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Opinioni e commenti
 

L’intervista – Carbone (Pd): “Nel partito alcuni hanno sostituito l’antiberlusconismo con l’antirenzismo, ma perderanno”. E sulle primarie: “Non c’è bisogno di nuove regole”
Pubblicato il 12-08-2013


sede Pd

In un Transatlantico ormai vuoto e alle spalle dell’aula in cui solo pochi minuti prima il dibattito tra parlamentari era acceso e ben lontano dai toni pacati da “ultimo giorno di scuola” prima della pausa estiva, un deputato renziano non le mandava a dire su quello che dovrebbe essere secondo lui il futuro del suo partito, iniziando dalle primarie per la scelta del segretario. E’ Ernesto Carbone, neo eletto nelle file del Pd, tra le persone che il sindaco di Firenze ha voluto più vicino nella campagna per le primarie dello scorso anno e con cui ancora si confronta quotidianamente così come avveniva ai tempi dell’impegno politico durante l’università. Oggi invece siamo all’indomani della direzione del Partito Democratico, dove un primo spiraglio sembra essersi aperto – seppur forse incidentalmente – sulla data di quelle che dovranno essere le primarie che sceglieranno il nuovo segretario il prossimo 24 novembre. Per i renziani è sicuramente una prima vittoria visti i diversi rinvii che si sono succeduti nelle ultime settimane, prima sulla scelta della data delle primarie, poi su quella dell’Assemblea che le precederà e che dovrà definire le regole con cui andare a votare il futuro segretario. Ed è qui che Carbone, per quanto nei toni tipici di chi è cresciuto nella politica democristiana, punta subito i piedi e all’Avanti! dichiara: “Noi non proporremo nessuna regola, esistono già. Non capisco quale sia il motivo di farne delle altre visto che nessuno ci ha ancora spiegato perché cambiarle”. Insomma poche parole e neanche troppo sibilline, come quando rivela che dentro al Pd c’è chi “è passato dall’antiberlusconismo all’antirenzismo”. Ed è solo l’inizio di una lunga intervista in cui sembra venir fuori, prima di tutto, quella che potrebbe essere la nuova linea del Pd nel caso in cui Renzi vincesse le primarie di novembre.

Che atmosfera si è respirata ieri in direzione? Pare che l’aria dentro la sala fosse difficilmente respirabile.

Preciso che io non ero presente, ma mi hanno raccontato che sicuramente non era delle migliori. Siamo rimasti molto male quando sull’ordine del giorno non abbiamo trovato nessun punto che facesse riferimento al congresso.

Sembra sia stato fatto un “pasticciaccio” sulla data del 24 novembre. Conferma?

Esatto. Un pasticciaccio a cui purtroppo in questi ultimi mesi siamo abituati vista la gestione del partito. Ma bisogna cercare di tornare alla normalità delle cose: se il presidente pro-tempore dell’Assemblea dichiara che la data del congresso è il 24 novembre a noi va bene. Che poi ci siano state altre dichiarazioni in cui si dice che la data è ancora da scegliere, per me queste parole valgono quanto le favole.

Da qui il gelo prima e il disgelo poi da parte vostra?

Più che di gelo parlerei di delusione, di malessere, non solo dei renziani ma di tanti deputati che vogliono il congresso e che hanno detto che non voteranno Matteo. Di certo non si può convocare la direzione per l’8 agosto e non parlare di congresso.

Quali regole proporrete nell’Assemblea del 21 settembre per le primarie?

Non proporremo assolutamente nulla: le regole esistono già, così come una scadenza naturale del mandato. Nessuno ci ha mai spiegato quale sia il motivo per cui cambiare queste regole, quindi per noi fanno fede quelle con cui è stato eletto Bersani. Non si è mai visto un campionato di calcio in cui ogni anno si cambiano le regole…

Secondo lei è vero che c’è una parte del Pd che si sta attrezzando per trovare un anti-Renzi? Si è parlato del capogruppo alla Camera del Pd, Roberto Speranza, uomo di fiducia dello stesso Bersani.

E’ giusto che ognuno presenti la sua candidatura, non per questo c’è bisogno di rinviare il congresso. Ci sono già altri candidati, come Pittella, Cuperlo e Civati, e non mi sembra che nessuno di noi abbia detto nulla.

Quali sono state – se ci sono state – le manovre per indebolire Renzi?

Purtroppo alcuni del Pd hanno sostituito l’antiberlusconismo con l’antirenzismo. Quello che mi consola è che tutti questi con Berlusconi hanno sempre perso, e sono convinto che perderanno anche con noi se continueranno così.

Che stabilità ha questo esecutivo fatto di alleanze strategiche che sembrano essere sempre più flebili?

Nella storia della Repubblica non c’è mai stato un governo con questi numeri, tra Camera e Senato, ed è proprio per questo che deve portare a casa qualcosa. Di certo, ad oggi, si poteva fare molto di più.

Per esempio?

Per esempio si poteva affrontare subito la faccenda dell’Imu e dell’Iva, agendo meglio sui costi dello Stato.

L’Imu è la questione del momento. Qual è la vostra posizione?

E’ una tassa che va eliminata, e lo si può fare senza sacrifici, soprattutto senza chiederne ancora agli italiani. Per l’Imu servono circa 2 miliardi di euro, è possibile che rispetto a 800 miliardi di spesa pubblica non si riescano a trovare?

Quanto il semestre di presidenza europeo allunga la vita del governo Letta e allontana dalla presidenza del Consiglio Renzi?

Noi siamo abituati a ragionare con scadenze certe: per ora non pensiamo a Matteo premier, ma al congresso del Partito democratico. Quando sarà il tempo decideremo cosa fare. D’altronde solo due giorni fa Renzi dopo un lungo silenzio ha espresso la massima lealtà al governo Letta, un esecutivo che se realmente vuole durare – a prescindere da tutto – deve “fare”.

C’è chi, come Goffredo Bettini, intervistato ieri da “Repubblica”, ha preso le difese di Renzi parlando di “manovre per indebolirlo da parte dello stesso Pd”. Seppur non si dica un renziano, sembra comunque preferirlo quanto meno ad altri candidati.

Noi da sempre siamo per aprire e non per chiudere, quindi se una persona come Bettini si esprime così non posso, nei fatti, che condividere la sua posizione espressa. Renzi è una risorsa in primis per il centrosinistra, ma soprattutto lo è per il Paese. Bettini è uno dei più lungimiranti del Pd e questo lo ha già capito da tempo.

Passiamo ad altro. Cosa ne pensa di Marina Berlusconi come leader del Pdl?

Personalmente sono stato sempre contrario alle dinastie, figuriamoci in politica. Certo è che ognuno può fare le sue scelte. Comunque, al di là di tutto, Marina Berlusconi ha dimostrato, nel tempo, di essere una bravissima manager. Detto ciò, rimango contrario alle dinastie.

Secondo Grillo, foste voi deputati renziani a far inciampare Prodi nella sua corsa al Quirinale?

Grillo parla dopo aver visto i sondaggi sulla candidatura di Renzi. Sulla scelta del Presidente della Repubblica abbiamo fatto una battaglia molto leale: quando ci fu la candidatura di Marini siamo stati i primi a dire di ‘no’, così come invece eravamo favorevoli a quella di Prodi. Possiamo avere tanti difetti ma sicuramente non di non essere leali, limpidi e trasparenti. Personalmente non so chi sia stato a buttarlo giù, ma sono convinto che fu sbagliata proprio la gestione della sua candidatura.

Sa dirmi qual è il confine tra giovane talento e promessa mancata? Soprattutto, crede che Renzi possa rimanere incastrato in una prospettiva del genere se non si andrà a votare con una certa rapidità?

La prima Leopolda – quando Renzi parlò per la prima volta di rottamazione – fu fatta nel 2010; è da allora che sento dire che si brucerà, che sparirà, che sarà una promessa mancata. Quest’anno faremo la quarta Leopolda: ci sarà pur un motivo se siamo ancora qui.

Come guarda al modello nord europeo della social democrazia?

Sono sicuramente favorevole a politiche sociali forti, ma non credo che quel modello sia applicabile in Italia. Nel nostro Paese, in passato, abbiamo inventato importanti strumenti sociali, il problema è che poi non li abbiamo più innovati. Andavano bene allora, ma di certo non oggi. Io porto sempre l’esempio di mio padre, che il giorno stesso della laurea ricevette quattro offerte di lavoro. Oggi un laureato non le vedrà mai in tutta la sua vita lavorativa.

Sa dirmi perché in Italia i giovani vengono visti più che come una risorsa per il futuro una sorta di problema sociale a cui dare una soluzione?

Fino a 20/30 anni fa eravamo uno dei Paesi con la classe dirigente più giovane al mondo. Poi questa stessa classe è diventata adulta e non ha avuto a sua volta il coraggio di fare un passo indietro, e il prezzo di tutto questo lo pagano i giovani. Quando Matteo parla di ‘rottamazione’ non ne fa un discorso anagrafico, ma è ben diverso: quello che lui vuole dire è che se hai occupato una poltrona per vent’anni devi lasciar spazio ad altri.

Se le dico la parola “futuro”, cosa le viene in mente?

Penso a mia figlia, perché il futuro è suo. Sono convinto che la mia generazione abbia pagato un prezzo altissimo per gli errori del passato e sogno che lo stesso non debba accadere a lei. Il mio presente sarà quindi dedicato a costruire il suo futuro, perché se non lo costruissi oggi avrei fallito. Sarò forse banale, ma chi fa politica deve vedere e provare ad immaginare quello che succederà tra 30 anni, nel bene e nel male. E’ questo il punto.

Giampiero Marrazzo

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

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Commenti all'articolo
  1. Al di la del fatto che si possa condividere o meno la posizione poliica di Renzi, una cosa bisogna riconoscere ai renziani; la loro coerenza nel chiamare le cose con il proprio nome. Favorevoli all’abolizione dell’IMU sulla prima casa non contrari come Fassina e altri, perchè l’ha proposta Berlusconi, ma perchè è giusto che così sia.

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