lunedì, 19 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’affare di Stato (kazako) spacca il governo: Alfano salvo, i renziani alla conta e Vendola furioso. Nencini: “L’ambasciatore kazako persona non gradita”
Pubblicato il 19-07-2013


Nencini-caso-kazako

Sono stati 226 i voti contrari, 55 a favore e 13 astenuti: non passa la mozione di sfiducia presentata da M5S e Sel nei confronti del ministro dell’Interno Alfano rispetto alla affaire “Kazakistan connection”. Tredici i senatori che si sono astenuti. “Dalla relazione Pansa è inoppugnabile il mancato coinvolgimento del governo e l’estraneità del ministro Alfano”, ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta. “Chiedo un nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”, ha aggiunto il premier, spiegando che “il voto che vi chiedo oggi non è solo sul no alla mozione di sfiducia verso Alfano”. Contro la mozione hanno votato tutti i gruppi della maggioranza (Pd, Pdl, Scelta Civica, Gal, autonomie); a favore Sel e M5S. Ad astenersi sono stati i senatori della Lega Nord. I senatori del Pd votano quasi tutti compatti il ”no” alla sfiducia nei confronti del ministro degli Interni, Angelino Alfano, ma incassano anche una spaccatura nel fronte dei senatori renziani. Dei 7 astenuti alla votazione dell’assemblea sulla linea da mantenere domani in Aula, solo 4 seguaci del sindaco di Firenze si sono dimostrati fedeli alla linea: si tratta di Marcucci, De Monte, Cuomo, a cui si aggiunge Ricchiuti, Casson, Puppato e Tocci. Si è parlato anche di Lucrezia Ricchiuti, mentre Corradino Mineo (Pd) non era presente in aula. Sicuramente meno dei 13 firmatari della richiesta formulata ieri al Pd di presentare una mozione di sfiducia a firma del partito nei confronti di Alfano. Dura anche la posizione espressa in Aula dal segretario del Psi Nencini: «Quello che converrebbe fare e che converrebbe chiedere, ora, subito, da parte del nostro ministro degli Affari esteri è che dichiarasse intanto persona non gradita l’ambasciatore kazako in Italia». In fatto di responsabilità accertate e teste cadute si è fatto troppo poco e probabilmente male. A parte le dimissioni del capo di gabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini, che hanno tutto il sapore di un “sacrificio” volontario per salvare il proprio “vassallo”, rispetto ad una vicenda così grave e inaccettabile, non si è andato a pescare responsabili soltanto nel bacino dei “pesci piccoli”. Da non derubricare a boutade la “una nota personale”, che in politica ha un peso specifico ben diverso, di Letta: “Non vorrei che su di me si commettesse un errore di valutazione: che la mia buona educazione venisse scambiata per debolezza”.

NESSUNA CONSEGUENZA PER CHI HA DETTO NO AD ALFANO – Ci saranno conseguenze per chi ha votato in dissenso? “Penso proprio di no” è la risposta del capogruppo Pd in Senato, Luigi Zanda, poi conferma che mercoledì si terrà l’assemblea dei senatori, una “riunione organizzativa” e a chi gli domanda ancora se si discuterà di chi ha votato in difformità dalle indicazioni replica: “Non c’è mai stata in tutta la nostra storia una discussione sul voto di uno o di un altro. La riunione è necessaria perché il gruppo è molto consistente”.

VENDOLA, E’ ANDATO IN SCENA IL COPIONE DELL’IPOCRISIA – Durissimo il commento del leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola: “È andato in scena il copione dell’ipocrisia. Credo che con il voto di oggi al Senato, il penoso, patetico, impudico salvataggio del ministro Alfano si sia determinata una lesione irreparabile sul volto dello Stato, sulla sua autorevolezza morale – ha aggiunto Vendola – da questo momento il Governo Letta è gravato da un’ombra morale, non solo da un’ipoteca politica. Sono prigionieri politici di Silvio Berlusconi”. Poi la stoccata finale al Pd: Se l’emergenza, l’emergenzialismo che viene invocato a ogni piè sospinto è il riparo anche per le vergogne ciascuno si assumerà la propria responsabilità, anche il Partito Democratico”.

NENCINI, LA RAGION POLITICA DEVE SOCCOMBERE ALLA RAGIONE DI STATO – Chiaro a tutti il fatto che il “pasticcio kazako” avrebbe potuto con le ,dimissioni di Alfano far scivolare rovinosamente il governo di larghe intese (già traballanti in partenza) alle elezioni anticipate. Di fronte a questo scenario, Nencini ricorda che «la ragion politica soccombe di fronte alla ragion di Stato, quando con questa si mostra incompatibile», e che «gli atti di responsabilità verso lo Stato che si serve vengono prima dell’appartenenza ad un partito» perché «si giura sulla Costituzione, e si serve non un partito, né un leader, ma un popolo». In sintesi di fronte a questo quadro la scelta dei socialisti è quella di «pretendere verità per quello che è accaduto». Anche a costo di «esigere un “colpo di reni” da parte dell’Esecutivo e forse anche una rilettura della maggioranza che la sostiene, se chi la sostiene talvolta lo fa con sospetto e invece chi non ha deleghe, nei momenti cruciali, le vota la fiducia».

I 5 PUNTI ANCORA “OSCURI” – Sono almeno 5 i punti sui quali, a detta del segretario socialista, fare chiarezza per responsabilità e rispetto nei confronti dello Stato. E nel farlo, il segretario socialista, sottolinea che offre il beneficio del dubbio rispetto alla ricostruzione dei fatti: «se la ricostruzione dell’accaduto è la verità di ciò che è accaduto». Innanzitutto, rimane da capire perché le istituzioni della Repubblica Italiana abbiano scelto una linea di azione in palese violazione dei diritti umani. Secondo, per quale ragione il Dipartimento di pubblica sicurezza si sia dimostrato così «eccessivamente prono alle pressioni dell’ambasciata kazaka». «C’è da chiedersi», dice Nencini rivolgendosi al presidente Letta, «dove sarebbe finito l’ambasciatore americano, se nel 1985 si fosse rivolto al Capo di Stato Maggiore o al comandante dei Carabinieri per ottenere la consegna di Abu Abbas». Terzo, «un’attività dei nostri Servizi che possiamo definire sorprendente»: e rispetto a questo punto Nencini chiarisce che «l’interpretazione del termine sorprendente» è affidata «alla sensibilità di ciascuno» dei presenti i Aula. Delle palesi «anomalie nella ricostruzione dei fatti accaduti, poi tacitate dal prefetto Procaccini». Infine, «il ruolo politico del Ministro dell’interno, di qualsiasi Ministro dell’interno, che non è, alla maniera di Fouché, soltanto un ministro di Polizia».

Roberto Capocelli

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Commenti all'articolo
  1. Direi che le parole di NENCINI dimostrino la qualita dei politici e le proprie responsabilita’, le parole di VENDOLA dimostrano l’ incoerenza e l’ inopportunita di appartenere a qualsiasi partito politico, perche un grande popolo non puo permettersi degli insolenti e opportunisti parassiti che continuano malgrado il nostro momento a rifocillarsi demolendo ogni possibile speranza.

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