martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

PD: LE REGOLE DELLE PRIMARIE LE SCEGLIERA’ L’ASSEMBLEA DI SETTEMBRE
Pubblicato il 09-08-2013


Bettini-Pd

La Direzione nazionale del Pd si è chiusa con un pericoloso nulla di fatto. Anche se in pochi avevano scommesso sulla possibilità che la riunione sbloccasse l’impasse sulla data del Congresso, in molti coltivavano la (timida) speranza che almeno si evitasse di finire impallinati dalla critica per una situazione diventata ormai paradossale. Se non addirittura ridicola. Così non è stato e sui vertici del Nazareno si è abbattuto un altro temporale di inchiostro, che complica maledettamente gli equilibri nella strana maggioranza, dove Berlusconi continua a “far legna” sfruttando l’onda della condanna in Cassazione, mentre i suoi falchi sferrano attacchi feroci al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, l’elemento più importante della squadra di Enrico Letta, quello che dovrebbe garantire al premier la sopravvivenza con i tanto attesi provvedimenti anti crisi.

Con i democratici indeboliti dalla lotta intestina per evitare l’ascesa di Renzi al timone del partito, l’avamposto in difesa di via XX Settembre sembra più un muro di cartone che la trincea invalicabile promessa dal presidente del Consiglio all’ex direttore generale della Banca d’Italia per convincerlo ad accettare l’avventura governativa. E Letta sa bene che con i suoi in queste condizioni, la costanza di un martello pneumatico come Renato Brunetta, unita all’imperturbabilità di una vecchia volpe come Renato Schifani, ci metteranno poco a mangiarsi il suo responsabile dell’Economia e il vice Stefano Fassina. Lo dimostrano le polemiche orchestrate ad arte sulla recente relazione dei tecnici del ministero sull’inopportunità di cancellare di colpo l’Imu. Saccomanni è stato fatto letteralmente a fettine dal Pdl, senza che il Pd muovesse un dito, perché troppo impegnato a smentire che non esistono polemiche per il tira e molla sulla data del Congresso o che qualcuno stia studiando regole ad hoc per sbarrare la strada al sindaco di Firenze, l’elemento che tutti i sondaggi indicano come unico in grado di competere e battere il Cavaliere se si dovesse andare alle elezioni anticipate.

Nonostante la confusione regni sovrana, va comunque sottolineato che al Nazareno una piccola certezza c’è: le regole delle Primarie saranno approvate durante l’Assemblea nazionale di fine settembre. Per il resto, infatti, tra i democrat è buio pesto. Anche nei rapporti personali. La freddezza del saluti tra Renzi e Letta, notata da alcuni dirigenti che hanno preso parte alla riunione di giovedì sera, non è un segnale incoraggiante. La stretta di mano tra i due non è mancata, ma anche questa volta è stato il premier a doverla cercare.

Segno che il sindaco – come suggerisce uno dei parlamentari che gli è vicino – non ha gradito alcuni comportamenti del suo vecchio amico Enrico, schieratosi ormai con la componente antirenziana del partito, “anche se solo per non farsi indebolire dalla popolarità di Matteo, non per le altre ragioni che animano i suoi avversari interni” specifica un lettiano di lungo corso. Renzi però è arrivato al limite della sopportazione e non intende più giustificare certi comportamenti ostili nei suoi confronti o fare da paraurti agli errori dei suoi compagni di partito, mentre gli avversari guadagnano consensi. È rimasto in silenzio per tre settimane per non creare alibi al governo, ma adesso parlerà e chiederà con maggiore forza una decisione ai vertici del Pd, sapendo di poter contare sia sul supporto della base che della maggioranza degli amministratori locali. La sfida è lanciata, e stavolta non ci saranno larghe intese o equilibri di governo in grado di fermarlo.

Dario Borriello

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