martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

BERLUSCONI ASPETTA L’AGIBILITA’ POLITICA PER “GRAZIA RICEVUTA”, MA NON ESCLUDE LE URNE E LETTA ACCELLERA SULLA RIFORMA DEL PORCELLUM
Pubblicato il 19-08-2013


Letta-Porcellum

Dal meeting di Cl, Enrico Letta rilancia il tema della riforma elettorale. Il premier è totalmente sintonizzato sulla lunghezza d’onda del capo dello Stato, grande sostenitore del superamento del Porcellum, e annota l’impegno nell’agenda di governo. Anche perché l’incertezza degli atteggiamenti pidiellini, oltre alle divisioni nel Pd in vista del Congresso, non consentono grande spazio di manovra; quindi, per prudenza, è meglio correre ai ripari in caso di ritorno alle urne. Eventualità che Napolitano respinge, ma che l’esperienza gli impedisce di escludere dal novero delle possibili soluzioni, anche solo per evitare inasprimenti di un clima già rovente dopo la condanna in via definitiva del Cavaliere per evasione fiscale.

LETTIANI IN CAMPO – Mentre nel Pd si rafforzano i due blocchi, renziani e antirenziani, i fedelissimi del premier lanciano un nuovo documento per “salvare” il governo in caso di bufera. Sembra scritto per tenere a bada il sindaco di Firenze, ma l’estensore Francesco Boccia sostiene invece che è rivolto a tutti quelli che intendono candidarsi alla guida del Nazareno per dimostrare spirito di sacrificio per il bene superiore dell’Italia e del partito. In pratica, i contendenti, firmando il testo, si impegnano (se eletti) a non far cadere il governo Letta nemmeno se Berlusconi si sfilasse dalla maggioranza. Un patto che in molti giudicano, però, un cappio al collo del Pd qualora Silvio giocasse un tiro mancino dei suoi. E l’atteggiamento dello stesso presidente del Consiglio, rilanciando l’urgenza di modificare la legge elettorale in tempi brevi, non fa che alimentare i timori degli scettici. Soprattutto tra i fedelissimi di Renzi, che lo giudicano fuori tempo, visto che nel campo degli alleati-avversari è la confusione, mista a rabbia, il sentimento più diffuso: un pericolo mix che potrebbe rispedire l’Italia alle urne in tempi brevi.

ASPETTANDO LA MANNA DAL COLLE – In effetti, non c’è un filo logico evidente nella strategia di Berlusconi, eppure le mosse (apparentemente) sconclusionate del Cavaliere colpiscono nel segno (Quirinale e ala trattativista del Pd). Nel suo “buen retiro” di Arcore studia il Codice di procedura penale, il Regolamento del Senato e una pila di sentenze e precedenti. Sottolinea i passaggi che ritiene attinenti al suo caso e li sottopone al professor Coppi e al fido avvocato Ghedini. Ma il tarlo che gli scava il cervello è la paura che Napolitano lo lasci solo nel braccio di ferro coi democratici sulla decadenza da parlamentare. Al Cavaliere serve lo scranno per difendersi da eventuali nuovi procedimenti giudiziari, e se lo perderà tirerà giù il castello delle larghe intese come quelli di sabbia. Ma anche se questa eventualità si verificasse, Berlusconi non avrebbe nessun vantaggio concreto: le elezioni anticipate non cancellerebbero la condanna, non fermerebbero la Corte d’Appello di Milano nella riformulazione della pena accessoria, non garantirebbero alla sua Forza Italia una maggioranza schiacciante, ma soprattutto si esporrebbe al rischio politico della discesa in campo del suo “incubo” Matteo Renzi. Ecco perché Berlusconi insiste sul pressing a Napolitano in nome “dell’interesse superiore del Paese”. Di Silvio si può dire di tutto, ma non che non sappia farsi i suoi calcoli, e se ancora non ha mandato a ramingo il governo, vuol dire che non ne trova convenienze. Meglio insistere per ottenere un provvedimento di clemenza, senza però cospargersi il capo di cenere chiedendola. Ma Napolitano lo ha già detto e scritto: senza una richiesta ufficiale, la grazia se la scorda.

Dario Borriello

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