lunedì, 19 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il retroscena – Processo Mediaset: il Cavaliere tenta la carta del Colle
Pubblicato il 10-07-2013


Pdl-Berlusconi-stop

Dopo il colpo di frusta imposto dalla Cassazione al Processo Mediaset, nel Pdl si è innescata nuovamente la faida interna tra falchi e colombe, mentre Berlusconi ha aperto una partita molto personale con il Colle, la cui posta in gioco è la sopravvivenza del governo Letta. Nessuno si aspettava che dal Palazzaccio arrivasse in venti giorni la convocazione della sezione feriale per l’ultimo grado di giudizio all’ex premier, accusato di frode fiscale e condannato, sia in prima istanza sia in appello, a quattro anni di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici, eppure la famigerata lentezza della macchina giudiziaria ha fatto uno strappo alla regola. Strappo che non è piaciuto affatto al Popolo della libertà che, ufficialmente, si è schierata compattamente dalla parte del proprio leader.

Ma le apparenze ingannano. Soprattutto in un partito come il Pdl, la cui divisione tra pacifisti (tutti di stretta osservanza democristiana) e bombardieri è diventata cronica, dunque insanabile. L’ennesima dimostrazione la si è avuta ieri sera, durante la riunione del gruppo della Camera. Non sono bastate, infatti, quattro ore di vertice per stabilire una linea unitaria sulle contromosse da adottare in difesa del Cavaliere. Eppure durante il pomeriggio, leggendo i commenti dei big sulle agenzie, sembrava quasi naturale che i falchi prendessero il comando delle operazioni. Da Santanchè a Bondi, da Brunetta a Capezzone, fino a Galan e a tutti i ministri pidiellini (Alfano per ultimo), l’imperativo categorico era “scendere in campo con azioni concrete”, tanto che nei corridoi di Montecitorio erano circolate (senza smentite o ammorbidimenti) già le prime ipotesi: Aventino dei parlamentari con relativo blocco dei lavori, dimissioni in massa della pattuglia Pdl a Palazzo Chigi o addirittura di deputati e senatori, una grande manifestazione popolare in piazza Cavour a Roma (sede della Cassazione). Invece ogni decisione è stata rimandata a questa mattina, quando il summit (forse allargato al gruppo di Palazzo Madama) riprenderà dopo la sospensione decisa per lasciare che la notte portasse consiglio.

Intanto Berlusconi ha annullato tutti gli impegni e si è chiuso nel fortino di Palazzo Grazioli. Nel pomeriggio ha ricevuto per due ore e mezza i maggiorenti del partito, poi si è tuffato nelle carte con i suoi legali, Niccolò Ghedini e soprattutto Franco Coppi. Il tempo stringe e le soluzioni per uscire dagli ingranaggi della giustizia sono ridotte al lumicino. Ecco perché i rumors rivelano che il Cavaliere vuole tentare la carta della disperazione con Napolitano. Nella partita a poker con il capo dello Stato, Silvio sa bene di poter mettere sul piatto l’unico bene che sta a cuore all’inquilino del Colle: la sopravvivenza del governo. Come già anticipato da questo giornale, infatti, il Presidente Napolitano, con ferma saggezza per accettare la rielezione, aveva preteso che al semestre di presidenza italiana del Consiglio d’Europa l’Italia si presentasse con Enrico Letta premier di un Esecutivo forte e in salute. Far cadere ora il governo vanificherebbe perciò gli impegni presi dallo stesso Napolitano con i leader dei Paesi europei in vista della importante scadenza di luglio 2014.

Per il nostro Paese, già declassato da Standard’s&Poors al rating BBB, e sotto costante attenzione dell’Ue, sarebbe un colpo ferale. Ma anche la condanna definitiva sarebbe devastante per Berlusconi, ecco perché il Cav, ormai alle strette, ha deciso di vestire i panni del novello Sansone che muore con tutti i Filistei. Con tanti saluti ai sogni di ripresa.

Dario Borriello

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