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Opinioni e commenti
 

Sentenza Mediaset: «Berlusconi non poteva non sapere, organizzò “macchina” per illeciti»
Pubblicato il 30-08-2013


Berlusconi interdettoLa linea di difesa che lo vorrebbe presentare come vittima di una colossale truffa e’, senza ombra di dubbio, inverosimile. Berlusconi non poteva non sapere. Di più: il Cavaliere e’ stato «ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo». Così si legge nella sentenza della Cassazione sul processo Mediaset che ha confermato la condanna per frode fiscale a 4 anni, tre dei quali “indultati”. Insomma, non c’e’ alcun margine di dubbio: dopo tre gradi di processo, una vicenda giudiziaria durata anni e prove inconfutabili, nessuno può mettere in discussione il fatto che Silvio Berlusconi e’ (almeno) colpevole di aver organizzato una macchina illegale con l’intento di sottrarre ingenti cifre al fisco italiano, cioè ai cittadini, attraverso un sistema organizzato dal Cavaliere che «ha permesso di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere, conti correnti intestati ad altre società che erano a loro volta intestate a fiduciarie di Berlusconi». Altro che restituzione delle tasse. L’ex primo ministro ha rubato, per anni, molti soldi allo Stato, truffando le istituzioni. Ora il problema rimane, naturalmente, politico.

“DEMOCRAZIA” – La reazione del Cavaliere e’ stata, naturalmente, in linea con quanto siamo stati abituati a vedere negli ultimi venti anni. Emotivitità, drammatizzazione, negazione della politica intesa come capacità logica di ideare modelli sostenibili di amministrazione della cosa pubblica. Berlusconi riscopre, come al solito, il colorito linguaggio del corpo cercando di sedurre le “anime”  non avendo proprio appigli per parlare alle menti. Cerca di impietosire, impaurire, far identificare: «se eliminassero il capo del più grande partito politico italiano e questo venisse fatto sulla base di una sentenza allucinante e fondata sul nulla ci ritroveremmo in presenza di una ferita profonda e inaccettabile per la democrazia», dice ai microfoni delle sue Tv private. A pensar male suonerebbe come una minaccia che arriva subito dopo “l’accordo” che le forze della maggioranza avevano raggiunto sulla faccenda dell’Imu. Insomma, “attenti che posso staccare la spina”.

PRETORIANI – Se sia vero o meno che il capo ha ancora tutto questo seguito tra i suoi rimane tutto da vedere. Certo dalle prime reazioni sembra che il Pdl sia di nuovo compatto dietro “papà Silvio”. Ci va giù duro il segretario della commissione Giustizia della Camera Luigi D’Alessandro, che, tanto per parlare di democrazia, afferma che «verdetti come questo, motivazioni come questa, non solo si criticano ma non si possono rispettare». Una vera e propria istigazione contro le istituzioni. Meno esplicito Fabrizio Cicchitto che si limita a parlare di motivazione «stupefacente» alludendo ad un presunto vizio di forma compiuto dalla Cassazione che non si sarebbe pronunciata sulla «legittimità, ma sul merito». Daniela Santanché, richiamando l’immagine della ferita lanciata dal capo, ammonisce che «la giunta per le elezioni non si deve trasformare nella mutilazione definitiva della democrazia».

TENUTAI segnali che arrivano dal premier vanno, però, in tutt’altra direzione. Secondo Letta, le ripercussioni delle vicende giudiziarie del Cavaliere e la sua eventuale decadenza non incideranno sulla vita del governo. Dal Pd arriva una levata di scudi nei confronti delle motivazioni della sentenza per bocca del segretario Guglielmo Epifani che afferma: «non è fondata sul nulla, ma parla di un reato particolarmente pesante e particolarmente grave se fatto da un esponente politico». Epifani ha anche aggiunto di confermare «quello che ho detto, per noi la giustizia deve essere uguale per tutti, le sentenze si rispettano e si applicano. La giunta si riunirà e deciderà, la legge Severino non mi sembra in nulla e per nulla incostituzionale».

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