giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Esposito come Fierro. Chella là, chella là
Pubblicato il 07-08-2013


Adesso mica voglio trasformare Berlusconi in martire. Ma che ci sia un alto presidente della Cassazione che dopo una sentenza, e prima ancora che vengano diffuse le sue motivazioni, accetta di essere intervistato da un giornale e si diffonde in dialetto napoletano sulle cause della condanna, non era davvero prevedibile. Potrei diffondermi ancora sulla doppia anomalia italiana, sui due conflitti d’interesse, quello di Berlusconi e anche della magistratura politicizzata. Ma qui c’è anche un alto livello di imprevidenza e di superficialità. Per non usare altri e più offensivi vocaboli. Il magistrato Esposito non stava mangiando una pizza con la famiglia. Stava parlando con un giornalista, e che il giornalista fosse “così insistente” è davvero puerile come giustificazione.

Come la smentita, smentita da un nastro registrato. Parlava in generale Esposito? Davvero non supponeva si riferisse a Berlusconi? L’imprevidenza, o inopportunità, come ha riconosciuto la stessa Anm, si trasforma qui in dabbenaggine. Come testimonia quel suo discorrere in napoletano, chillo cà e chillo là. Con tutto il rispetto per una nobile lingua che tanto ha regalato all’arte e alla musica, Esposito si è così trasformato anche lui in un soggetto da commedia di De Filippo. E, soprattutto, quel “chillo là e chillo cà”, mi ricordano un motivetto del vecchio Aurelio Fierro. E quella sua sapida canzone sulla sua donna che lo aveva lasciato regalandogli la sua riconquistata libertà. Davvero benedetta sia Chella là. Anche Esposito, con la sua “inopportuna intervista” regalerà la libertà a Berlusconi?

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Commenti all'articolo
  1. Dobbiamo sempre ricordare che chi fa le leggi è il Parlamento e quando ci sono troppe leggi “nessuna legge”. I magistrati non fanno nient’altro che applicarle. Sono del parere che nel caso Esposito i giornalisti hanno fatto in modo di estorcergli la “gaffe” e il giudice c’è cascato. Comunque la sentenza era già stata emessa e la motivazione è quella dell’appello o vogliamo giustificare comunque Berlusconi e i berlusconiani con tutta la gazzarra che stanno facendo.
    Forse ancora ci sono dei riflessi condizionati sulla vicenda Craxi
    avvenuta vent’anni fa. Per me Craxi doveva battersi dalla galera e non distruggere il PSI e l’idea stessa di Socialismo regalandoci questi venti anni di “autocrazia”. Il comunismo si distrugge in altro modo battendosi per la GIUSTIZIA SOCIALE e la LIBERTA’.

  2. Urge chiarire la posizione di Del Bue. Nell’editoriale precedente non prende posizione, come Ponzio Pilato si lava le mani, accusando i giudici, la sinistra, Berlusconi . Senza prendere una posizione definitiva .
    In questo editoriale ” arieggia “sul superficiale giudice. Dimenticando che la sentenza e’ stata commentata per primo dal colpevole. Che in un canale nazionale di proprietà a potuto tenere un bel discorso . Invece di scandalizzarsi per questa assurda possibilità si concentra sulla inopportuna intervista.
    Siamo talmente abbituati alle prevaricazioni di Berlusconi che neppure ci scandalizziamo . Alla faccia della giustizia e della democrazia. Insomma da che parte stiamo ?

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