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Opinioni e commenti
 

Larghe intese forzate per il semestre italiano in Ue. Chi ci guadagna?
Pubblicato il 06-07-2013


Governo Letta larghe intese

Che Pd e Pdl dovessero convivere forzatamente per il bene dell’Italia era chiaro a tutti. Ma che a imporre questo “matrimonio”, fossero gli impegni presi da Napolitano con i leader occidentali, di arrivare al semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea (luglio 2014) con Enrico Letta al comando di un esecutivo “forte”, sono in pochi a saperlo. Solo lontani dai riflettori, infatti, i protagonisti della politica ammettono che questa è una delle condizioni fondamentali imposte da Giorgio Napolitano per accettare la rielezione al Colle. E proprio in virtù di questo patto, i partiti della strana maggioranza scatenano fulmini e saette su ogni provvedimento, ma alla fine non fanno mai mancare i loro voti.

QUANTO “VALE” L’AGENDA LETTA? – Già che ci sono, però, almeno provano a monetizzare (in termini di consensi) quanto più è possibile sui temi dell’agenda Letta. Ognuno a suo modo e con le proprie difficoltà (il Pdl che ricorre a Forza Italia per tamponare l’emorragia di voti per il declino politico e giudiziario di Berlusconi, mentre il Pd prova a mettere la museruola a Renzi, l’unico ad avere reali chance di vittoria in caso di nuove elezioni). In principio fu l’Imu ad agitare le acque di Palazzo Chigi: la destra ne pretendeva la cancellazione e la sinistra volerla lasciarla a chi poteva permettersela. Le spade, poi, tornarono nei foderi quando fu scelto di rinviare le decisioni a fine agosto. La tregua durò fino al dibattito sull’aumento dell’Iva dal 21 al 22%: nessuno lo voleva, ma gli animi si infiammarono comunque per le accuse lanciate da Franceschini, che attribuiva al governo Berlusconi la paternità del provvedimento. Dopo mirabolanti botta e risposta, la polemica finì nel dimenticatoio appena il Cdm varò il rinvio del ddl.

I SAGGI? SI’ MA QUANTI SONO – Anche il dibattito sulla commissione dei 35 (ora 40) per le riforme ha creato problemi, soprattutto tra presidenzialisti e parlamentaristi. Ma per quello c’è tempo, visto che dovranno lavorare fino a ottobre, per volontà quirinalizia. Ciò che ha fatto scricchiolare davvero la maggioranza, invece, è stato lo scontro sull’acquisto degli F35. Dopo settimane di fibrillazione, però, Pd, Pdl e Scelta civica hanno comunque votato una mozione comune.

PROVINCE E IMU, QUI SI FA IL GOVERNO O SI MUORE – In questi giorni, infine, si sono aperti altri duelli all’arma bianca: sul pagamento dei primi 40 miliardi contratti dalla P.A. e sull’abolizione delle Province dopo la bocciatura della Consulta alla norma del governo Monti. Per quest’ultimo problema, Letta e i suoi hanno deciso la via della legge costituzionale. Poca roba, però, rispetto al pagamento degli arretrati della Pubblica Amministrazione. Il Pdl promette che farà avere alle imprese i loro soldi, mentre il ministro dello Sviluppo economico, Zanonato (Pd), mette le mani avanti dicendo che “sarà difficile”. E visto che i guai non vengono mai da soli, ecco arrivare per Letta un assist dal Fmi, che rischia però di trasformarsi in un boomerang. Il Fondo monetario internazionale, infatti, suggerisce all’Italia di lasciare l’Imu per non scassare i conti. Letta ovviamente non batte ciglio (anche se qualche sorrisetto sotto baffo gli sarà scappato), mentre il suo vice Alfano risponde che stavolta il suggerimento non sarà ascoltato e i falchi del Pdl azzannano alla gola di Francoforte.

UNA ROAD MAP PER NON PERDERSI – Per tutti questi provvedimenti, comunque, il governo ha varato una road map di sette punti. E in Parlamento c’è già chi scommette su nuovi rinvii. Del resto, la strana maggioranza dovrà pur passare il tempo fino al 2014. E solo allora si capirà chi ci avrà guadagnato di più dalla lunga campagna elettorale delle larghe intese… forzate.

Dario Borriello

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