sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quando gli antichi ci insegnano la green economy. Dalla Repubblica di Platone alla Eco-Republic
Pubblicato il 26-08-2013


ECO REPMelissa Lane rispolvera l’immaginazione degli antichi per far volare la cosiddetta “scienza triste”, l’economia nella direzione della sostenibilità. La politologa e classicista in cattedra alla Princeton University parte dal fondatore dell’Accademia, e lo supera allargando la potenza d’urto dei suoi dialoghi dall’élite degli aristocratici della cultura alla società di massa. In «Eco-Republic – What the Ancients Can Teach Us about Ethics, Virtue, and Sustainable Living» (Princeton University Press, 2012), l’autrice riflette sui concetti di inerzia, immaginazione e iniziativa, per la sfida a scatto immediato del cambiamento climatico.

L’INERZIA COME BLOCCO MENTALE – L’inerzia come blocco mentale, pigrizia – ad esempio – degli imprenditori edili che ignorano le tecniche di costruzione a impatto zero perché «non credono sia possibile». Immaginazione come idealità imprenditoriale, coraggio metafisico (nel vero senso del termine: oltre la fisica, oltre quello che c’è) contro i tecnicismi dei modelli di rischio che per anni hanno escluso dai propri calcoli le urgenze dell’economia reale. Iniziativa come slancio nella realizzazione, riannodando le file tra i risparmiatori, i cittadini e un sistema che sta esaurendo le pile. Con la crisi delle risorse, dal petrolio all’acqua, che incalza e chiederà spiegazioni più tempestive di quelle della British Academy.

DALLA REPUBBLICA DI PLATONE A QUELLA VERDE – La “Repubblica verde” raccontata dalla Lane è la Repubblica del dialogo di Platone, con il filtro di più di 2000 mila anni di cambiamenti. E un realismo di base che azzera i rischi di “castelli in aria”, alla peggior maniera della filosofia politica che istituisce modelli senza considerare i fatti. Sono i provvedimenti normativi a dover fare il primo passo: briglie alla finanza sregolata (la Tobin tax?), tasse sul carbonio per limitare e quantificare le emissioni, sgravi sulle tecnologie go-green. Ma l’immaginazione psico-sociale resta il migliore e il primo dei complementi. Come nel caso dell’emergenza rifiuti a Nuova Delhi, quella che l’Economist ha ribattezzato la «pestilenza dei sacchetti di plastica»: un’epidemia di «plastic bag» che intasano le fognature e avvelenano il bestiame. Basterebbe una rivoluzione minima per invertire la rotta. Ma l’inerzia mentale è così rigida che solo i salassi delle multe hanno sortito un – parziale – miglioramento: tra il pagare una multa e cambiare le proprie abitudini, in tanti preferiscono salvaguardare le proprie abitudini. La sostenibilità, dice la Lane, sta a metà tra scienza ed etica: non insegue il “bene” universale, ma impronta il comportamento in base a quello che è bene nelle necessità reali. Costruendo castelli reali, e impatto zero, sulla scia di Platone.

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