giovedì, 23 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IL GOVERNO “SENZA FILI”: BERLUSCONI LOGORA LETTA PERCHE’ NAPOLITANO GETTI LA SPUGNA
Pubblicato il 22-08-2013


Letta-Berlusconi

Ormai non passa giorno senza che da Berlusconi o dalle frange più “estremiste” del Pdl non arrivino messaggi minacciosi per il governo e le larghe intese. L’oggetto del contendere è sempre lo stesso: la “agibilità politica” del leader della destra, che entro ottobre dovrà decidere se scontare la condanna in via definitiva per evasione fiscale ai domiciliari o ai servizi sociali. Ma che per il 9 settembre dovrà sottoporsi al giudizio della Giunta per le elezioni prima, e dell’aula di Palazzo Madama poi, per stabilire se la sentenza lo rende incandidabile o meno, quindi decaduto dalla carica di senatore. Ed è per evitare (o rimandare) questi due passaggi, che il Cav piazza “bombe” politiche sotto la sedia di Enrico Letta.

SILVIO PARLA A ENRICO PERCHÉ GIORGIO CAPISCA – Eppure il vero obiettivo dell’offensiva berlusconiana non è il presidente del Consiglio, ma il capo dello Stato. L’unico con reali poteri di salvare Silvio dal suo destino, e il primo ad avere interesse affinché l’esecutivo prosegua la sua opera. Ma come dice il dissidente del Pd, Pippo Civati, “mediare non è governare”, e finora la squadra di Palazzo Chigi si è distinta soprattutto per le mediazioni sui casi Imu, Iva e Alfano (affaire Shalabayeva). Questo, però, importa molto poco al Cavaliere, che prosegue nella sua missione di logoramento di Letta, sicuro del fatto che questo sia l’unico modo di forzare la mano dell’inquilino del Colle.

LOTTA CONTRO IL TEMPO – Al Quirinale ogni messaggio del Capo del Pdl arriva infatti forte e chiaro. Tanto che – sostengono i soliti bene informati – gli esperti sono al lavoro da settimane per trovare una soluzione ai guai del Cav che non faccia perdere ulteriore credibilità al Paese agli occhi dell’Europa. Ma il tempo stringe maledettamente, e gli escamotage elaborati finora rischiano di essere sfacciatamente favorevoli a Silvio, quindi irricevibili da parte del Pd. Se solo Berlusconi avesse dato retta alla nota di Napolitano, chiedendo la grazia come suggerito – è il ragionamento che fanno i tecnici del Colle -, ora tutta questa storia sarebbe stata già metabolizzata dalle forze politiche, e digerita anche da quella parte di opinione pubblica storicamente ostile al leader della destra.

LETTA-ALFANO, IL VERTICE DEL NULLA DI FATTO – Nemmeno l’incontro tra Letta e Alfano, fortemente voluto dal vice premier, è servito a sbloccare l’impasse. Perché il Pd non può accettare, dopo vent’anni di lotte asprissime per difendere la magistratura e lo stato di diritto, di votare di fatto contro una condanna confermata in tre gradi di giudizio. Peraltro contraria a colui il quale ha dato vita alla battaglia, Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio lo ha ribadito per tre ore al suo ministro dell’Interno, che alla fine ha dovuto allargare le braccia, sconsolato, constatando che il margine di trattativa con gli alleati-avversari è troppo risicato per portarlo avanti, e affidarsi solo ad eventuali “franchi tiratori” democratici è una tattica rischiosissima.

IL VOTO DEI SOCIALISTI NON E’ SCONTATO – Sul tema del voto il segretario del Psi, intervistato da Corriere della Sera e Messaggero esprime così il suo dubbio: ”L’articolo 66 della Costituzione dice che sui parlamentari deve decidere la Camera di appartenenza. Non si può festeggiare la Costituzione più bella del mondo e poi non tenerne conto”. Nencini sottolinea quindi che il voto dei socialisti non è scontato.

Dario Borriello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento