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Opinioni e commenti
 

Monasterace, il sindaco antimafia getta la spugna. Nencini: “Ripensaci, la Calabria ha bisogno di gente come te”
Pubblicato il 09-07-2013


Lanzetta-dimissioniPer alcuni politici la “lotta alla criminalità” è solo uno spot da inserire nel programma per raccogliere consensi in tempi di elezioni. Soprattutto al Sud, dove il fenomeno è tangibile, questo spot fa sempre effetto. Maria Carmela Lanzetta, invece, ha fatto qualcosa di diverso e straordinariamente più efficace di una promessa elettorale ai suoi concittadini. Quando nel 2011 si è candidata per la carica di sindaco di Monasterace, comune di circa 3500 abitanti della provincia di Reggio Calabria, ha detto di voler combattere le mafie, e lo ha fatto davvero. Almeno fino a ieri, quando ha deciso di spogliarsi della fascia tricolore dopo che la giunta, la sua giunta, le ha voltato le spalle mentre intraprendeva l’ennesima battaglia contro la ‘Ndrangheta.
Il sindaco Lanzetta voleva, infatti, che il Comune si costituisse parte civile nel processo contro il boss Benito Ruga, l’imprenditore Aladino Grupillo e il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Vito Micelotta, accusati di abuso d’ufficio e falso ideologico, in base alle indagini degli inquirenti che hanno dimostrato come gli imputati avrebbero manovrato gli appalti dell’Amministrazione e garantito alla cosca Ruga il monopolio del movimento terra. Il Comune di Monasterace aveva già fatto questo passo in udienza preliminare contro il suo dipendente pubblico, ma il primo cittadino era fortemente intenzionato a richiedere l’estensione a tutti i protagonisti della vicenda “al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalla commissione dei reati”.

Purtroppo, però, è stato decisivo il no dell’assessore al Personale, Clelia Raspa, cui la malavita organizzata aveva dato alle fiamme l’auto soltanto pochi giorni fa. Troppo per il sindaco Lanzetta, che non se l’è sentita di andare avanti. “Ha provocato un vulnus politico-amministrativo rispetto alle linee guida presenti e future sulla legalità e sul rispetto delle regole che la sindacatura della sottoscritta ha sempre posto come principio di riferimento per qualsiasi azione intrapresa dal e per il Comune di Monasterace – ha spiegato in un comunicato -. Rassegno quindi le mie dimissioni perché avrei molte difficoltà personali ad amministrare il Comune sulla base di questa vulnerabilità. Ritengo che sia giusto lasciare anche per la grande stima che che nutro per l’assessore che ha votato contro”.

Il primo cittadino calabrese, cui la malavita ha già incendiato la farmacia, crivellato di colpi la macchina e la saracinesca del negozio, però, ha detto chiaramente di non sentirsi affatto “intimorita, ma incompresa” e ha subito informato della sua scelta il presidente della Camera, Laura Boldrini con una lunga e accorata lettera. Intanto, una volta diffusa la notizia delle dimissioni, il mondo politico, dal centrosinistra al centrodestra, si è mobilitato per cercare di farle cambiare idea.

Tra i primi a far sentire la sua vicinanza al sindaco di Monasterace, ormai ribattezzata “sindaco antimafia” dai media, è stato il segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini: “Ho avuto il piacere di conoscere Maria Carmela Lanzetta. È una donna coraggiosa, libera e autonoma. Una guida autorevole delle istituzioni – ha detto il leader riformista -. Le faccio un appello perché ci ripensi e ritiri le dimissioni, per rimanere al servizio della sua cittadina, come ha fatto fino ad ora, seppure con difficoltà e sacrificio personale”. Perché, ha spiegato l’esponente del Psi, “la Calabria ha bisogno di vivere una stagione nuova. E per farlo – conclude Nencini – ha bisogno ancora di donne come lei”.

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