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Opinioni e commenti
 

Teatro, in scena “L’ombra di Antigone”. Il regista Guicciardini: «L’opera riprende Antigone laddove Sofocle l’aveva abbandonata»
Pubblicato il 18-07-2013


Teatro-Antigone-scena
Un ampio prologo per far capire e ricordare, in primis, la storia di Antigone alle persone. Poi per mettere a confronto due versioni del capolavoro di Sofocle: quella razionale e lucida di Bertolt Bretch e quella emotiva, fatta di invenzione appassionata e sorprendente de “La tomba di Antigone” di Marìa Zambrano che prolunga la storia del personaggio femminile sofocleo, immaginando una continuazione del suo destino. “L’ombra di Antigone”, pièce teatrale diretta dal Maestro fiorentino Roberto Guicciardini, riedizione del testo filosofico-poetico-teatrale del 1967 della filosofa e saggista spagnola – sarà in scena da questa sera fino al 24 luglio, nell’ambito della LXVII Festa del Teatro, a San Miniato. Il regista dirigerà un cast di attori in cui spiccano i nomi di Fiorenza Brogi, Bob Marchese e una giovane compagnia di artisti di Palermo. All’Avanti! Guicciardini ha spiegato che «l’opera di Zambrano riprende il personaggio femminile di Antigone laddove Sofocle lo aveva abbandonato».

Maestro, questa sera il debutto de “L’ombra di Antigone”, pièce teatrale liberamente tratta da “La tomba di Antigone” di María Zambrano.

Non è propriamente così. Si tratta di una riedizione. Il testo è fedele all’originale dell’opera della filosofa e saggista spagnola. Ho solo apportato qualche taglio.

È la prima rappresentazione integrale in Italia?

Sì, a Roma è stato rappresentato un monologo, qui invece vengono rispettati anche i dialoghi.

Si può parlare di rivisitazione in chiave filosofica del personaggio sofocleo?

Esatto, Zambrano riprende il personaggio femminile laddove Sofocle lo abbandona. Il drammaturgo ateniese si ferma alla decisione di far morire viva la ragazza in una tomba. La saggista ispanica parte proprio da lì, dalla tomba, facendo evocare ad Antigone tutti i personaggi della sua vita. La ragazza non riesce infatti a comprendere perché viene trattata in quel modo, si interroga e interroga tutti per capire le ragioni di quella condanna e trovare la verità. In tal modo scopre il suo destino, e alla fine lo accetta.

Secondo lei qual è il significato più profondo e meno percettibile della figura di Antigone?

Nella tomba in cui Antigone è sepolta viva si potenzia il significato fondamentale della sua figura mediatrice fra amore e conoscenza. Antigone è una figura profetica, “figura dell’aurora della coscienza”, sul crinale fra una visione arcaica dell’uomo e una nuova definizione dell’esistenza. Trovo inoltre interessante il riferimento autobiografico di Zambrano che, insieme alla sorella, era stata esiliata dal regime del dittatore Francisco Franco. La saggista spagnola ha dedicato questo lavoro teatrale alla sorella che aveva avuto il coraggio di dire  “no” alla dittatura. In un certo senso anche Antigone si era ribellata alla tirannia di Creonte, il nuovo re di Tebe.

Perché ha deciso di adattare sul palcoscenico l’opera di Zambrano?

Per me è stata una lettura toccante, mi aveva colpito la forza espressiva del brano. Ho poi scoperto che in Spagna Marìa Zambrano è molto nota, in Italia meno. Ho letto altri suoi libri, ardui, è indubbio. Ma se riesci a decifrarli, poi ne rimani folgorato.

Silvia Sequi

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