Expo al momento rappresenta una rilevante spesa pubblica, possibile grazie al contributo dei cittadini italiani che pagano le tasse, con un ritorno economico che, laddove si concretizzerà, si distribuirà prevalentemente in una specifica regione italiana.

INVESTIMENTO PRODUTTIVO – Ma ben venga questa tipologia di investimento pubblico, se darà i benefici economici attesi. Certo, stavolta si è scelto di investire nel Nord Italia, la prossima volta toccherà al Centro o al Sud. Ma almeno qui ci troviamo di fronte ad un esempio di spesa pubblica produttiva da incentivare, in quanto foriera di un ritorno economico per la collettività. Il problema, dunque, non è tagliare semplicisticamente la spesa pubblica, come pure recentemente sostenuto da alcuni commentatori. Siamo d’accordo che non sia un bel segnale, in un periodo di calo dei consumi delle famiglie, l’aumento della spesa pubblica in rapporto al Prodotto interno loro (Pil). Ma occorre evitare di buttare a mare il bambino con l’acqua sporca. La capacità del governo Letta non si misurerà né sul taglio lineare della spesa di “tremontiana” memoria, né sul “montiano” aumento delle tasse. Bensì sulla capacità di incidere in modo selettivo sulla spesa pubblica, eliminando gli enti inutili, riducendo i carrozzoni pubblici, privatizzando i servizi laddove possibile regolando al contempo le tariffe affinché restino sostenibili. Nel far ciò dovremmo guardare alla Francia, piuttosto che all’Irlanda, per avere una pubblica amministrazione efficiente ed al servizio del cittadino, che conosca la differenza tra spesa ed investimento.

 Alfonso Siano

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