sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le priorità per la crescita secondo il FMI
Pubblicato il 08-07-2013


Crescita ItaliaNegli ultimi giorni si è dibattuto molto sull’invito del Fondo Monetario Internazionale all’Italia di mantenere l’IMU. Riguardo questa questione il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha già ribadito che l’IMU, così come la conosciamo oggi, sarà superata, confermando quanto già annunciato nel discorso con cui ha raccolto la fiducia delle Camere. Ma, a parte l’IMU, quali sono gli altri suggerimenti dati dal Fondo Monetario al nostro Paese per mantenere il credito dei mercati finanziari e far ripartire la crescita economica? Un obiettivo dal quale siamo ancora lontani se, come previsto, quest’anno il nostro PIL fletterà del 1,8% e solo nel 2014 è atteso un ritorno ad un livello positivo. Secondo gli analisti del Fondo, le debolezze strutturali del nostro Paese possono ancora essere indicate nella bassa produttività, in un ambiente poco propizio alle attività imprenditoriali ed in un settore pubblico troppo esteso e costoso.

ENERGIA E GIUSTIZIA FONDAMENTALI PER LA COMPETITIVITA’ – Per aumentare la competitività del nostro sistema produttivo, secondo il FMI occorre innanzitutto affrontare due grandi temi: quello del prezzo dell’energia, che in Italia arriva a costare fino al 40% in più rispetto a Francia e Germania, e quello della giustizia, la cui inefficienza e lentezza disincentiva gli investimenti dall’estero. Su entrambi questi punti, però, difficilmente a breve ci saranno miglioramenti, visto che da un lato le politiche energetiche dispiegano i loro effetti nel lungo termine e dall’altro il terreno giudiziario risulta alquanto irto di ostacoli per un Governo dai fragili equilibri. Sempre al fine di aumentare la produttività, il FMI propone anche di aumentare la flessibilità dei contratti di lavoro, in particolare prevedendo contratti con un livello crescente di tutele legato all’avanzamento dell’anzianità di lavoro, di favorire la contrattazione collettiva di secondo livello, che tenderebbe ad allineare maggiormente compensi con obiettivi, e di ridurre le aliquote IRPEF sui redditi da lavoro del coniuge, in modo da stimolare il lavoro femminile. Secondo i calcoli del Fondo Monetario, se solo riuscissimo a colmare metà del gap in termini di disoccupazione che ci separa dal resto d’Europa avremmo un beneficio in termini di PIL di circa il 2,5% di qui al 2018.

LIQUIDITA’ ALLE BANCHE DALLA BCE – Con riferimento al difficile contesto in cui le nostre imprese si trovano ad operare, il Fondo sottolinea come la crisi abbia eroso attivi e profittabilità delle banche italiane, che hanno visto triplicare dal 2007 i crediti inesigibili. Questo, a sua volta, ha ridotto le nuove erogazioni da parte degli istituti di credito nostrani, generando un ambiente poco propizio allo sviluppo delle iniziative imprenditoriali. Il FMI fa anche notare come se da un lato è vero che le banche italiane sono fortemente capitalizzate, tanto da essere già in linea con gli obiettivi di Basilea III, dall’altro il perdurare di uno scenario macroeconomico avverso comporta per le banche il rischio di perdite e la possibilità che il cuscinetto di capitale disponibile sia rapidamente eroso. A tale proposito occorre che la BCE riapra i rubinetti di liquidità e che sia implementata quanto prima l’Unione Bancaria Europea, in modo da evitare una “concorrenza regolamentare sleale” da parte di banche appartenenti a Paesi diversi dell’Unione.

PRIVATIZZAZIONI PER RIDURRE IL DEBITO – Infine il settore pubblico, sul quale occorre intervenire per ridurne l’inefficienza. Su questo tema, il FMI suggerisce soprattutto di agire a livello locale, dove occorre procedere velocemente alla privatizzazione di patrimonio e servizi pubblici, anche e soprattutto con l’obiettivo di abbattere l’enorme mole di debito pubblico.

NON RIDURRE ULTERIORMENTE LE TUTELE DEI LAVORATORI – A ben vedere, dunque, le ricette liberiste del Fondo vanno ben aldilà del mantenimento dell’IMU di cui tanto si è parlato e possono costituire spunti di riflessione per un Governo che si prefigge di essere al servizio del Paese. Certo, si tratta di spunti da elaborare cum grano salis, soprattutto per quanto riguarda le tutele sul lavoro, un terreno su cui i lavoratori hanno già dato, sia con il Governo Monti che con il Governo Letta. Non si deve dimenticare, infatti, che a fronte della riduzione delle tutele dell’articolo 18 il Governo Monti aveva previsto un ruolo meno significativo per i contratti a termine. Il pacchetto prevedeva, per disincentivare le imprese a sostituire l’assunzione a tempo indeterminato con una serie di contratti a tempo determinato, che dovesse trascorrere un periodo alquanto lungo tra un contratto a tempo determinato ed il successivo. Ora il Governo Letta ha accorciato nuovamente i tempi tra un contratto a tempo determinato e l’altro, accompagnando questa misura con un incentivo fiscale all’assunzione a tempo indeterminato di alcune categorie di lavoratori. Ecco perché è chiaro che non è più il fronte della flessibilità del lavoro il terreno su cui il Governo è chiamato ad intervenire. A parte il lavoro e le riforme costituzionali, è bene che il Governo cominci ad affrontare seriamente altre questioni – energia, privatizzazioni, giustizia – che, come suggerito dal FMI, sono fondamentali per la ripresa della nostra economia.

Alfonso Siano

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