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Opinioni e commenti
 

Kyenge, dopo l’ultima “porcata” di Calederoli un’altra lezione di stile da un consigliere di Modica
Pubblicato il 21-07-2013


Cecile kyengeDavvero l’Italia deve attraversare un momento di profonda crisi culturale, sociale e di identità. L’episodio che avrebbe dovuto concludersi con l’immediata cacciata e messa alla berlina del prulirecidivo Calderoli che, nonostante abbia a più riprese mostrato il suo “spessore”, continua ad occupare la carica di vicepresidente del Senato, sembra aver risvegliato gli animi peggiori del Paese. E lo fa, paradossalmente, riuscendo nell’audace impresa di unire, purtroppo solo nell’ignoranza e nella bestialità, il Nord e il Sud. Questa volta, il nuovo attacco contro il ministro dell’Integrazione Cècile Kyenge arriva da un consigliere comunale di Modica eletto in una lista civica apparentata all’UdC, tal Giuseppe Grassiccia: sulla sua pagina Facebook, il fiero “patriota” siculo rispolvera addirittura il massacro di Kindu che ebbe luogo nel novembre del ’61, nell’allora Congo belga, e in cui persero la vita 13 avieri italiani impegnati in una missione umanitaria delle Nazioni Unite. «Ministro questa cosa è stata fatta dal suo amato popolo, lei non si permetta mai più a dare insegnamenti di civiltà agli italiani, lei deve tornare in Congo». Insomma, sembra proprio che il consigliere della lista “Fare Modica”, sia stato travolto da un ardore patriottico supportato da grandi e approfondite conoscenze storiche, forse apprese per caso durante le ore perse sul social network visto che il post, in realtà, sembra essere stato ricondiviso da un altro account Facebook dal nome pretenzioso, “Il vento del Nord”.

GRASSICCIA: “NON SONO ASSOLUTAMENTE RAZZISTA, PERO’…” –  Dopo il diffondersi della notizia subito sono partite le polemiche che hanno portato il “patriota Grassiccia” a dare sfoggio del meglio di sé. Prima rettifica con il più classico dei «non sono razzista e soprattutto non è mai stata mia intenzione di offendere la ministra italiana all’Integrazione come qualcuno sostiene». E poi parte con la bieca retorica del «ho tanti amici stranieri qui in Italia che rispetto e che mi rispettano, ho anche un bambino dalla Tanzania adottato a distanza da 6 anni e ne sono orgoglioso! Ma se qualcuno pensa che sia stato offensivo chiedo scusa umilmente». Scuse che non sembrano essere supportate da un processo di maturazione culturale e intellettiva visto che, poco dopo, il fiero consigliere Grassiccia afferma addirittura di non poter proprio «personalmente tollerare che in Italia arrivano clandestini da tutte le parti, vengono mantenuti come ‘signorì e i poveri italiani se ne stanno a casa senza privilegi, senza lavoro e senza CONSIDERAZIONE! ».

GRASSICCIA, LA GRANDE LEZIONE DI FILOSOFIA POLITICA – Insomma, se il consigliere Grassiccia non tollera l’arrivo dei clandestini in Italia, forse si può ben sperare in un’azione risolutiva rispetto al terribile problema che nemmeno Bruxelles è stata in grado di arginare dell’immigrazione clandestina. Ma, il consigliere modicano rassicura tutti: i suoi non saranno metodi violenti. «Io non incito nessuno alla violenza, anzi, ma dico solo che nell’amministrazione principale del proprio paese deve governare gente appartenente del paese stesso! La donna congolese in questione non la conosco e ovviamente non sono nessuno per giudicarla, ma se invece di essere integrata nel governo del nostro Paese, perché non si metteva a disposizione del Congo per risolvere i problemi del suo paese che purtroppo ne ha una miriade?!». Proprio una grande lezione di filosofia politica, non c’è che dire, alla quale Grassiccia aggiunge anche analisi geopoltiche e previsioni socio-demografiche di spessore: «io dico solo che sull’integrazione degli stranieri si deve disporre un freno, perché altrimenti fra qualche anno qui in Italia ci saranno più stranieri che italiani! magari fra qualche anno ci ritroveremo un presidente della repubblica anche straniero». E, infine, la chicca, quasi un manifesto: «Manca poco che gli stiriamo il tappeto rosso del benvenuto! io conosco tanti stranieri che lavorano qui in Italia onestamente, e ti dico anche che siamo amici, e meritano di stare nel nostro paese!».

LA CONDANNA DELL’ONU ALLE AFFERMAZIONI DI CALDEROLI – Intanto, ancora travolto dalla crisi sull’affaire kazaco, il nostro martoriato Paese inanella un’altra umiliazione internazionale. Le affermazioni di Calderoli nei confronti del ministro Kyenge sono «assolutamente scioccanti». La condanna arriva da Ginevra, per bocca del portavoce dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Rupert Colville, che ha commentato gli insulti di Calderoli affermando che si tratta di affermazioni «assolutamente scioccanti per chiunque la faccia, ma ancor di più se a formularla è una persona che è stata ministro del governo in passato e che ha un ruolo importante», ha detto Colville.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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