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Opinioni e commenti
 

La “calda” Estate del Pd che aspetta il congresso
Pubblicato il 01-07-2013


PD-Nazareno

Anche se non c’è ancora una data precisa per il Congresso e il tempo per la presentazione delle mozioni è lontanissimo, di candidati alla segreteria del Partito democratico ce ne sono già tre. Almeno quelli ufficiali: Gianni Cuperlo, Gianni Pittella e Pippo Civati. Ufficiosamente, però, ne sono molti di più. Capofila di questa particolare lista è Matteo Renzi, il quale non vuole rimanere scottato dalle regole, quindi non svela ancora le sue mosse e ogni tanto lancia qualche sasso nello stagno per vedere l’effetto che fa. Alle spalle del sindaco di Firenze, anche loro senza esprimersi definitivamente sulla scelta di correre o meno, si piazzano Stefano Fassina, Debora Serracchiani e un esponente degli Ecodem (ancora da decidere). Mentre più in disparte, ma pur sempre inseriti a pieno titolo tra i “papabili”, si collocano il premier Enrico Letta e Guglielmo Epifani, i quali ora come ora non possono scoprire le loro carte, altrimenti addio governo di larghe intese e addio ruolo di reggente.

Il Pd attuale è diviso tra formazioni che chiedono più sinistra e formazioni che preferirebbero un’anima più liberal. Queste ultime trovano rappresentanza nella figura di Matteo Renzi, il quale è riuscito a conquistare una buona fetta di consensi tra gli elettori italiani, ma non ancora le benevolenze del suo partito. Soprattutto a causa della sua crociata per la “rottamazione”. Tanto è vero che il sindaco di Firenze ha rivisto alcune sue posizioni e in queste ultime settimane sta guidando i suoi “oltre la rottamazione”. Perché non ha ancor sciolto le riserve sulla sua candidatura, invece, lo ha spiegato in un’intervista al “Frankfurter Allgemeine Zeitung”: “La sfida più grande sarebbe certamente la posizione di premier e per questo diventa importante il partito. Chi vince le Primarie aperte dovrebbe essere il candidato a guidare il governo. Certo, non vorrei diventare capo del Pd per cambiare il partito, ma per cambiare l’Italia”. Insomma, il segretario deve essere il candidato premier, come da Statuto originale. Posizione condivisa anche da alcuni dei suoi “nemici giurati”, come Rosy Bindi e Massimo D’Alema.

Il dibattito sulle regole, invece, non appassiona Pippo Civati, deputato, ex “socio” del rottamatore e ora battitore libero che sogna un Pd spostato a sinistra. In questi giorni sono circolati i suoi 101 punti per cambiare il partito, ma ad oggi nessuno a Largo del Nazareno scommette un centesimo sulla sua vittoria. Di sicuro non lo fanno i “giovani turchi”, che vogliono più o meno le stesse cose, ma tramite Matteo Orfini, oltre a punzecchiare a Renzi, offrono appoggio a Cuperlo, a scapito di quello che poteva essere il loro candidato ideale, l’attuale vice ministro Stefano Fassina (iscritto alla lista degli indecisi).

Nel cammino di avvicinamento al Congresso che eleggerà il successore di Bersani, ci sono anche figure particolari come quelle di Gianni Pittella e Debora Serracchiani. Entrambi disponibili a scendere in campo, ma allo stesso tempo pronti a fare un passo indietro per appoggiare Renzi. Infine ci sono i sostenitori di Letta, come Beppe Fioroni, che chiedono invece di separare le figure di segretario e candidato premier, proprio per non escludere dai giochi l’attuale presidente del Consiglio. Insomma, per il Partito democratico si preannuncia una nuova estate di fuoco, mentre il governo non riesce a decollare e Berlusconi rilancia il vecchio brand Forza Italia per recuperare i voti persi. Un mix esplosivo, da maneggiare con cura. Ma al momento, in Largo del Nazareno non si vedono artificieri.

Dario Borriello 

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