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Opinioni e commenti
 

Loro Piana acquistata dal magnate Arnault. Le passerelle italiane si tingono dei colori francesi
Pubblicato il 09-07-2013


Loro Piana-venduto-francesiUn altro duro colpo al prezioso “Made in Italy”: anche il marchio “Loro Piana” parlerà francese. Il noto gruppo italiano, leader mondiale nella lavorazione del cashmere e delle lane rare, ha infatti ceduto l’80% delle sue quote al marchio di lusso Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennessy S.A.) di Bernard Arnault. Si allunga dunque la lista dei marchi italiani conquistati dal re del lusso francese par excellence: dopo Fendi, Bulgari, Emilio Pucci, Rossimoda ieri è stato il turno della rinomata azienda, fondata nel 1924. Solo pochi giorni fa il gruppo del lusso aveva rilevato l’80% delle quote della storica “Pasticceria Confetteria Cova”, simbolo di Milano. Grande soddisfazione è stata espressa dalle controparti dell’operazione finanziaria, mentre il “Made in Italy” risulta sempre più compromesso. 

L’OPERAZIONE DI ACQUISTO – Il re del lusso francese ha acquistato l’80% del capitale del quasi centenario marchio italiano per la cifra di due miliardi, lasciando Sergio e Pier Luigi Loro Piana azionisti con il 20% delle quote, e mantenendo le loro funzioni alla guida del gruppo. «La nostra famiglia è fiera di associare oggi il nostro nome al gruppo Lvmh, in grado di rispettare i valori della nostra azienda, la sua tradizione ed il desiderio di proporre ai suoi clienti dei prodotti di qualità ineccepibile». A sua volta Arnault ha definito “Loro Piana” «una società rara per la qualità unica dei suoi prodotti, in particolare i suoi prodotti tessili in cashmere, e rara per le sue radici familiari che risalgono a sei generazioni». Il magnate francese ha poi aggiunto che il suo gruppo condivide con “Loro Piana” «gli stessi valori, sia familiari che aziendali, la ricerca permanente della qualità». Il re del lusso si è poi detto «convinto» che il gruppo Lvmh «possa apportare un forte contributo al futuro della loro piana che possiede grandi potenzialità».

SEMPRE PIÙ IN PERICOLO IL “MADE IN ITALY” – Con l’avvento della legge 166 del 2009 è avvenuto il pieno riconoscimento del 100% “Made in Italy” che – insieme alle parole “pasta” e “pizza” – è l’espressione che richiama l’idea di “prodotto italiano”, e che rappresenta un valore riconosciuto in tutto il mondo. Con la normativa si è inoltre concretizzata la conseguente emanazione della garanzia attraverso la certificazione, ossia una serie di accurati controlli, l’unico modo perché la qualità sia certificata e garantita nel tempo. I controlli sono volti a certificare che l’intero ciclo produttivo del prodotto sia totalmente realizzato in Italia. La profonda e duratura crisi economico-finanziaria non ha risparmiato nessun settore, nemmeno quello della produzione artigianale e industriale italiana. Emblematica e preoccupante è stata dichiarazione di fallimento – lo scorso gennaio – da parte del marchio “Richard Ginori”, colosso della porcellana dal 1735 che lo scorso gennaio è stata dichiarata ufficialmente fallita.

Silvia Sequi

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