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Opinioni e commenti
 

Pdl, i tre giorni (finti) del condor Berlusconi
Pubblicato il 11-07-2013


Camera

Alla fine la montagna partorì il topolino. Dopo quattro ore di vertice martedì sera, e un’intera notte di contatti e telefonate, ieri mattina il Pdl non ha trovato di meglio, per difendere il proprio leader, che chiedere tre giorni di stop alle attività parlamentari (Aula e Commissioni), ottenendone, però, solo uno. Anzi, metà, perché ieri alle 15 era in programma il question time con il premier Enrico Letta. Ma, come fa notare un berlusconiano di stretta osservanza, “anche se ci siamo fermati solo 4 ore mercoledì, il giovedì si fa sempre poco e il venerdì è alle porte, così abbiamo dato ai nostri elettori l’impressione di aver vinto il braccio di ferro con gli alleati-avversari”.

Assemblea nazionale permanente, questa la motivazione ufficiale addotta dal Pdl. Un atto di protesta contro la decisione della Cassazione di calendarizzare per il 30 luglio, presso la sezione feriale, il terzo grado di giudizio per Silvio Berlusconi nel processo Mediaset (per cui è stato condannato a 4 anni oltre all’interdizione dai pubblici uffici sia in primo grado, sia in appello), è invece la realtà dei fatti. Al partito di via dell’Umiltà serve tempo per organizzare le vere contromosse per i prossimi 20 giorni, che si preannunciano caldissimi. E al Cavaliere per mandare un messaggio forte al Colle che stavolta fa sul serio, e non avrebbe nessuna pietà nel far cadere il governo in caso di conferma della condanna.

Berlusconi sa di poter battere su un tasto dolente per il capo dello Stato: il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea (luglio-dicembre 2014), in vista del quale il presidente della Repubblica aveva dato, al momento della sua rielezione, garanzie ai leader degli altri Paesi membri e ai vertici istituzionali dell’Ue, che l’Italia si sarebbe presentata all’appuntamento con un governo forte, guidato da un uomo delle istituzioni come Enrico Letta. La partita a scacchi è difficile, ma non impossibile da vincere per il dominus del centrodestra. Gli occorre, però, una rete dei suoi che lo aiuti a stringere d’assedio Pd e Quirinale. Perché l’obiettivo è quello di far passare la tesi del “perseguitato politico”, giocando sulla celerità del Palazzaccio, che in effetti non ha precedenti nella storia.

In quest’ottica va visto il via libera di Palazzo Grazioli ai falchi, che comunque dovranno concordare preventivamente ogni mossa col Capo prima di agire. Così come l’allineamento soft delle colombe è utile per mantenere intatto anche il profilo istituzionale. Questa strategia del doppio binario, di lotta e di governo, è dovuta, dicono in gran segreto alcuni fedelissimi del Cavaliere, al fatto che una via d’uscita per Berlusconi esiste ancora. Da qualche ora, infatti, nel Pdl si è diffusa la voce – non smentita – che alla fine in Cassazione si possa trovare una soluzione che accontenti tutti: la variazione del reato. Che non sarebbe più evasione fiscale, perché all’epoca dei fatti il Cav non aveva alcun incarico in Mediaset, bensì appropriazione indebita.

In questo caso, l’imputato Berlusconi potrebbe usufruire della prescrizione, che è già scattata da tempo. Ovviamente l’ex premier non si fa grandi illusioni, ma spera comunque nell’appoggio in extremis di quella parte di sinistra che, lontana dai riflettori, giudica un’anomalia la sua eventuale uscita dalla scena politica per via giudiziaria. Non è granché come prospettiva per Berlusconi, ma il tempo stringe e di frecce al suo arco ne sono rimaste così poche da non potersi permettere di fare pure lo schizzinoso.

Dario Borriello

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