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Opinioni e commenti
 

“Kennedy deve morire” di Claudio Accogli racconta le “convergenze parallele” sulla morte di Jfk
Pubblicato il 21-08-2013


Kennedy-deve-morire“Kennedy deve morire” di Claudio Accogli ricalca una tesi già conosciuta dall’opinione pubblica, soprattutto dopo il capolavoro cinematografico del regista Oliver Stone, che inquadra l’uccisione del presidente John F. Kennedy nell’ambito di un complotto ordito Cia, con la complicità della mafia italo-americana e degli esuli cubani anti-Castristi. La tesi che Accogli riprende e arricchisce documenti della Cia, dell’Fbi e dei servizi segreti italiani viene ipotizzata nel lontano 1967 dal giudice Jim Garrison, protagonista della celebre pellicola “Jfk”. Ma Accogli si spinge oltre, riuscendo a scoprire che i proiettili usati a Dallas per uccidere Kennedy nel 1963 erano stati prodotti da una ditta Usa nel 1954 «per conto della Cia» e che i documenti del Sifar sull’arma del delitto, un fucile italiano, «furono fabbricati da Gladio». Accogli, giornalista dell’Ansa e già autore del libro “Kennedy e il centrosinistra” mette in luce il coinvolgimento di Gladio che definisce «una struttura estranea alla Nato, ma al servizio della Cia», citando a supporto di questa tesi i documenti della stessa Cia, dell’Fbi e dei servizi segreti italiani, pubblicati nel libro.

I PROIETTILI CHE UCCISERO KENNEDY – I proiettili, «probabilmente inviati in Italia nel 1954» secondo un esperto dell’Fbi, furono reimportati e venduti in Usa nel 1961 dalla stessa ditta che aveva messo sul mercato la pistola che Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di Kennedy, impugnava al momento dell’arresto a Dallas. Il testo, che rivela per la prima volta il reclutamento da parte della Cia di cittadini italiani nell’ambito dei piani dell’Agenzia di Langley per uccidere Fidel Castro, ha «un continuo riferimento a documenti inoppugnabili, testimonianze credibili», scrive nella prefazione Ferdinando Imposimato, giudice istruttore nel caso Moro e altri importanti processi. “Kennedy deve morire” offre poi «una ricostruzione rigorosa, documentata e convincente della separazione netta di Gladio dalla Nato», aggiunge Imposimato.

JUSUS ANGLETON – Il testo, già al vertice della classifica ebook di Amazon, sezione storia, sostanzia con numerosi dettagli inediti le ragioni per le quali è improponibile la tesi che Oswald abbia agito da solo, e che Kennedy, che proprio 70 anni fa, il 2 agosto del 1943, meritò la medaglia al valor militare per aver salvato il proprio equipaggio attaccato da una nave da guerra giapponese, fu vittima di un complotto che ha coinvolto anche i piani alti della Cia. In particolare James Jesus Angleton, dominus incontrastato del controspionaggio Usa per quasi trenta anni fino al 1974, quando fu costretto a dimettersi.

IL BOSS ITALIANO – Le «armi di Oswald» erano collegate ad aziende protagoniste nel «mercato grigio della Cia», rivela l’autore che nel 2007 realizzò per l’Ansa, in collaborazione con l’esercito italiano, i test sul fucile utilizzato dall’assassino di Jfk, dimostrando che non poté agire da solo. Lo stesso Oswald era letteralmente circondato da agenti della Cia, dell’Fbi e mafiosi, compreso lo zio Charles Murret che l’ex Marine, che aveva disertato in Urss e poi era rimpatriato in Usa un anno prima dell’assassinio di Jfk, considerava «come un padre». Murret, come altri protagonisti del delitto Kennedy, era legato al padrino di New Orleans Carlos Marcello, figlio di emigrati siciliani a Tunisi e poi divenuto americano. Marcello, il cui vero nome era Calogero Minacori, rivendicò a più riprese di essere stato parte del complotto per assassinare Kennedy.

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