martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

DOVE OSANO LE COLOMBE
Pubblicato il 27-08-2013


Senato

Chi pensa che i giochi siano fatti rischia di sbagliarsi di grosso. Le strade sono ancora praticabili, in un senso o nell’altro. La linea data dal Cavaliere ieri tiene banco anche oggi tra le fila dei suoi ma anche tra chi, fuori dal Pdl, spera che le larghe intese continuino o che, in estrema ratio, ci sia spazio per fare il bis. Un Letta-bis. E quindi messi a tacere i falchi, in queste ore a volare alto sono solo le colombe. Sembrerebbe si voglia tornare ad una delle tante exit strategy possibili, studiata e come le altre accantonata perché non immune da criticità. Si torna a coccolare l’idea di prendere tempo affidando alla Corte costituzionale il ricorso sulla legge Severino. Con l’obiettivo di rimandare la decadenza del senatore Silvio Berlusconi. Una linea di condotta, come già previsto, che potrebbe intaccare la stabilità di governo se perpetrata oltre il tempo massimo.

PER GRAZIA RICEVUTA – Tra i tanti che provano a cacciare dal proprio cilindro conigli “sacrificali” va annoverato anche l’ex premier Mario Monti che apre all’ipotesi di grazia per Berlusconi: “I casi eccezionali vanno affrontati con provvedimenti d’eccezione, ad esempio la grazia, che non troverei affatto scandalosa proprio per il ruolo che Berlusconi ha avuto”. Peccato che il Professore pur conoscendo l’art. 87 della Costituzione che regola appunto uno dei poteri spettanti al capo dello Stato – non a caso Napolitano ne ha fatto ampia menzione nella sua nota – trascuri la sentenza costituzionale n.200 del 2006 che permette l’uso della grazia unicamente per «eccezionali esigenze di carattere umanitario». Ricordiamo poi che il presidente della Repubblica nel suo primo settennato ha graziato Joseph Romano, l’agente della Cia a capo del rapimento di Abu Omar. In questo caso le ragioni furono non di carattere umanitario, ma di ragion politica (internazionale). Se avallassimo l’ipotesi Monti la grazia al Cavaliere dovrebbe rientrare in uno dei suddetti casi. Più agevole parrebbe far ricorso alla commutazione della pena da detentiva a pecuniaria. Sallusti docet.

LA COLOMBA VIOLANTE E IL RICORSO ALLA CONSULTA – Ma su questi cieli neri volano solo colombe pur se le turbolenze si fanno sentire. A tirare dritto per la sua linea garantista ci pensa il democratico Violante che lancia il suo “schema”. Né pregiudizi, né violazione dei diritti della difesa di Silvio Berlusconi. Il «saggio» del Pd (della commissione sulle Riforme) lancia un appello accorato ad ascoltare i dubbi tecnici sollevati da giuristi e rivendicati dal Pdl contro la decadenza immediata del Cavaliere. Come la legittimità di rivolgersi alla Consulta, o di interpellare la Corte di Lussemburgo. Giacché la legalità, ha ricordato Violante al partito legalitario, «impone di ascoltare le ragioni dell’accusato». Così, all’indomani del richiamo, mentre il Pdl esulta con Francesco Giro («Parole incoraggianti che prefigurano un lodo»), in giunta si avverte una maggiore cautela per evitare strumentalizzazioni.

GELIDA REAZIONE DEM – Gelida, però, la reazione dei vertici Pd. Fassina risponde al suo collega di partito senza peli sulla lingua: “Violante è autorevole esperto e giurista, ma certo non rappresenta la posizione del Pd”. Secondo il viceministro la trincea è pronta a reggere al fuoco dei berlusconiani: “Non mi risulta che ci siano differenze rispetto alla linea di Epifani, c’è un’assoluta convergenza”. Nessun cedimento al Cavaliere, insomma, in nome della stabilità.

I FALCHI DELLA GIUNTA – In Giunta per le immunità, però, a svolazzare sembrano essere soprattutto i falchi e l’aria che tira è ben più burrascosa. Fermo sulle sue posizioni il capogruppo Felice Casson: “Non c’è possibilità di un ricorso alla Consulta. Questo perché nel sistema costituzionale se una legge non va bene è il Parlamento a rifarla, non delega a un altro organo. E poi la giunta è un organo para-giurisdizionale, di nomina politica. Non un organo giurisdizionale”. Stefania Pezzopane non immagina altro che un giudizio rapido sul Cavaliere: “Per noi è impensabile che la giunta faccia ricorso. E a inizio legislatura questa impossibilità è stata sostenuta con particolare attivismo dai membri del Pdl… “. Sul fronte dei giuristi Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte costituzionale “Non mi pare  –  afferma  –  che ricorra il presupposto di un ricorso alla Consulta. Dovrebbe in ogni caso essere l’Aula del Senato a sollevare la questione, e non la Giunta. Ma sarebbe singolare che a sollevare la questione sia lo stesso organo che ha approvato la legge e che potrebbe deliberarne la modifica”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Ritengo che questo dibattito intorno alla decadenza da senatore di Berlusconi sia stucchevole ed anche irriguardoso verso i cittadini Italiani con problemi molto più gravi. Concordo comunque completamente su quanto detto dal presidente emerito della Corte Mirabelli. Evidenzio altresì che la legge Severino è stata applicata fino a questo momento per tantissime persone, anche del PDL, e a nessuno è venuto in mente di sollevare una eventuale incostituzionalità della stessa. Facessero una volta tanto i seri ! Sono amareggiato e mi dispiace che anche da parte socialista, leggo a riguardo, acrobazie verbali ammantate di garantismo con lo scopo di far perdere solo del tempo all’applicazione di una condanna e mettendo così Berlusconi uguale davanti alla legge.

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