giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Occupazione, l’allarme dell’Osce: un giovane italiano su due è precario
Pubblicato il 16-07-2013


Giovani precariAnche nel 2014 i giovani senza lavoro sono destinati ad aumentare. Questa volta a lanciare l’allarme è l’organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (Osce) secondo cui quasi il 53% dei lavoratori – tra i 15 e i 24 anni – ha un’occupazione precaria. Il dato è contenuto nell’Employment Outlook” elaborato dall’organizzazione su dati di fine 2012, una percentuale pari al doppio rispetto a quella del 2000. «La disoccupazione giovanile in Italia a fine 2012 è arrivata al 35,3% – ha rilevato il report Ocse – La percentuale di senza lavoro nella fascia under 25 è più elevata tra le donne (37,5%) che tra gli uomini (33,7%). Nel 2012, la disoccupazione in Italia è cresciuta a un ritmo più elevato rispetto all’insieme dell’Unione europea, e ora è «un punto percentuale più elevata della media dei Paesi Ue». A metà 2012 il dato italiano era invece in linea con la media. A fine maggio, la disoccupazione nel nostro Paese ha toccato quota 12,2%, dopo un aumento «quasi continuo» nei due anni appena trascorsi.

IN AUMENTO LA DISOCCUPAZIONE  – Secondo le previsioni dell’organizzazione internazionale la disoccupazione in Italia è destinata ad aumentare, e nell’ultimo trimestre del 2014 dovrebbe aumentare di quasi mezzo punto percentuale, attestandosi al 12.6% rispetto al 12.2% di fine maggio 2013.

IL DIRETTORE LAVORO E AFFARI SOCIALI OSCE: RIFORME LAVORO NELLA GIUSTA DIREZIONE – Secondo Stefano Scarpetta, direttore della divisione Lavoro e Affari Sociali dell’Osce, le riforme adottate recentemente in Paesi come Italia e Spagna «vanno nella giusta direzione», ma «richiederanno tempo per produrre effetti positivi rilevanti». Scarpetta ha inoltre sottolineato l’utilità del cosiddetto “pacchetto lavoro” approvato il mese scorso dal governo Letta, ma «funzionerà – ha sottolineato l’economista – solo se sarà parte di un insieme più ampio, di riforme strutturali per riportare l’economia alla crescita».

IL FENOMENO DELLA NEET GENERATION – Scarpetta si è inoltre soffermato sul preoccupante fenomeno dei cosiddetti neet (acronimo che sta per “not in education, employment or training”: giovani, tra i 15 e i 29 anni, che non trovano un’occupazione, né precaria, che non tentano più di cercarla e non partecipano a nessun processo, né di formazione, né di inclusione sociale, ndr). «Riportare un giovane inattivo al lavoro è molto costoso, – ha spiegato l’economista – perché sono andati persi anni di esperienza occupazionale e di contributi previdenziali. Non avere partecipato per anni al mercato del lavoro significa creare anche un esercito di pensionati poveri».

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