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Opinioni e commenti
 

Thank you for Abu Omar: wanted? No l’ex agente CIA a capo del sequestro è al sicuro negli USA
Pubblicato il 21-07-2013


Iman-Abu-Omar

E’ atterrato negli Stati Uniti. Bob Seldon Lady era partito venerdì da Panama su un aereo speciale, come avevano rivelato indiscrezioni sul “Washington Post” poi confermate da fonti del Dipartimento di Stato. L’ex agente Cia, coinvolto nel sequestro dell’imam Abu Omar, è tornato in libertà dopo essere stato fermato a Panama in seguito ad un mandato d’arresto italiano. La Farnesina ha reagito dichiarando di prendere atto del rientro di Seldon Lady negli Usa, sottolineando che rispetta le decisioni di Panama. Mentre il ministero degli Esteri panamense ha spiegato che l’ex 007 è stato rilasciato perché non esiste alcun trattato di estradizione con l’Italia e perché la documentazione inviata da Roma era «insufficiente». Lady è stato arrestato giovedì scorso e trattenuto solo per 24 ore: il ministro Cancellieri aveva chiesto la conferma del fermo e riteneva di avere due mesi per chiederne l’estradizione (anche se in assenza di un trattato bilaterale). Un altro caso di schiaffo alla sovranità nazionale dell’Italia da parte degli Usa (storico alleato dell’Italia) e un altro colpo alle relazioni diplomatiche tra Roma e Washington.

LE TRATTATIVE SEGRETE – La liberazione di Lady sarebbe arrivata dopo trattative condotte dietro le quinte tra Panama, Washington e alcune persone di fiducia dell’agente residenti negli Usa. E del resto le autorità del piccolo stato, molto legato agli Stati Uniti, avevano creato nelle ultime ore una sorta di muro attorno ad un caso spinoso. Il direttore del servizio immigrazione, Javier Carillo, contattato dai media, ha affermato che il nome di Lady «non gli diceva nulla» e che nessuna persona con quel nome era trattenuta dai suoi uomini. Sulla stessa linea diversi responsabili della sicurezza. Al contrario il quotidiano «La Prensa» aveva sostenuto che l’ex funzionario era stato bloccato, mercoledì, insieme ad una donna colombiana mentre cercava di entrare dal Panama in Costa Rica. I doganieri di quest’ultimo paese – secondo la versione – lo avevano rispedito indietro perché non aveva pagato una tassa turistica. E a quel punto era stato preso in consegna dai panamensi che avrebbero scoperto l’avviso di arresto dell’Interpol.

I SOGGIORNI A PANAMA – Una ricostruzione che non convince. Sembra anche che Lady viaggiasse con propri documenti e si fosse presentato quale «turista». In realtà è noto che l’uomo della Cia trascorreva lunghi periodi a Panama, usata come punto d’appoggio per la sua attività nel campo della sicurezza privata. Non sarebbe certo una sorpresa se Washington avesse usato le sue proprie leve per ottenere la liberazione di Lady cercandone il rimpatrio per sottrarlo alla Giustizia italiana e a domande scomode.

LO STUPORE DEL MINISTRO CANCELLIERI – «Con grande stupore sono costretta a constatare che la nostra domanda è stata disattesa senza plausibili spiegazioni». Così il guardasigilli Anna Maria Cancellieri, che si dice «profondamente rammaricata per l’epilogo della vicenda dell’ex capocentro della Cia Robert Seldon Lady. Il Ministero della Giustizia, rileva Cancellieri, «una volta informato tramite Interpol che Seldon era stato arrestato a Panama, aveva immediatamente fatto tutti i passi diplomatici per chiedere il fermo provvisorio al Governo di Panama per poi attivare la procedura per l’estradizione».

DAMBRUOSO (SC): DIFFICILE ARRIVO IN ITALIA DI SELDON LADY – «L’Italia non ha con Panama un trattato di estradizione: sarà difficile concretizzare l’arrivo in italia di Robert Seldon Lady» ha spiegato Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo che per otto mesi fu titolare delle indagini sul caso Abu Omar. Dambruoso, oggi deputato di Scelta Civica, ha poi sottolineato che l’agente “Bob” era «il punto di riferimento del gruppo Cia che arrivò a Milano nel 2003. Il suo ruolo fu davvero importante in quella che fu la “rendition” di Abu Omar. Per questo ha infine rimarcato il Questore della Camera – è stato riconosciuto colpevole e condannato definitivamente dalla Cassazione. La giustizia, sebbene lenta, procede però nel suo difficile percorso».

LA VICENDA ABU OMAR – Dieci anni fa l’imam di Milano Abu Omar, sospettato di intrattenere legami con ambienti terroristici, venne sequestrato nel capoluogo lombardo e trasportato alla base aerea di Aviano. Da qui, fu poi trasferito via aerea in Germania e poi definitivamente in Egitto, dove fu imprigionato senza accusa e senza aver subito un regolare processo, nonché ripetutamente torturato. Il sequestro si consumà il 17 febbraio 2003 ad opera di un commando della Cia con la collaborazione di agenti italiani. Il sequestro avvenne nell’ambito della politica, decisa dall’amministrazione americana, delle “extraordinary renditions”: cittadini sospettati di appartenere alla rete di Al Qaeda venivano prelevati illegalmente e trasportati in paesi alleati, soprattutto in Nord Africa e Medioriente, per essere sottoposti a tortura.

Silvia Sequi

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