giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

BERLUSCONI FUORI CONTROLLO LANCIA ULTIMATUM A LETTA E NAPOLITANO, MA IL PREMIER MOSTRA I PRIMI SEGNI DI INSOFFERENZA
Pubblicato il 21-08-2013


Letta-Napolitano-Berlu

La palla rimbalza sempre più velocemente nella metà campo di Letta e Napolitano. A calciare la sfera avvelenata è Silvio Berlusconi, stufo di aspettare una soluzione dal Colle ai suoi guai giudiziari “che non arriva mai”, e preoccupato che il periodo di studio del caso, chiesto dal Quirinale, sia soltanto uno stratagemma per chiudere la finestra del voto in autunno. Se così fosse, il Cav sarebbe costretto a sottoporsi al giudizio del Senato sulla decadenza (sempre più probabile) da parlamentare, senza nemmeno poter sventolare l’arma delle urne sotto il naso degli avversari-alleati.
CONSIGLIO DI GUERRA – Ormai nel Pdl nessuno prova più a far ragionare il Capo. Anche nel “consiglio di guerra” convocato ieri ad Arcore, i falchi e le colombe annuivano senza quasi aprire bocca, alle parole di Berlusconi. E anche quando qualcuno ci provava, era solo per dare ragione al leader. Terminato il vertice, però, in più di un partecipante sono sorti grossi dubbi, soprattutto sulla convinzione del Cavaliere che facendo saltare il governo se il Pd voterà per la sua decadenza da senatore, farà ricadere le colpe del fallimento sui democrat. Sarà così per i berlusconiani duri e puri, ma non c’è alcuna certezza che nell’elettorato moderato passìno gli stessi messaggi. In fin dei conti, Silvio è stato condannato in via definitiva per evasione fiscale, non per le sue idee politiche. Al di là delle buone intenzioni di qualcuno che ha realmente a cuore le sorti del Cav, nei fatti comunque tutti rimangono in silenzio per evitare di attirare gli strali del Capo, che ha lanciato un ultimatum anche al Quirinale: se non commuta la condanna in pena pecuniaria, il banco salta.

LETTA AMARO – Le vibrazioni rabbiose di Berlusconi arrivano fino al premier Letta, che in Austria mostra segni evidenti di insofferenza più che di rassegnazione. In questo periodo gli va tutto storto: il documento dei suoi fedelissimi per mettere la mordacchia a chi vuole cambiare il Pd è stato bocciato senza appello da quasi tutte le aree, mentre il governo è appeso ai destini di Silvio, che ogni giorno ne spara una a seconda dell’umore con cui si sveglia. E in questo temporale politico di fine estate, ci sono i dossier Imu e rigore Ue ad abbattersi come fulmini sul tetto di Palazzo Chigi. E se la casa non è solida, i colpi della crisi rischiano di tirarla giù prima che ci riesca Berlusconi.

ESTATE DI FUOCO PER NAPOLITANO – Chi osserva preoccupato l’evolversi (o l’arenarsi, a seconda dei punti di vista) della situazione, è Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato credeva di aver indicato a tutti la strada da seguire con il messaggio diffuso alla vigilia di Ferragosto. Non si faceva illusioni che le forze politiche lo rispettassero alla lettera, ma che prendessero spunto dalle due parole almeno ci sperava. Invece niente è cambiato. La tregua è durata pochi giorni, poi destra e sinistra sono tornate a incrociare le spade in un duello che rischia seriamente di far saltare i progetti del Colle in vista del semestre di Presidenza italiana del Consiglio d’Europa (luglio-dicembre 2014). Molti commentatori ripetono che Napolitano si dimetterebbe piuttosto che sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, ma nella situazione in cui si trova oggi l’Italia difficilmente il capo dello Stato metterebbe il carico da 90 alla crisi. E se si trovasse costretto a rispedire il Paese alle urne, chi lo conosce bene è pronto a scommettere che Napolitano non la farebbe passare liscia ai responsabili. Berlusconi in primis.

Dario Borriello

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