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Opinioni e commenti
 

Voto di scambio, Saviano vs Mattiello: è polemica sul progetto di riforma della legge
Pubblicato il 25-07-2013


Saviano-piazza

Non solo l’editoriale di Roberto Saviano sul quotidiano “Repubblica”. La nuova formulazione del cosiddetto scambio elettorale politico-mafioso – regolamentato dall’articolo 416-ter del Codice penale italiano – ha suscitato parecchi malumori. Il progetto di legge, già licenziato martedì alla Camera, doveva essere approvato ieri a Palazzo Madama, ma la Commissione Giustizia del Senato ne ha rinviato l’esame del testo. La richiesta, avanzata dal Pd con Giuseppe Lumia, di riaprire i termini per gli emendamenti, pur lasciando la sede deliberante, dovrà essere ora esaminata dall’ufficio di presidenza della Commissione, convocato per lunedì prossimo. Nel frattempo l’editoriale critico di Saviano – secondo il quale la norma mette a rischio alcuni importanti processi in corso sui rapporti mafia-politica – ha contrariato e non poco il deputato Pd, relatore del progetto di legge.

MATTIELLO (PD): SAVIANO POTEVA CHIAMARMI – «Roberto poteva anche chiamarmi, ci conosciamo da tempo, combattiamo le stesse battaglie gli avrei spiegato tutto». Non ha nascosto il suo dispiacere Davide Mattiello, deputato democratico nonché relatore del progetto di legge che ha accolto le critiche «legittime» mosse da Saviano, ma che avrebbe auspicato di potersi «confrontare con lui». «Questo testo è il primo vero tentativo di normare l’innesco del reato di concorso esterno che è la forza della mafia» ha concluso l’ex coordinatore di “Libera”, noto gruppo antimafia nato nel 1995.

IL TESTO DEL PROGETTO DI LEGGE E I DETRATTORI – Il testo – frutto di un compromesso, già siglato alla Camera la scorsa settimana scorsa tra Pdl, Pd e Scelta civica – recita così: «Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate dal primo comma». A scatenare le polemiche sono alcune parole contenute nel testo: per esempio l’avverbio “consapevolmente” comporta che l’inchiesta giudiziaria debba dimostrare l’effettiva consapevolezza dello scambio, mentre la parola “procacciamento” va a sostituire l’originaria “promessa”. Infine gli anni di pena non arriverebbero a dodici, ma si fermerebbero a dieci, rischiando di compromettere numerosi processi in corso, tra cui quelli che riguardano Cosentino, Ferraro e Fabiozzi.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Al di là di tutte le più buone intenzioni che possiamo riconoscere a Saviano e al destino di processi in corso, il suo discorso porta ad una china che ci farebbe uscire dallo stato di diritto, perchè abbandona la ricerca della prova per dimostrare il reato (nella fattispecie l’avere cercato voti e fatto campagna elettorale per un politico da parte di mafiosi ) e accetta che un qualsiasi mafioso, picciotto o capo, possa portare al giudizio un politico solamente affermando che lui o il suo capo gli avevano promesso voti. Questo metodo, che falsamente si richiama a Falcone e Borsellino che non inseguivano furori ideologici, ma incalzavano i mafiosi per incastrarli con prove inoppugnabili, sta portando i mafiosi o suoi accoliti a spiegarci la vera storia d’Italia, a gestire un potere di condizionamento della politica immenso nella misura in cui incrociano furori moralistici di magistrati che ritengono che il loro ruolo è fare la guerra alle mafie e alla malapolitica e salvare l’Italia. Mi dispiace Saviano, ma, pur continuando ad esprimerti tutta la mia solidarietà, preferisco lo stato di diritto, anche perchè sono convinto che è la strada migliore per sconfiggere le mafie.

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