martedì, 18 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Letta studia il rimpasto: Alfano solo vice premier e renziani nella squadra del governo
Pubblicato il 22-07-2013


Alfano-LettaVisto dall’esterno di Palazzo Chigi, il voto che ha salvato Angelino Alfano dalla sfiducia appare una vittoria di un governo attaccato alla poltrona, e decisamente a trazione berlusconiana. Nelle stanze del “potere”, invece, ciò che è successo al Senato è solo l’inizio di una battaglia interna che potrebbe terminare con un rimpasto strategico dell’Esecutivo in autunno.  Il pressing per convincere il responsabile del Viminale a rassegnare le dimissioni è già stato avviato, e può diventare solo più asfissiante col passare delle settimane. Enrico Letta ha dovuto ingoiare rospi troppo amari per tollerare oltre le “leggerezze” del suo vice premier.

I DUE PRESIDENTI – Il presidente del Consiglio, davanti al Parlamento, ma in realtà di fronte al mondo, ha dovuto difendere il suo ministro dell’Interno, nonché braccio destro, dicendo di credere che gli sarebbero stati taciuti passaggi fondamentali di un’operazione portata a termine in palese violazione delle leggi internazionali sui diritti dell’uomo, da funzionari di specchiata integrità, che infatti negano gli addebiti, intestandosi solo la loro parte di colpa. Oltretutto, le molteplici “criticità” emerse dalla ricostruzione dei fatti presentata da Alfano, ha costretto anche il presidente della Repubblica a spendersi in prima persona per tacere le rimostranze di uno dei suoi pupilli, Matteo Renzi, pur di evitare conseguenze catastrofiche per il governo. L’irritazione di Napolitano non sarà sfuggita però al vice premier, e soprattutto al suo leader, Silvio Berlusconi, che all’uscita da Palazzo Madama, a braccetto con il capogruppo del Pdl Renato Schifani, non ha voluto rilasciare dichiarazioni per rivendicare la vittoria politica, ma alla domanda se gli sia piaciuto il discorso di Letta in Aula, ha risposto con un esplicito “moltissimo”. Anche se qualcuno dei presenti giura di ricordare che abbia detto “soltanto molto, non esageriamo”.

ELOGIO FUNEBRE PER IL SOLDATO ALFANO – Questo silenzio, interpretano alcuni dei suoi fedelissimi, è il suo modo di dare l’assenso al cambio di alcuni ministri, oltre “all’elogio funebre della carriera politica di Alfano”. Il segretario del Pdl, infatti, dovrebbe perdere gli Interni ma restare vice premier. Tra gli altri indiziati a lasciare (questi definitivamente) le poltrone ministeriali, invece, ci sono nomi che fanno clamore, come quelli del responsabile dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e del titolare dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. Entrambi sono stati al centro di polemiche destabilizzanti: il primo sui Imu e Iva, il secondo, proprio negli ultimi giorni, su presunte minacce di espulsione dal Pd per chi avesse votato la sfiducia ad Alfano.

UNA POLTRONA PER RENZI – Ovviamente le quote di partito saranno rispettate e per ogni ministro sostituito ne arriverà un altro dello stesso colore politico. Il che significherebbe aumentare la pattuglia (almeno in quanto a presenze, non a voti in Consiglio dei ministri) berlusconiana a Palazzo Chigi, visto che Alfano dovrebbe lasciare libera la casella del Viminale.  Il rimpasto servirebbe al premier anche per mettere a segno un colpo importante per alleggerire il peso del suo compito dalle polemiche. I rumors di Palazzo sussurrano, infatti, che la strategia del pisano Letta sia quella di offrire a qualche elemento vicino al fiorentino Renzi le poltrone dei ministri uscenti. Pescando magari tra i suoi ex seguaci passati al fianco del sindaco. Almeno così il governo si risparmierebbe qualche fibrillazione, pur rispecchiando i Natali del suo premier: continuerebbe a pendere, ma con il principale competitor “azzoppato” correrebbe molti meno rischi di cadere.

Dario Borriello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento