martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Craxi non è Berlusconi
Pubblicato il 22-08-2013


Oggi si fa un gran parlare di questa analogia. Berlusconi avrebbe in mente di rivolgersi alle Camere come fece Craxi nel lontano 1993. E dunque in molti si esercitano sulle traversie giudiziarie di entrambi e sulla fine che accomunerebbe il primo al secondo. Ha ragione Rino Formica a prendere le distanze da quella che a lui, e anche a me, pare una forzatura davvero inaccettabile. È vero che Craxi, come Berlusconi oggi, gridò contro le indagini e le condanne politiche di una magistratura strabica. Ma Craxi lo faceva in nome di un sistema di partiti che era stato a lungo finanziato in modo irregolare. Oggi Berlusconi è invece condannato per un reato comune, evasione e truffa fiscale, che avrebbe commesso da semplice cittadino, in qualità di patron del gruppo Mediaset. E il parallelo ci riporta immediatamente alla differenza di sistema nel quale hanno vissuto i due leader. Craxi nelle repubblica dei partiti, Berlusconi in quella post identitaria. Craxi era figlio del Psi, Berlusconi di Mediaset. Dietro Craxi non c’era che il suo partito, contro di lui si mobilitarono non solo una parte della magistratura, ma tutti i giornali e le televisioni, comprese quelle di Berlusconi, che pure di Craxi era stato a lungo amico e sostenitore, potentati economici, probabilmente anche potenze straniere, che il segretario socialista aveva osato sfidare. Possiamo dire che a favore di Craxi si schierarono solo l’Olp di Arafat e il presidente tunisino. Decisamente poco. A favore di Berlusconi oggi stanno poteri politici, economici, mediatici di assoluta rilevanza. Quando Craxi venne travolto dalle inchieste fini il Psi e la sua influenza politica ed elettorale. Da quando Berlusconi ha dovuto fronteggiare la sue vicende giudiziarie non solo non è diminuito il peso politico ed elettorale del suo partito, ma neppure la condanna in terzo grado pare abbia scalfito la sua influenza. E questa considerazione rimanda necessariamente a quella precedente e cioè al diverso grado di potere dei due. In fondo Craxi era un uomo solo e il suo partito era un soggetto indipendente. Si era slegato anche finanz
iariamente da reti straniere e al suo sostentamento pensava in assoluta autonomia, utilizzando anche relazioni come quella intessuta da Craxi con Berlusconi, che quest’ultimo ha sempre negato. Il paradosso tutto italiano era quello di vedere nel 1994 Craxi “latitante” in Tunisia e Berlusconi, che di Craxi era stato sostenitore, presidente del Consiglio. Tutta italiana invero questa vergognosa anomalia. In fondo dalle parole del giudice Esposito emerge una grande novità, che rimanda questa si a Craxi e alle sue condanne. Il giudice napoletano, nella sua napoletanissima intervista, ha voluto precisare che quel “non poteva non sapere”, a proposito della condanna di Berlusconi, è una “stoppitaggine”. Un non senso giuridico. E che il patron di Mediaset è stato condannato perché sapeva. Ecco Craxi venne condannato per quella stupidaggine. E anche questo differenzia i due.

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Commenti all'articolo
  1. L’analogia sta nell’uso della politica per aumentare il potere economico ( Berlusconi ) e nell’uso del denaro per aumentare il potere politico ( Craxi ) . Certo questo utilizzo e’ figlio di epoche diverse di modi e linguaggi diversi, ma non vanno condannati ?
    Le ho scritto che i socialisti hanno a mio avviso un problema storico ( qualche storico direbbe che vent’anni sono pochi per una analisi approfondita ) . Ma il partito dovrebbe aver il coraggio di affrontarlo proprio in questi giorni dove il parallelismo tra Craxi e Berlusconi viene continuamente riproposto .

  2. La fine non accomuna i due . Il fine accomuna i due da una parte l’uso disinvolto del potere politico con fondi economici non regolari, evasione ( Berlusconi ). Dall’altro la creazione di un fondo economico non regolare per l’accrescimento di potere politico ( Craxi ) .
    Continuo a credere che questo sia il momento per affrontare un problema storico dei socialisti per capire se il partito vuole affrontare seriamente le vicende degli anni 80/90 scorso secolo, oppure continuare a piangersi addosso.
    Lo conferma il suo articolo, che l’OLP e il dittatore tunisino siano stati gli unici al fianco di Craxi la dice lunga sulle vicende che investirono l’ex segretario di partito. Credo che siamo difronte alla consapevolezza che OLP e Tunesia non erano attori disinteressati.

  3. Il ragionamento fila. Restano le condanne della Magistratura, che, dopo tre gradi di giudizio, o si accettano o si invita a prendere le armi. I socialisti accettiamo le sentenze perché riconosciamo il principio di legalità operante nella democrazia italiana che abbiamo contribuito a fondare e a sviluppare in maniera decisiva. Prenda le armi chi alla democrazie chiede e chiede, sempre senza dar nulla. Siamo il partito di Matteotti, di Morandi, di Nenni, di Lombardi, di Pertini, tutta gente che ha stampato il nome dei socialisti sullo stemma della Repubblica italiana. E non ce lo svendiamo certo per uno come Berlusconi.

  4. Evitiamo confusioni, Craxi grido’ contro le condanne e indagini perchè non toccarono tutti i partiti. Infatti il p.c.i. fu salvato perchè rientrava in un disegno strategico fra una parte della magistratura e dei gruppi di potere che volevano impadronirsi del paese Italia senza passare dal consenso popolare. Anche una parte del P.S.I contribui frettolosamente ad eliminare il consenso popolare che aveva nel Paese.

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