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Opinioni e commenti
 

L’estate calda di Rajoy e i presunti fondi neri al PP: i socialisti ne chiedono le dimissioni
Pubblicato il 18-07-2013


Rajoy-PPLa mite estate spagnola sembra non esistere per Mariano Rajoy, primo ministro spagnolo e leader del Partito Popolare (PP). L’estate di Mariano è molto caldo, e le temperature ogni giorno aumentano, tanto che l’emergenza incendi dai boschi delle assolate terre iberiche si è spostata nella madrilena calle Genova, sede del PP, dove l’aria per Rajoy e il gruppo dirigente del partito che guida il governo spagnolo inizia a farsi davvero irrespirabile. Questo 2013, iniziato male con la pubblicazione da parte del quotidiano El Pais delle copie dei documenti che dimostrano un articolato e minuzioso sistema di tangenti e finanziamenti illegali al partito, sta continuando peggio.

LE PRESUNTE TANGENTI DEL PARTITO DI RAJOY – Negli appunti si possono leggere commissioni e pagamenti extra per Rajoy, accusato di aver intascato circa 25.000 euro quando era ministro del governo di Aznar, e di aver ricevuto uno stipendio extra in contanti dal 2008 al 2010, abiti confezionati su misura per alt(r)i dirigenti, baroni locali che ricevevano donazioni da parte di imprenditori in cambio di appalti, ai quali vanno aggiunti pagamenti in nero a ministri e dirigenti, il tutto segnato accuratamente dall’ex tesoriere Luis Barcenas. Lo scorso gennaio sembrava poco più di un pettegolezzo sbattuto in prima pagina, ma oggi è lo stesso Barcenas ad ammettere che quelli pubblicati da El Pais erano parte del suo archivio riguardante la documentazione del finanziamento illegale del PP.

L’INDIGNAZIONE DEI CITTADINI SPAGNOLI – Va ricordato che all’epoca a negare, prima l’esistenza e poi l’autenticità degli appunti resi pubblici, non fu solo lo stesso Barcenas, ma con lui l’intero PP. «La contabilità del partito è una sola, chiara, trasparente e sotto il controllo della Corte dei Conti» dichiarava lo scorso gennaio Maria Dolores de Cospedal, segretaria generale. Ma la reazione degli spagnoli non tardò ad arrivare. I cittadini, già provati dalla crisi economica e da un cambio politico che con l’avvento dei Popolari al governo non ha migliorato lo stato delle cose, diedero il via a numerose manifestazioni di protesta, scesero in piazza contro i tagli allo stato sociale di fronte alla sede del partito di Rajoy, chiedendo a gran voce le sue dimissioni.

RICHIESTE LE DIMISSIONI DEL PRIMO MINISTRO – Il leitmotiv per il gruppo dirigente del PP era uno solo, negare. Rajoy in primis: «È falso, totalmente falso, non ho mai ricevuto denaro in nero né nel partito, né altrove», e ha continuato a declinare alcuna responsabilità anche durante l’ultima conferenza stampa, rilasciata due giorni fa. A chiedere le dimissioni di Rajoy, da giorni, è anche il partito socialista che spinge il primo ministro a riferire d’urgenza in Parlamento circa le accuse di finanziamenti illeciti al suo partito. «Ho chiesto al primo ministro di lasciare il posto a un altro. Ritengo – afferma il segretario del PSOE Alfredo Perez Rubalcaba – che con me sia anche la maggioranza degli spagnoli a chiederlo». In sintonia con il leader dei socialisti è anche la storica rivale per la segreteria del partito, Carme Chacon, ex ministro della Difesa, che oggi va all’attacco dei Popolari, dichiarando che «è umiliante per milioni di spagnoli onesti che Mariano Rajoy continui a rimanere capo del governo dopo le ultime dichiarazioni di Barcenas. Un comportamento che scredita il nostro Paese agli occhi del mondo». L’ex ministro ha poi sottolineato che «per l’opposizione è un dovere usare tutti i metodi legali per far si che questo signore che appare sulle televisioni degli spagnoli con la scritta Presidente del governo si dimetta quanto prima».

Sara Pasquot

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