giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Standard&Poor’s declassa l’Italia
Pubblicato il 10-07-2013


StandardePoorsStandard&Poors ha declassato ancora una volta l’Italia. Il merito di credito del nostro Paese scende di un gradino, passando da “BBB+” a “BBB”. Le prospettive restano negative e, secondo l’agenzia di rating statunitense, vi è una possibilità su tre che il rating possa essere degradato ulteriormente nel corso del 2013 o 2014.

TROPPE DIVERSITA’ DI VEDUTE SULLE FINANZE PUBBLICHE – La principale ragione del declassamento risiede nell’andamento della nostra economia. Secondo gli analisti di Standard&Poor’s il Prodotto Interno Lordo dell’Italia dovrebbe flettere dell’1,9% nel 2013. A fine anno il debito pubblico dovrebbe attestarsi al 129% del PIL e senza un avanzo primario delle finanze pubbliche, cioè prima del pagamento degli interessi, superiore al 5% non assisteremo in futuro ad un calo dell’enorme mole di debito. Secondo Standard&Poor’s gli obiettivi di bilancio sono sempre più a rischio, visti i differenti approcci nella copertura del disavanzo statale da parte dei Partiti al Governo, con rinvii su decisioni importanti – leggasi sospensione dell’IMU e dilazione dell’aumento IVA – che potrebbero essere il preludio di un film già visto: quello dell’incapacità di decidere che a fine 2011 ci stava portando sul baratro.

NIENTE CRESCITA E COMPETITIVITÀ IN CALO – Ma, aldilà dei numeri contingenti il problema dell’Italia resta la crescita. Da oltre un decennio il Belpaese non cresce e, secondo l’agenzia di rating, ciò dipenderebbe sia dalle rigidità del contesto produttivo che dal costo eccessivo dei mezzi di produzione, dal costo del lavoro a quello dell’energia. Ad ulteriore testimonianza del calo di competitività dell’Italia, la perdita tra il 1999 ed il 2012 di circa un terzo della nostra quota di commercio mondiale.

TASSI DI INTERESSE TROPPO ELEVATI SCORAGGIANO INVESTIMENTI – Ulteriore nota dolente è che, nonostante una politica monetaria espansiva senza precedenti da parte della Banca Centrale Europea, il livello dei tassi di interesse applicati dalle banche italiane resta troppo elevato, disincentivando così i nuovi investimenti delle imprese. Queste ultime dovrebbero beneficiare dei 40 miliardi di Euro che lo Stato ripagherà loro nel corso del 2013 e 2014. Tuttavia, se da un lato queste somme potrebbero contribuire a far ripartire gli investimenti, dall’altro andranno ad aumentare il debito pubblico e la spesa per interessi, con effetti dunque contrastanti sull’economia del nostro Paese. Le uniche note positive arrivano dall’export che ha portato in positivo il saldo delle partite correnti.

IL GOVERNO GOVERNI – Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Il declassamento deriva da temi ben noti a chi siede sui banchi del Governo, solo pochi giorni fa peraltro richiamati anche dal Fondo Monetario Internazionale. Si opinerà che il peso delle agenzie di rating si è ridotto nel tempo così come pure la loro credibilità, ma non si può non convenire che l’Italia non è ancora uscita dallo stato di crisi, resta un sorvegliato speciale e, in queste condizioni, guadagnare tempo dinanzi ai mercati è possibile, ma solo fino ad un certo punto. Il Governo non si limiti a vivacchiare e faccia il suo mestiere.

Alfonso Siano

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