domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il Governo cancella le Province: quanto risparmieremo?
Pubblicato il 06-07-2013


Taglio ProvinceIl Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle Province.  La norma, che prevede la soppressione delle Province entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, dovrà ora essere approvata dai due rami del Parlamento con la maggioranza e l’iter previsti per le leggi di modifica della Costituzione.  Come precisato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, al fine di superare il recente pronunciamento della Corte Costituzionale che, di fatto, ha bloccato il processo di abolizione delle Province intrapreso dal precedente Governo, si è deciso di intervenire abolendo la parola “Province” da tutti gli articoli della Costituzione dove questa è menzionata. Sarà poi una successiva legge ordinaria a ripartire tra Stato e Regioni le funzioni oggi in capo alle Province. Come precisato dallo stesso Letta, i lavoratori oggi in forza agli enti provinciali saranno salvaguardati. L’abolizione delle Province è un provvedimento urgente che si inserisce nel percorso di riforma costituzionale per il quale il Governo in carica si è dato 18 mesi per raggiungere i primi risultati. Per questa ragione il Presidente del Consiglio si è raccomandato con il Parlamento affinché giunga ad una approvazione in tempi brevi del disegno di legge.

RISPARMI IMMEDIATI – Ma quanto risparmieremo dalla cancellazione delle Province?  Le Province nel 2012 hanno pesato sulla spesa pubblica per l’1,3%, ossia 11 miliardi di Euro su un totale di 805. Poca roba se paragonata con la spesa delle Amministrazioni centrali, ben 141 miliardi di Euro, e con quella delle Regioni, che hanno registrato spese per 182 miliardi di Euro nel 2012, soprattutto a causa della voce sanità. Se poi consideriamo che i lavoratori degli enti provinciali saranno salvaguardati e le funzioni delle Province saranno conferite a Regioni e Comuni, il risparmio di spesa più tangibile ed immediato resta quello relativo ai compensi degli eletti nelle istituzioni provinciali: poco più di 100 milioni di Euro l’anno.

RISPARMI DI LUNGO TERMINE – Ma in realtà, il risparmio non si riduce solo a questo. Trasferendo ad esempio le competenze delle Province in materia di edilizia scolastica e gestione stradale alle Regioni, queste ultime avranno maggiore forza contrattuale per negoziare interventi di ammodernamento a minor prezzo. Ed ancora, trasferendo le funzioni di promozione del turismo alle Regioni, si potrebbero coordinare più sapientemente le risorse per un marketing territoriale che troppe volte in passato ha dato luogo a sovrapposizioni e sperpero di denaro pubblico. Anche il trasferimento dei lavoratori provinciali presso gli enti regionali consentirà, nel tempo, di rendere più efficienti le istituzioni territoriali, ad esempio con l’accentramento delle funzioni di staff e la riconversione di lavoratori in eccedenza a mansioni di linea, cioè di servizio al cittadino.

COSA CAMBIERA’ – Inoltre, l’abolizione delle Province, ed il passaggio delle loro attuali competenze in tema di smaltimento dei rifiuti alle Regioni, consentirà di gestire meglio a livello regionale le problematiche relative allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. A questo proposito si pensi ad esempio ai casi del Lazio e della Campania dove in passato si sono contrapposte Province con aree metropolitane molto densamente popolate e Province con aree interne quasi disabitate. Infine, la questione della vicinanza dell’ente pubblico territoriale va rivista alla luce dei moderni mezzi di comunicazione. Una volta la distanza dal capoluogo di Provincia, e dunque l’estensione della Provincia, era tarata al tratto che un cavallo poteva percorrere in un giorno. Oggi, grazie a più ramificati e veloci collegamenti stradali e ferroviari, ma anche ai collegamenti Internet, le istituzioni, pur accentrate in un capoluogo di Regione, possono essere ben più vicine di quanto fossero un tempo.

Alfonso Siano

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