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Opinioni e commenti
 

F35, governo o parlamento: chi ha l’ultima parola?
Pubblicato il 04-07-2013


F35-NapolitanoGoverno o Parlamento? Sugli F35 chi ha l’ultima parola? Più che una questione di lana caprina o di interpretazioni discordanti del diritto, la questione è squisitamente politica. Con un governo come quello che ci ritroviamo ogni passo falso potrebbe portare a cadute rovinose. E quella dell’acquisto o meno di nuovi caccia americani da parte dell’Italia, con la crisi che non sembra voler rallentare, si presta benissimo al gioco delle strumentalizzazioni, dei botta e risposta, delle battute di cattivo gusto e delle smentite dell’ultimo minuto. C’è chi addirittura pensando al costo dell’affaire (15 miliardi di euro) tira in ballo la crisi del settore e le tante famiglie italiane che perderebbero posti di lavoro vista la mancata “commessa” di aerei in parte costruiti anche da noi. Senza contare che nuove “commesse” potrebbero non arrivare proprio a causa di questo mancato acquisto da parte nostra. E chi dall’altra parte invece considera doveroso per questo governo usare queste risorse economiche per affrontare l’aumento della povertà, la disperazione sociale, la disoccupazione giovanile e tante altre belle cose. La questione politica viene gestita con l’arte della politica, nel bene e nel male. Fatto sta che secondo un comunicato diffuso al termine della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, tenutasi ieri al Quirinale e presieduta dal capo dello Stato, il Parlamento non può porre veti al governo sull’adozione di provvedimenti riguardanti l’ammodernamento delle forze armate.

COSA C’E’ DIETRO LA NOTA DI NAPOLITANO? – Ma cosa si nasconde dietro questa nota un po’ “nebulosa”? La comunicazione scaturisce in realtà da una specifica vicenda e da un passaggio parlamentare altrettanto preciso: gli F35 e la mozione di maggioranza, approvata lo scorso 26 giugno, che impegna il governo a non procedere a “nuove acquisizioni” nell’ambito del programma di acquisto dei caccia americani senza che il Parlamento si sia espresso dopo un’indagine conoscitiva di sei mesi. Il passaggio più significativo della mozione è, evidentemente, quello che richiama una legge del dicembre 2012 che dà al Parlamento l’ultima parola sull’acquisto delle armi, ricordando di fatto al Governo che non può decidere senza un voto di merito delle Camere. Ed è proprio da questo passaggio delicato che deriva la presa di posizione del Consiglio Supremo di Difesa. La cui nota recita testualmente: nel “rapporto fiduciario” tra Parlamento e Forze armate, “che non può che essere fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli”, la “facoltà del Parlamento” di “eventuale sindacato delle Commissioni Difesa sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate, non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’Esecutivo”. Al tavolo del Consiglio Supremo erano seduti ieri, tra gli altri, il premier Enrico Letta, il ministro degli Esteri Emma Bonino, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni, il ministro della Difesa Mario Mauro, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, il capo di stato maggiore della Difesa ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

LE REAZIONI DEL PARLAMENTO – La presa di posizione ufficiale del Consiglio Supremo di Difesa per bocca del suo maggiore esponente un risultato certo l’ha ottenuto. Quello cioè di mandare su tutte le furie buona parte del Parlamento, che  a suo dire si è sentito violato nella sua autonomia. Dal capogruppo M5S Camera Nuti che parla di “schiaffo al Parlamento” avallato da Napolitano e di “ennesima prova che il Parlamento viene concepito come ratificatore di provvedimenti del Governo” al vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera Grassi che sottolinea come “le decisioni del Parlamento non rappresentano un diritto di veto, ma una scelta libera, consapevole e indipendente alla quale, credo, tutti debbano attenersi”. Al coro dei no si è aggiunto anche il democratico Civati che parla di “fatto di estrema gravità” titolando il post sul suo blog con un esplicito “Il Parlamento è sovrano (forse)”. Di pensiero opposto invece è il presidente della Commissione Difesa della Camera Vito che esprime il convinto apprezzamento per gli esiti della riunione odierna del Consiglio Supremo di Difesa. “Il rispetto dei ruoli tra organi dello Stato consente al Parlamento il pieno esercizio delle sue prerogative, come disciplinate anche dalla Legge n. 244/2012, senza tuttavia alcuna attribuzione di diritti di veto su decisioni operative e tecniche che rientrano tra le responsabilità costituzionali del Governo”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Ad esaminare bene i contenuti del Consiglo Supremo di Difesa, su imput del Capo dello Stato, emerge il dovuto chiarimento rispetto ad una Mozione dei Parlamentari che è andata al di là del consentito, perchè “impone” il divieto di acquisizione senza l’ulteriore pronunciamento del Parlamento. Quello che non viene chiarito è che il Parlamento non può farlo con una Mozione o con un ordine del giorno, ma eventualmente “soltanto con una nuova legge”. Personalmente vedrei bene un momentaneo ridimensionamento degli acquisti degli aerei così costosi per destinare maggiori risorse ai problemi occupazionali e questo può essere fatto con provvedimenti che hanno forza di Legge. Questo è il senso della presa di posizione di Napolitano e del CSD.

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